Archivi categoria: Agorà

Conferenza di Economia Politica

Una tragedia greca, ma inutile

Mario Seminario, su Il Fatto Quotidiano, pubblica un ottimo pezzo a proposito dei rischi e della probabile inutilità delle ripetute manovre restrittive sul bilancio pubblico greco.

I rischi della politica monetaria

“Se la svalutazione della moneta rendesse i paesi competitivi, lo Zimbabwe sarebbe il paese più ricco sulla Terra”. Semplice ed efficace, John Cochrane commenta con preoccupazione le tendenze populiste sulla crisi finanziaria europea.

Krugman contro tutti!

Rigore e incoerenza

Alberto Alesina, sull’Espresso, esprime scetticismo nei confronti della possibilità di una disciplina fiscale europea. Leggi l’articolo completo qui.

Michele Boldrin e Giorgio Brunello sull’art. 18

Il sito Oilproject è un interessante progetto di formazione open source nel quale si possono trovare anche molti contenuti interessante per gli studenti di economia. Cliccando su questo link potrete seguire un dibattito tra Michele Boldrin (University of Washington at St. Louis) e Giorgio Brunello (Università di Padova). Il tema è quello della riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che da molte settimane sta occupando le cronache, ma è anche l’occasione per discutere, più in generale, della situazione del mercato del lavoro in Italia alla luce della teoria economica. Buona visione!

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L’acqua ai privati, sì o no? Monopolio naturale e regolamentazione.

Potrebbe essere interessante, oltre che per riflettere su un tema di attualità anche per applicare gli strumenti appresi di microeconomia, leggere il seguente articolo di Luigi Zingales sull’Espresso:

Se l’acqua va ai privati
di Luigi Zingales
Dove l’amministrazione è inefficiente e corrotta il monopolio pubblico risulta il male minore

privatizzazione dell’acqua (o più propriamente delle concessioni per i servizi idrici) è uno di quei temi che suscita reazioni viscerali. A destra viene vista come una battaglia contro le inefficienze statali per garantire migliore qualità e prezzi minori. A sinistra come una svendita del bene più prezioso per consegnarlo “agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le banche”. Come spesso accade la verità sta nel mezzo.

Per continuare la lettura cliccare qui.

Citazione del giorno

Once man is declared the measure of all things, there is no longer a true, or a good, or a just, but only opinions of equal validity whose clash can be settled only by political or military force; and each force in turn enthrones in its hour of triumph a true, a good, and a just which will endure just as long as itself.

Bertrand de Jouvenel, On Power

A proposito del disastro educativo

Nel sentire comune l’incomunicabilità tra la cultura umanistica e quella scientifica è considerata come un dato di fatto indiscutibile. Talora anche gli studenti di giurisprudenza stentano a percepire il valore del metodo scientifico e tendono a nutrire un’istintiva repulsione per tutto ciò che è matematico e analitico. L’idea scorretta che la comprensione della matematica sia un dono di natura viene nutrita e rafforzata da una formazione della scuola superiore che ha smarrito il senso stesso della scienza perché la riduce a un insieme di concetti slegati e puramente strumentali alla risoluzione di questioni pratiche. A questo proposito, riportiamo un brano tratto da un recente volume del Prof. Giorgio Israel, che ci auguriamo possa stimolare il dibattito e la riflessione tra gli studenti e i docenti. I vostri interventi e suggerimenti anche su questi argomenti sono sempre i benvenuti.

Chi sono i nemici della scienza? Riflessioni su un disastro educativo e culturale e documenti di malascienza

[…] Da un lato, non si è affatto attenuato il tradizionale disprezzo per le scienze, e la matematica in particolare, diffuso in molti ambienti delle facoltà umanistiche e che si esprime nelle solite tiritere snobistiche: «Di matematica non ho mai capito nulla», «solo a vedere un numero o una formula mi sento male», e via dicendo. L’aspetto tragicomico della faccenda è che questo accade mentre di scienza si parla sempre più (e sempre peggio) dappertutto. Dall’altro lato, gli studenti delle facoltà scientifiche ricambiano in forme che non si erano mai viste: scrivendo come semianalfabeti, brutalizzando sintassi e grammatica e quasi se ne vantano. Persone che spendono senza esitare per scarpe griffate non sono disponibili a spendere una somma di denaro insufficiente a pagarsi una pizza e una birra per acquistare un libro in cui siano esposti in modo ordinato e organico i contenuti di un corso, ed è fuori dal loro orizzonte l’ambizione di costruirsi una piccola o grande biblioteca personale. Chiedono soltanto dispense, non importa quanto sommarie e sgangherate, purché gratuite e contenenti esattamente le nozioni necessarie a superare un esame, e non una riga di più. Naturalmente questo non è colpa delle persone, che sono intelligenti e potenzialmente capaci come prima, bensì di un sistema dell’istruzione universitaria sempre più ridotto a somministrare nozioni e a fare esami (valutare), ovvero ridotto a una macchina cieca e rozza che con la cultura non ha nulla a che fare e che educa anzi all’incultura. La radice di questo imbarbarimento sta nella riduzione del sistema dell’istruzione a un apparato il cui esclusivo compito è dispensare «competenze» e «certificarle», in nome del «passaggio della cultura delle discipline alla cultura delle competenze», secondo l’orrido lessico pedagoghese.

da Giorgio Israel, Chi sono i nemici della scienza, Lindau, Torino, 2008, p. 39.

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Mezzogiorno, Nord e secessione

Sul sito NoiseFromAmerika, l’economista Salvatore Modica discute costi e benefici di un’ipotetica separazione del Nord Italia dal Sud.

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