Prof. Pasquale Commendatore

INFORMAZIONI SUL CORSO DI ECONOMIA POLITICA

(II CATTEDRA – I° SEMESTRE)

PROGRAMMA PER L’ANNO ACCADEMICO 2013-2014:

A) Microeconomia: I soggetti e i mercati – le curve di domanda e di offerta ed il concetto di equilibrio di mercato, elasticità. Scelte di consumo. I costi di produzione e la scelta del metodo di produzione più conveniente. Le forme di mercato: concorrenza perfetta, monopolio e oligopolio.

B) Macroeconomia: Determinazione del reddito nazionale. Funzionamento del mercato dei beni e del mercato finanziario. Il modello IS/LM. Il mercato del lavoro. Il modello AS-AD. La curva di Phillips. Economia Aperta. La crescita economica.

TESTI CONSIGLIATI

A) Per lo studio della microeconomia,

Sloman J. Garratt D., Microeconomia. Il Mulino, 2010. [i seguenti paragrafi non sono obbligatori, capitolo 3 paragrafo 5, cap. 6 tutto non obbl.].

B) Per lo studio della macroeconomia:

Blanchard O., Scoprire la macroeconomia. I. Quello che non si può non sapere, Il Mulino, edizione del 2011 Capitoli da I a IX e da XI a XIII.

PROVE INTERMEDIE

Per l’anno accademico 2013-2014 è prevista una prova intercorso sulla microeconomia esclusivamente per i frequentanti.

Risultati prova intercorso anno accademico 2013-2014

LUCIDI DELLE LEZIONI

I lucidi delle lezioni verranno postati perdiodicamente dal docente a questo sito

MODALITA’ DELL’ESAME FINALE

unica modalità: Prova scritta e colloquio orale

Per lo scritto non è prevista calendarizzazione; l’orale si terrà solitamente nello stesso giorno dello scritto.

RICEVIMENTO  (Dipartimento di Economia, Via Mezzocannone 16, 3° piano):

Prof. Pasquale Commendatore: Mercoledì 10:30-12:00 (tranne che durante il periodo del corso di EP ottobre-dicembre in cui l’orario previsto è Mercoledì 9:30-10:30)

Dott. Francesco Purificato: Lunedì 11:30-13:30

CALENDARIO DEGLI ESAMI 

 

 

 

340 thoughts on “Prof. Pasquale Commendatore

  1. Esposito89 ha detto:

    Salve professore, sono una studentessa del secondo anno di giurisprudenza e seguo il vostro corso. mi chiedevo se poteva darmi delle spiegazioni riguardo la combinazione ottima degli input; del perche si risparmia nel punto (E); e del perchè in corrispondenza di ogni altro punto dello stesso isoquanto la quantità prodotta è uguale ma il costo è maggiore. Scusatemi per la mia ignoranza. Aspetto presto una vostra risposta.La saluto cordialmente

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,

      posso chiederLe di ripetere questa domanda Lunedì a lezione? Nel frattempo assegnerò una nota di merito a chi, fra i suoi colleghi, riuscirà a postare sul blog la migliore risposta.

      cordialmente,

      PC

    • elisa ha detto:

      Ci provo nel punto E si cerca di minimizzare il costo totale si va a minimizzarlo nel punto di tangenza tra la curva di isoquanto ( curva che rappresneta il luogo in cui si trovano tuttel le possibili combinazioni di lavoro e capitale che mi danno sempre lo stesso livello di outpu q* ) e una retta di isocosto.
      Sappiamo che per avere un costo inferiore devo scegliere l’isocosto piu’ vicino all’origine.Vado a minimizzare i costi nel pudi tangenza tra l’isoquanto e l’isocosto piu’ vigino all’origine.
      In quel punto le due funzioni sono tangenti hanno la stessa pendenza.
      In ogni altro punto dell’isoquanto invece la quantità prodotta è sempre la stessa ( perchè ogni isoquanto mi dà lo stesso livello di output) ma il costo e’ maggiore perchè quella curva di isoquanto interseca in un punto l’isocosto piu’ lontano.
      Questo e’ quello che ho capito io

      • elisa ha detto:

        aggiungo che nel grafico oltre al punto di tangenza possiamo individuare altri due punti in cui l’isoquanto interseca isocosti piu’ lontani dall’orgine isocosti le cui combinazioni di lavoro e capitale danno un livello di costo maggiore( percio’ su ogni altro punto il costo è maggiore).

  2. Costa89 ha detto:

    Gentile Professore, avendo quasi ultimato lo studio della microeconomia, mi sono resa conto che il miglior modo per approcciarmi ad essa è studiare soprattutto i grafici dai quali ricavo facilmente le nozioni teoriche. Non ho riscontrato la stessa cosa con la macroeconomia, che mi sembra molto più teorica e meno pratica. A tal proposito volevo chiederLe se per la macroeconomia è necessario dimostrare tutti gli argomenti con un grafico, ad esempio l’equazione di equilibrio nel mercato dei beni. In tal caso mi troverei, purtroppo, in grande difficoltà..
    La ringrazio per l’attenzione.
    Cordiali saluti.

  3. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,

    I modelli macroeconomici fondamentali previsti dal programma sono il modello IS-LM, quello AD-AS ed il modello di crescita equilibrata. Rispetto allo Sloman, forse il Blanchard fa maggior uso di equazioni, però l’impostazione è simile.

    I grafici, così come le equazioni sono strumenti di analisi riassuntivi di fenomeni complessi. Il metodo di studio più indicato per la macro (e, in ultima analisi anche per la micro) è cercare prima di avere un’intuizione del fenomeno e poi cercare di individuare gli strumenti migliori forniti dalla teoria per spiegare quel fenomeno (es. determinazione del livello del reddito e dell’occupazione, andamento dell’inflazione, accumulazione del capitale e crescita del reddito nazionale). Questi fenomeni rispetto a quelli descritti dalla microeconomia possono apparire più lontani da noi, tuttavia le ricadute sulla vita quotidiana dei singoli individui sono molto pregnanti. L’interpretazione dei grafici è per questo motivo un pò più difficile ma la loro utilità rimane immutata. Ricordate che ogni singola curva ha un significato economico (definisce una relazione tra grandezze), si sposta nello spazio (al mutare di grandezze fino ad allora considerate fisse) ed insieme ad altre curve permette di identificare stati di equilibrio di varia periodicità (stati del sistema in cui le decisioni degli agenti sono coordinate).

    Anche su questa domanda la discussione sul blog è aperta agli altri studenti.

    Cordialmente,

    PC

  4. donato daquino ha detto:

    Si sceglie il punto di tangenza E perche’ a differenza del punto A esso rappresenta il punto di MINIMIZZAZIONE DEI COSTI. Inoltre, poiche’ il saggio tecnico di sostituzione e’ uguale al rapporto tra le produttivita’ marginali dei due fattori, avremo che PMGL/PMGK= w/r.
    Quindi il rapporto tra produttivita’ marginale del lavoro e salario deve essere uguale al rapporto tra produttivita’ marginale del capitale e tasso di interesse…In altre parole… la combinazione ottima degli imput e’ data dall’uguaglianza delle PRODUTTIVITA’ MARGINALI PONDERATE.

    Donato D’Aquiuno

  5. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,

    Bel tentativo. Però, forse, si può fare meglio. Qualcun altro vuole tentare?

    PC

  6. Paola Alberta Esposito ha detto:

    Si, tento anch’io! la mia collega richiedeva una spiegazione riguardo “la combinazione ottima degli input; del perche si risparmia nel punto (E); e del perchè in corrispondenza di ogni altro punto dello stesso isoquanto la quantità prodotta è uguale ma il costo è maggiore” . Secondo me importante, più che le conclusioni, è il punto di partenza. Seguendo il ragionamento del libro di testo(Sloman) si fissa l’output prodotto che nella fig. 4.7 è rappresentato dall’isoquanto. Ora supponiamo di tracciare infinite rette di isocosto nel medesimo grafico. Essendo a conoscenza che quanto maggiore è il costo sostenuto dall’impresa tanto più la retta di isocosto sarà lontana dall’origine, scegliamo quella che, per l’appunto, sia più vicina all’origine degli assi ossia “la più bassa” possibile. Una qualsiasi retta secante non corrisponderebbe al costo minimo perchè più lontana dall’origine. Vediamo, dunque, che la retta tangenta è l’unica ad essere la più bassa e, allo stesso tempo, ad incontrare l’isoquanto in una condizione di tangenza. Perchè proprio il punto E? Perchè non vi è un altro punto dell’isoquanto che appartiene ad una retta di isocosto più vicina all’origine degli assi. Questo è ciò che ho compreso, spero mi sia avvicinata alla soluzione o di aver chiarito e, contemporaneamente, essermi chiarita le idee.

  7. pcommendatore ha detto:

    Rispetto alla precedente, che andava comunque bene, questa risposta và più al punto. Brava! Per entrambi, continuate così!

    PC

  8. Daniela ha detto:

    Salve gentile professore,
    avrei bisogno di una spiegazione riguardo il moltiplicatore monetario, data la particolarità dell’argomento. Siccome non mi è possibile al momento recarmi in dipartimento faccio appello a questo forum (anche agli altri miei colleghi)
    grazie in anticipo!
    Daniela.

  9. studentessa991 ha detto:

    Ci provo…
    Innanzitutto per comprendere la funzione del moltiplicatore monetario, bisogna fare una premessa, ovvero se ne parla a proposito dell’equilibrio nei mercati finanziari tra domanda e offerta aggregata di moneta. Per derivare tale condizione di equilibrio basta partire dalla precedente condizione di equilibrio tra domanda di moneta emessa dalla banca centrale e offerta di moneta emessa dalla banca centrale. Dopo di che per derivare la nuova condizione non bisogna far altro che dividere entrambi i lati della tua originaria condizione di equilibrio per quel termine in parentesi quadra e avrai: a destra la domanda aggregata di moneta e a sinistra offerta aggregata di moneta.
    Veniamo al moltiplicatore:
    L’offerta aggregata di moneta dipende dalla quantità di moneta emessa dalla banca centrale che viene moltiplicata per il suo MOLTIPLICATORE, cioè aumenti della moneta fanno aumentare proporzionalmente l’offerta aggregata, infatti poichè l’offerta aggregata dipende dalla quantità di moneta, questa viene definita come base monetaria o moneta ad alto potenziale.

    Spero sia stata chiara 😄

  10. pcommendatore ha detto:

    Chiara ma non esaustiva, credo che la domanda riguardasse il funzionamento del moltiplicatore.

    Cordialmente,

    PC

  11. vitto86 ha detto:

    Egregio professore,
    avendo inteso il significato numerico del moltiplicatore,
    per esprimerlo a parole si può dire che il moltiplicatore “svolge la funzione di moltiplicare gli effetti di una variazione della componente autonoma della domanda” ?
    La ringrazio anticipatamente,
    VC

    • pcommendatore ha detto:

      Così così… Il moltiplcatore del reddito misura l’aumento del reddito dovuto ad un incremento unitario di spesa autonoma, A. Quest’aumento è tipicamente maggiore di uno (un multiplo dell’incremento di A) da qui il nome moltiplicatore. Inoltre la domanda riguardava il moltiplicatore monetario e non quello del reddito che rimane quindi inevasa… Rimango in attesa di un vostro nuovo tentativo.

      PC

  12. Lorenzo ha detto:

    Buonasera professore,
    leggo che c’è ancora qualche difficoltà riguardo il moltiplicatore, questo ovviamente anche da parte mia.
    Non c’è nessuno che può chiarirci le idee?
    Mi sembra che il collega Vitto potrebbe darci una mano!
    Grazie!
    LM

  13. elisa ha detto:

    Salve prof,
    ho trovato un po’ di difficoltà sull’oligopolio in particolare non mi è chiaa la collusione tacita e il grafico concernente la learder che fissa il prezzo.
    Le altre imprese fullowers seguiranno lo stesso prezzo della leadr .
    Ma nn mi è chiaro come la leader fissi il prezzo.
    Faccio appello agli altri miei colleghi .
    La ringrazio per la disponibnilità e la saluto cordialmente,.

  14. pcommendatore ha detto:

    La curva di domanda della (L)eader deve essere disegnata in modo che in corrispondenza di ogni prezzo la sua domanda sia pari alla metà di quella di mercato (dato l’esempio sul testo di una quota di mercato costante del 50%). Dalla domanda della L si passa al suo ricavo marginale e conoscendo il costo marginale si ottiene la quantità che massimizza il profitto (quando RM della L = CM della L)- Se questa quantità è qL* l’impresa fisserà il prezzo corrispondente sulla sua curva di domanda pL*. Tutte le altre imprese adotteranno quel prezzo vendendo tutte insieme qm*/2 = qL*.

    Cordialmente,
    PC

  15. elisa ha detto:

    Grazie professore per la Sua gentilezza,
    le followers seguiranno lo stesso prezzo della leader a loro non resta altro che la differenza tra la domanda del mercato e quella della leader( qt- ql), converrebbe non produrre di piu’ per evitare le ritorsioni della leader. La ringrazio veramente tanto.

  16. Antonella ha detto:

    Egregio Professore Commendatore,
    innanzitutto grazie per la disponibilità che ci dimostra ogni volta.
    Sul grafico dell’equilibrio e massimizzazione del profitto in monopolio perchè lo Sloman dice che variando la quantità offerta è in grado di influenzare il prezzo?
    La monopolista massimizza il profitto in corrispondenza di un livello di output qm dove RMG=CMG.
    L’extraprofitto ( rettangolo ombreggiato) è tanto maggiore quanto meno elastica e’ la curva di domanda della monopolista e quanto piu’ ripida e’ la curva di ricavo marginale
    Qui e’ tutto chiaro ma cosa vorrebbe dire lo Sloman che variando la qs e’ in grado di influenzare il prezzo?Il resto mi e’ chiaro ma quel punto no.

    La ringrazio e Le auguro buon lavoro.

    Cordilmente.

    • pcommendatore ha detto:

      Il monopolista deve necessariamente muoversi lungo la curva di domanda (determinata dalle scelte dei consumatori), potrà quindi scegliere o la quantità o il prezzo che vuole (se è razionale sceglierà p o q per massimizzare il suo profitto). Per cui se sceglie una certo prezzo, diciamo p1, potrà vendere la corrispondente quantità sulla curva di domanda, q1, se ne sceglie un altro, diciamo p2, potrà vendere la corrispondente quantità, q2. E così via. Lo stesso ragionamento si applica se sceglie quanto produrre, dovendo accettare il corripondente prezzo.

      NB in concorrenza perfetta questa scelta non è possibile, dovendo il produttore accettare il prezzo di equilibrio di mercato. Può però scegliere quanto produrre (se è razionale scegliera in modo da massimizzare il suo profito). La quantità da lui (o da lei) prodotta non avrà influenza sul prezzo di equilibrio.

      Cordialmente,

      PC

      • Antonella ha detto:

        Grazie per la risposta,
        infatti vi è distinzione dalla concorrenza perfetta
        In concorrenza perfetta l’impresa vendere obbligatoriamente al prezzo di mercato pe e a quel prezzo puo’ scegliere di vendere quanto vuole ma non sarà mai in grado col suo output di influenzare il prezzo di mercato pe. La domanda e’ infatti orizzontale a differenza del monopolista
        L’output che sceglierà sarà qe e a quel livello massimizza il profitto in quanto solo a quel livello il RMG= CMG.
        Grazie mille.

  17. raf.C ha detto:

    ….Salve ,volevo gentilmente chiedere se qualcuno mi può chiarire le idee ,a causa delle varie equazioni , sul paragrafo 2.2 di microeconomia i vincoli economici. Grazie

  18. Katya ha detto:

    Salve,
    sul vincolo di bilancio?

  19. raf.C ha detto:

    si sul vincolo di bilancio, sms …sono in difficoltà con le equazioni del 2 capitolo

    • Katya ha detto:

      L’equazione sul vincolo di bilancio : S= x1p1+ x2p2 inferiore o = m.
      Dati i prezzi dei due beni( p1 e p2) es farina latte e dato il reddito monetario del consumatore(m) l’equazione ci dice quali coppie di quantità dei due beni posso acquistare sotto condizione che la sepsa S non ecceda il reddito monetario del consumatore(m)
      La retta di bilancio rappresenta il vincolo di bilancio come uguaglianza S=x1p1+ x2p2 = m.
      Va a dividere in piano in 3 sottospazi i punti sulla retta sono i pianiri (le coppie di quantità dei due beni )che il consumatore puo’ acquistare spendendo tutto il reddito S=m .
      I punti sotto la retta sono panieir per comprare i quali non spende tutto il reddito: Sm.
      L’intercette sugli assi rappresentano le quantità massime acquistabili dei due beni.
      Intercetta x1= m/p1 -p2/p1 x2
      dove x2=0.
      Esempio m= 10 euro x1 latte p1= 2euro al litro.
      Qual’e’ la quantità massima acquistabile di x1?
      x1= 10euro/2euro= 5 litri di latte.
      Quindi il consumatore spende interamente il proprio reddito per comprare solo latte.
      Lo stesso dicasi per l’intercetta di x2.
      Quindi intercetta x1 spende tutto solo per il bene 1 intercetta x2 spende tutto solo per comprare il bene x2.
      Invece sulla retta spnde tutto il reddito un po’ per il bene 1 e un po’ per il bene 2.
      Scusami se sono stata un po’ elementare nella spiegazione spero di esserti stata d’aiuto per la comprensione.

  20. raf.C ha detto:

    gentile professore ,volevo avere una delucidazione riguardo il calcolo dell’elasticità di domanda…seguendo i lucidi o notato che partendo dalla formula dell’elasticita’ devo preliminarmente calcolarmi la variazione di Q e poi quella di p ,dopo di che applico la formula dell’elasticità …giusto?
    grazie

    cordiali saluti

  21. pcommendatore ha detto:

    Il calcolo dell’elasticità della domanda di un bene (per esempio rispetto al suo prezzo) è semplice: se si conosce la variazione della quantità (da q(0) a q(1)) a seguito di una variazione del prezzo (da p(0) a p(1)) si divide q(1) – q(0) per q(0) e si moltiplica il risultato per cento ottenendo la variazione della quantità in percentale poi si divide p(1) – p(0) per p(0) e si moltiplica il risultato per cento ottenendo la variazione del prezzo in percentale. Infine si divide il primo risultato per il secondo e lo si prende in valore assoluto. NB per accelerare i tempi visto che poi le due percentuali vengono divise non è necessario moltiplicare per cento.

    Es. p(0) = 56, p(1) = 54; q(0) = 20000; q(1) = 21000

    Provate a calcolare l’elasticità e postate il risultato sul blog.

  22. raf.C ha detto:

    …allora ho calcolato prima delta Q / Q e mi è venuto come risultato 0,05 ossia 5 % e poi ho calcolato delta P / P e mi è venuto come risultato – 0,03 ossia – 3%. Ho poi diviso 5% / – 3% e l’elasticità finale è stata -1,67% ossia 1,67%. Graficamente potremmo anche dire che la curva è elastica essendo maggiore di uno.

    spero di non aver sbagliato prof.

  23. pcommendatore ha detto:

    Ci sono degli errori; anzi diciamo imperfezioni.
    PC

  24. pcommendatore ha detto:

    il risultato è – 1,4, prendendo il valore assoluto 1,4.

    Cioè la riduzione di un punto percentuale del prezzo del bene comporta un aumento di 1,4 punti percentuali della sua domanda.

    Dati i valori scelti La domanda è elastica (cioè dato l’intervallo scelto). Attezione però, conosciamo troppo poco per poter fare delle inferenze sulle prorietà generali della curva di domanda.

    PC

  25. Katya ha detto:

    Egregio Prof.
    in merito alla domanda moltiplicatore monetario crede una risposta del genere sia esaustiva e chiara?
    Quando parliamo del moltiplicatore monetario è possibile pensare all’aumento finale dell’offerta di moneta, come al risultato di una serie di acquisti di titoli, di cui il primo lo fa la BC gli altri le altre banche coinvolte.
    Assumiamo che non c’è circolante ma solo depositi quindi c=0 allora il moltiplicatore monetario è pari ad 1/0( l’incremento iniziale di un euro di base monetaria porta ad un aumento dell’offerta di moneta pari a 1/0).
    Assumendo che 0=0,1 il moltiplicatore è dato da 1/0,1=10
    Es. della Bc che acquista titoli dal venditore 1 per un importo di euro 100( + 100 euro di moneta) .Il venditore 1 deposita 100 euro in c/c presso la banca a( +100 euro di depositi) La banca ne trattiene lo 0,1 a titolo di riserva= 10 euro il restante 90 euro li utilizza per comprare titoli dal venditore 2 … fino ad arrivare poi al venditore 3.
    Devo vedere qual’è l’incremento di offerta di moneta in seguito all’aumento inizale di base monetaria quindi:
    100( 1+0,9+0,92+0,93)
    Il termine in parentesi è la serie geometrica che è pari ad 1/(1-0,9)=10
    dove 10 è 1/0( moltipkicatore monetario)
    100×10=1000euro.
    Quindi un incremento iniziale di base monetaria conduce ad un incremento di offerta di 1000 euro cioe’ 10 volte in piu’ l’incremento di base monetaria.
    Prof. Lei ritiene che rispondendo in questo modo vada bene?Oppure devo far riferimento anche al paragrafo precedente ?
    La ringrazio Prof. e La saluto cordialmente.

    • pcommendatore ha detto:

      E’ sufficiente anche se andrebbe integrato con la derivazione del moltiplicatore dalla condizione domanda = offerta di moneta.

      Nella sua risposta ci sono anche delle imprecisioni dovute, credo , al programma di scrittura , deve essere posto c (propensione a detenere circolante di famiglie e imprese) pari a zero e theta (coefficiente di riserva delle banche) pari a un decimo (0,1).

      I termini intermedi della sommatoria invece sono sbagliati perché il 90% di 100 è 90 (quindi 100 x 0,9) ma il 90% di 90 è 81 (quindi 100 x 0,81) e il 90% di 81 è 72,9 (quindi 100 x 0,729) e così via.

      Infine, la descrizione di come l’offerta di moneta viene generata dal sistema bancario è molto semplificata nel Blanchard (basti solo pensare al fatto che a fronte dei depositi le banche possono concedere prestiti ai privati piuttosto che acquistare titoli), che le componenti dell’offerta di moneta e quindi gli aggregati monetari non si riducono a (base monetaria + depositi) ma possono essere di più a seconda del grado di liquidità.

      Fino a qualche tempo fa c’era un bel corso di Economia Monetaria tenuto in facoltà che trattava proprio questi argomenti.

      Cordialmente

      PC

      E

      • Katya ha detto:

        Egregio Prof,
        La ringrazio anticipatamente.
        Mi sono resa conto delle imprecisioni od omissioni nella spiegazione precedente ma non volevo dilungarmi troppo sul Blog.
        Credo che poi che per dare una risposta completa vada preso in considerazione anche il paragrafo precedente relativamente all’offerta aggregata domanda aggregata e moltiplicatore della moneta.
        Nel senso che possiamo pensare all’equilibrio anche in termini di offerta aggregata e domanda aggregata di moneta, per arrivare a tale condizione di equilibrio occorre considerare la condizione di equilibrio tra offerta di moneta emessa dalla Bc e domanda di moneta emessa dalla banca centrale .
        Quindi dall’equazione di equilibrio tra offerta di moneta emessa dalla bc e domanda di moneta emessa dalla BC:
        H=c+0( 1-c) EYL(i) e dividendo ambo i lati per c+0(1-c)
        Si ha che la condizione di equilibrio tra offerta aggregata e domanda aggregata di moneta sarà data da 1/c+0(1-c) H= EYL(i)
        Quindi l’offerta aggregata di moneta è= alla domanda di moneta emessa dalla BC moltiplicata per il moltiplicatore della Moneta pari a 1/c+0(1-c).
        Inoltre H è la quantità di moneta emessa dalla BC è definita moneta ad alto potenziale o base monetaria (alto potenziale perchè aumenti di H comportano incrementi piu’ che proporzionali dell’offerta di moneta) base monetaria perchè in ultima analisi l’offerta aggregata dipende dalla quantità di moneta emessa dalla BC.
        La ringrazio in anticipo Prof. e Le auguro buon lavoro.

  26. Francesca ha detto:

    Egregio Professore, chiedo scusa per il disturbo.Sto studiando il capitolo 5 di macroeconomia e la curva Is.Per derivare la curva Is abbiamo due grafici.Nel primo un aumento del tasso di interesse porta ad una riduzione della domanda di beni e quindi la produzione di equilibrio si riduce.Quindi la curva ZZ si sposta in basso in ZZ’.Tutto ciò è dovuto quindi ad una riduzione degli Investimenti?
    Inoltre, sulla politica fiscale ( Stretta o contrazione fiscale) la IS si sposta a sinistra e la lm rimande invariata.
    La LM non si sposta solo perchè le imposte non influenzano i mercati finanziari e quindi non compaiono nella equazione della LM?
    La IS si sposta a sinistra solo perchè un aumento delle imposte genera una riduzione dei consumi quindi reddito disponibile…… etc?Chiedo scusa per le domande ma questi due punti sembrano non essermi chiari.La ringrazio per la disponibilità.Cordiali saluti.

    • pcommendatore ha detto:

      1) Sì, gli aumenti del tasso di interesse riducono gli investimenti (poichè è aumentato il costo – inclusivo del costo opportunità – del prendere a prestito) e quindi la domanda aggregata (generano spostamenti verso il basso della ZZ e spostamenti verso destra lungo la IS) . Lo stesso ragionamento si applica mutatis mutandis alle riduzioni di i.
      2) La politica fiscale restrittiva (aumento di t o riduzione di G) riduce la spesa per consumi dei privati (riducendo il reddito disponibile dei privati aumentando t) o la spesa per consumi o per investimenti del settore pubblico (riducendo G). La ZZ si sposta di conseguenza verso il basso e questo vale per tutti i valori del tasso di interesse – per cui si sposta trasla la IS più vicino all’origine. Quindi poichè G e t entrano come argomenti nella ZZ, esse entrano come argomenti anche nella IS. Se G e t cambiano (considerando a piacere una politica restrittiva o espansiva) cambia anche la posizione nello spazio della IS. La domanda (e l’offerta di moneta) non dipendono da G o da t. L’offerta di moneta non aumenta o si riduce (cioè si assume cha l’autorità monetaria sia indipendente da quella fiscale – non accomoda automaticamente espansioni o contrazioni fiscali stampando o sottraendo moneta) mentre la domanda di moneta dipende dal reddito al lordo della tassazione e dal tasso di interesse; non dipende quindi né da G nè da t, almeno direttamente. G e t influenzano la domanda di moneta solo indirettamente tramite Y, modificando la posizione dell’equilibrio lungo la LM.

      PC

  27. Francesca ha detto:

    Grazie Prof. per la risposta e per la disponibilità.
    Quindi aumentando il tassso di interesse gli investimenti si riducono riducendosi gli investimenti anche la domanda di beni si riduce perchè sappiamo che gli investimenti sono una componente della domanda.
    Diminuendo la domanda di beni la Curva ZZ si abbassa in ZZ’ e anche la produzione di equilibrio si riduce.
    Invece per la politica fiscale se lo stato ad es. nell’intento di ridurre il disavanzo di bilancio aumenta le imposte il reddito disponibile si riduce e quindi anche i consumi si riducono.
    Se i consumi si riducono di conseguenza anche la domanda di beni si riduce e quindi anche la produzione e il reddito.(Is si sposta a sinistra ma la Lm rimane invariata)
    Inoltre se il reddito si riduce anche la domanda di moneta si riduce e anche il tasso di interesse deve ridursi per riportare l’equilibrio.
    Quindi riassumendo Prof. la LM non si sposta perchè le imposte non influenzano direttamente il mercato finanziario ma solo indirettamente giusto?
    Grazie Prof.

  28. Vincenzo ha detto:

    Egregio Prof. Commendatore, le chiedo scusa per il disturbo.Oggi ho iniziato a studiare la curva di offerta aggregata As .
    Questa curva è crescente prechè dato il livello atteso dei prezzi, un aumento della produzione fa aumentare il livello effettivo dei prezzi.Questa curva passa per il punto A in corrispondenza del quale P=Pe e Y=Yn .
    Purtroppo non mi è chiaro quale sia la differenza tra livello atteso e livello effettivo dei prezzi e per quale motivo quell’aumento di produzione alla fine conduca all’aumento del livello effettivo dei prezzi.
    Chiedo scusa ma questi due passaggi mi sembrano poco chiari.
    Grazie in anticipo per la risposta.

  29. Vincenzo ha detto:

    Secondo me all’aumento della produzione segue l’aumento del livello effettivo dei prezzi perchè aumentando la produzione anche l’occupazione aumenta ,Lincremento dell’occupazione porta ad una riduzione del tasso di disoccupazione che a sua volta spinge all’aumento deii salari W.
    L’aumento dei salari porta le imprese ad aumentare i prezzi.
    Credo che questa sia ad intuizione la risposta ma ovviamente non ne sono sicuro.

    • pcommendatore ha detto:

      In breve (poi approfondite sul testo): un aumento della produzione Y richiede (data la funzione di poduzione) un aumento dell’occupazione (aumenta l’input lavoro); si riduce la disoccupazione e quindi il tasso di disoccupazione. Il potere contrattuale dei lavoratori aumenta e quindi saranno in grado di ottenere salari più alti. Le imprese concederanno gli aumenti ma per mantenere il loro margine di profitto alzeranno i prezzi se tutte le imprese si comportano così salirà anche l’indice dei prezzi P.

      Il prezzo atteso è quello che gli agenti prevedono per una certa data futura (ed è sulla base dei prezzi attesi che i lavoratori e le imprese sigleranno i contratti di lavoro). Il prezzo effettivo è quello effettivamente realizzato. I due non necessariamente coincidono perchè le previsioni possono essere errate. previsioni sui prezzi errate hanno due tipi di conseguenze 1) le grandezze reali assumono valori imprevisti – esempio se i prezzi attesi sono inferiori a quelli realizzati il salario nominale ha un potere d’acquisto inferiore quello atteso al momento di stilare l’accordo – 2) le aspettative vengono riformulate.

      E’ sulla base delle nuove aspettative sui prezzi che le parti contraenti (lavoratori e imprenditori) decideranno i termini dei nuovi contratti (alla scadenza dei vecchi).

      PC

  30. Paoletta ha detto:

    Buongiorno Prof.re. Volevo chiederle se è giusto dire che: con la concezione dei monetaristi, con f2 tendente a 0, la politica fiscale è inefficace mentre la politica monetaria è efficace; al contrario per il Keynesiani, con f2 tendente all’infinito, la politica fiscale è altamente efficace. Ovviamente spiegando il perchè di queste affermazioni. La ringrazio per la sua disponibilità.

  31. pcommendatore ha detto:

    Innanzitutto bisogna dire cos’è f2 (la sensibilità della domanda di moneta alle variazioni del tasso di interesse)

    Poi direi che va bene il resto: f2 –> 0 politica monetaria estremamente efficace / politica fiscale poco efficace

    Per f2 –> infinito vale l’opposto politica monetaria inefficace; politica fiscale estremamente efficace

    PC

  32. Anna ha detto:

    Gentile professore, volevo un chiarimento su un dubbio che mi è sorto oggi durante la ripetizione di microeconomia.

    La condizione di ottimo del consumatore viene raggiunta, graficamente, nel punto di tangenza tra retta di bilancio e curva di indifferenza. Se volessi scriverlo con un’equazione è giusto scriverlo come SMS= -p2/p1 ?

  33. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,

    direi di sì anche se mancano alcune informazioni riguardo al Saggio Marginale di Sostituzione definito o come rapporto incrementale ((Delta x1)/Delta x2) o come rapporto incrementale “puntuale” cioè portando la variazione di x2 vicinissima a 0 (Delta x 2 –> 0) ovvero calcolando la derivata che indicheremmo dx1/dx1 dove si scrive d al posto di Delta per indicare che pur considerando una variazione questa è di tipo puntuale e non riguarda più un intervallo.

    Detto in termini semplici con la pendenza / derivata misuriamo la disponibilità a scambiare un bene con un altro (il valore relativo che il consumatore assegna soggettivamente ad un bene rispetto all’altro) lungo la curva di indifferenza.

    Se le preferenze dell’individuo (cioè il modo in cui lui o lei ordina i beni sulla base dei gusti soggettivi) sono ‘regolari’ cioè obbediscono ai postulati della teoria del consumatore allora possiamo rappresentarle come delle curve convesse (iperboliche o quasi iperboliche) dette curve di indifferenza. L’insieme delle curve di indifferenza viene chiamata mappa delle curve di indifferenza; esse sono potenzialmente infinite se l’individuo in questione non ha limiti di “immaginazione”. In realtà lo sono per convenienza matematica (e grazie al fatto che i beni che consideriamo sono perfettamente divisibili e ‘semplici’)

    A questo punto è possibile, tracciando una retta di bilancio, trovare una curva di indifferenza (appartenente alla mappa delle curve di indifferenza) che sia tangente alla retta di bilancio; qui la curvatura è essenziale perché se non fosse sufficiente (cioè se nessuno dei suoi punti è inclinato almeno quanto la retta di bilancio) non si avrebbero soluzioni interne (combinazioni positive di entrambi i beni) ma cosidette soluzioni d’angolo (quantità positive di consumo solo per un bene). Discussione a parte riguarda i beni perfetti complementi qua si hanno quantità consumate dei due beni solo in proporzioni costanti. Poichè le ‘curve’ di indifferenza qui posseggono un punto angoloso non ha senso parlare di tangenza (qui abbiamo un tipo si soluzione ad angolo particolare in cui entrambi i beni possono essere consumati in quantità positiva).

    Nel punto di tangenza la valutazione che l’individuo dà dei due beni in termini relativi (che a sua volta corrisponde alla valutazione al margine delle utilità sempre in termini relativi; cioè in termini dell’utilità marginale di un bene rispetto a quella dell’altro bene) è identica a quella che gli da il mercato data dalla ragione di scambio tra i due beni: il rapporto tra i prezzi.

    Che in equilibrio non possa essere che così è facilmente intuibile con un facile esempio: immaginiamo che uno dei due beni pane e che l’altro sia per comodità moneta (euro). Se io valuto un chilo di pane, in termini di moneta, un euro e sul mercato un chilo di pane vale 50 centesimi comprerò pane; continuerò a comprare pane finché l’ultimo chilo che acquisterò (se l’utilità marginale è decrescente) varrà 50 centesimi; viceversa cederò pane (venderò) se vale 2 euro. Continuerò a cederlo finchè la sua utilità marginale non sarà salita fino a 2 euro. Non c’è incentivo allo scambio quando l’utilità al margine è pari ad un euro e il prezzo sarà un euro (non venderò e non acquisterò pane: questo è un altro modi di indicare uno stato di equilibrio).

    In breve, tenendo conto della discussione appena fatta, l’equazione su cui concentrare l’attenzione che riassume tutto quello che bisogna sapere è:

    SMS = dx1/dx2 = -UM2/UM1 = – p2/p1

    Cordialmente,

    PC

  34. Fabiana ha detto:

    Gentile professore, vorrei avere un chiarimento sulla differenza tra conto corrente conto fiscale e onto finanziario. Per ciò che ho capito il conto corrente registra tutte le transazioni relative alle attività commerciali, il conto capitale le transazioni relative alle attività finanziarie e il conto finanziario registra i movimenti di capitale distinti in investimenti diretti, investimenti di portafoglio e derivati. Ma non riesco a capire bene soprattutto la differenza tra il conto finanziario e gli alti due.
    La ringrazio anticipatamente,
    Cordiali saluti

    • pcommendatore ha detto:

      Rispondo in maniera molto semplificata e non esaustiva:

      La bilancia dei pagamenti registra tutte le transazioni verso il resto del mondo dei residenti

      Consta di due parti separate da una linea (per questo si parla di transazioni sopra e sotto la linea)

      Conto Corrente (o delle partite correnti):

      Esportazioni (beni e servizi)
      Importazioni (beni e servizi)

      trasferimenti netti (qui ci stanno anche gli interessi e dividendi e altre rendite finanziarie percepite sulle attività estere detenute (sempre al netto di quelle percepite dai residenti esteri)
      ______________

      Conto Capitale: Acquisti e vendite di attività finanziarie e reali,

      NB è un documento contabile quindi a fronte di ogni entrata deve corrispondere un’uscita di pari ammontare (la bilancia commerciale è per definizione in equilibrio)

      Esempio semplicissimo: se un importatore italiano acquista dagli USA per 100 dollari e per poter pagare questi 100 dollari cede un obbligazione emessa dalla sua azienda. Metteremo le importazioni nelle partite correnti come passività (pagamento verso l’estero -100). E l’obbligazione venduta tra le attività nel conto capitale (pagamento dall’estero).

      Quindi in generale a fronte di un attivo (passivo) della parte corrente stà un passivo (attivo) del conto capitale.

      Ciò che è importante per i governi non è un particolare saldo di una parte o dell’altra ma la sostenibilità di una particolare situazione nel lungo termine.

      PC

      PS Siccome le transazioni (reali e finanziarie) sono moltissime e quindi il conteggio non è facile; ed alcune di esse possono rimanere occulte (si pensi al contrabbando, al trasferimento illegale di fondi all’estero e così via) si spiega la c.d. ‘discrepanza statistica’. Non commerciamo con gli extra-terrestri! … Forse…

  35. monica ha detto:

    gentile professore, mi scuso per il disturbo ma dovrei sostenere l’esame domani e vorrei avere un ultimo chiarimento sulla critica di keynes ai neoclassici, dato che l’ho cercata sul libro ma senza risultati, attendo una sua risposta, grazie.

  36. pcommendatore ha detto:

    La critica di Keynes ai neoclassici è di carattere generale e riguarda la relazione di causalità tra domanda e offerta (qui semplifico). Nell’interpretazione neoclassica secondo la c.d. legge di Say alla produzione segue il reddito e a questo segue la domanda… ‘l’offerta crea la sua domanda’. Questo vale per i beni ma anche per le attività finanziarie o il risparmio. L’offerta di risparmio da parte delle famiglie genera domanda di risparmio da parte delle imprese. Il meccanismo che equlibria domanda ed offerta di risparmio fa perno sul tasso di interesse. Poichè le imprese domandano prestiti per poter effettuare investimenti (acquisto di beni capitali) l’equilibrio tra investimento e risparmio viene raggiunto con variazioni dell’interesse.

    L’approccio Keynesiano è (per semplificare ancora) l’opposto. E’ la domanda che genera l’offerta. Le imprese aggiustano la produzione a seconda della domanda. E in una prospettiva più lungo termine: le imprese aggiustano la loro capacità produttiva (e quindi investono) per far fronte alla domanda attesa. Pur tenendo conto dell’interesse, se il rendimento atteso dell’investimento è maggiore dei pagamenti (certi) dell’interesse sui fondi presi a prestito (per effettuare quell’ investimento), allora l’investimento sarà fatto; altrimenti si asterranno (potrebbero anche ridurre la capacità produttiva e addirittura dismettere la loro attività).

    Gli autori del modello IS-LM hanno proposto inteso una sintesi dei due approcci (anche se per alcuni autori sarebbe un travisamento del pensiero di Keynes che ne ridurrebbe la portata ‘rivoluzionaria’ rappresentandolo come un semplice caso particolare). La visione Keynesiana si sostanzierebbe in una IS che non dipende dal tasso di interesse (poichè gli investimenti non dipendono da i) – quindi perpendicolare – ed in una domanda di moneta infinitamente elastica – LM piatta. La forma di quest’ultima si spiegherebbe con il fenomeno della trappola della liquidità (come caso estremo) ed in generale con una elevata sostituibilità tra moneta e attività finanziarie. Qui la posizione opposta è mantenuta dai Monetaristi (e dal caposcuola Milton Friedman), una sottoscuola della teoria neoclassica. Secondo i Monetaristi la moneta è un unicum e non è sostituibile facilmente con i titoli. La LM sarebbe quindi quasi verticale.

    L’efficacia delle politice fiscali e monetarie dipende – nel breve periodo – dalla pendenza di queste curve… per il lungo periodo la questione è un pò più complicata….

    PC

  37. Francesca ha detto:

    Egregio Prof,
    oggi facendo una ripetizione di micro mi sono resa conto che purtroppo non è chiaro il costo variabile il costo marginale e quello medio.
    Nn riesco a spiegarlo a parole mie purtroppo.
    Il costo variabile varia al vairare dell’output, quindi e una curva che passa per l’origine degli assi e ha un andamento influezato dalla legge della produttività decrescente non mi e’ chiaro il movimento di quella curva.
    Grazie in anticipo per la disponibilità

    • pcommendatore ha detto:

      L’andamento dei costi è una conseguenza delle assunzioni della teoria sulla produttività dei fattori. Principio della produttività marginale decrescente (dei singoli fattori) nel breve periodo e rendimenti di scala nel Lungo. Si assume che esista un’unica combinazione ottima dei fattori (per semplicità solo 2: L (lavoro) e K (capitale)) per ogni quantità di produzione. L’ottimalità è tale in senso tecnico-ingegneristico (non economico). Supponiamo di essere nel breve periodo e che l’imprenditore avendo previsto un livello di domanda pari a q*, abbia costruito un impianto corrispondente la cui dimensione ottimale sia (L*, K*) per cui il punto di minimo della curva del costo marginale è ovviamente a q*. K* – NB ho scelto di utilizzare l’asterisco per comodità di scrittura, se da altre parti trovate un asterisco accertatevi del suo significato – . Con K* dato qualunque valore di L minore o maggiore di L* comporta un costo maggiore. Per capire cosa succede immaginiamo di partire da q < q*. Un aumento di q verso q* che permette di avvicinarsi alla dimensione ottima dell'impianto rende il fattore lavoro più produttivo e quindi il suo costo per unità di produzione inferiore (per produrre una unità utilizzo meno lavoro e quindi il costo per unità di produzione si riduce). Il costo marginale scende (perchè la produttività sale). Il costo totale aumenta (perchè aumenta sempre se si vuole produrre di più) ma in misura meno che proporzionale rispetto all'aumento di quantità. Un aumento di q oltre q* ha l'effetto opposto, poichè ci stiamo allontanando da q* il costo marginale comincia a salire (la produttività marginale stà decrescendo) se voglio produrre una unità in più oltre q* dovrò utilizzare più fattore lavoro rispetto a q* e quindi (a parità di salario) dovrò sostenere un costo maggiore perchè dovrò pagare per una quantità di lavoro maggiore. Adesso il costo totale aumenta più che proporzionalmente la sua pendenza aumenta (diventa più ripido). Questa discussione spiega la forma ad u del costo marginale e l'andamento del costo totale variabile (aumenta a tassi decrescenti fino a q* – la curva è concava fino a q* – ed a tassi crescenti dopo q* diventando convessa (per questo assomiglia ad una esse rovesciata).

      Nel lungo periodo non sono vincolato da K* che posso variare a mio piacimento modificando la dimensione dell'impianto a seconda di quanto voglio produrre. In altri termini non sono vincolato dalla dimensione dell'impianto (se voglio produrre q* utilizzo K* (e L*) se voglio produrre q** utilizzo K** (e L**). Quindi i costi nel lungo periodo non sono mai più grandi che nel breve (tutt' al più uguali per esempio se ho un impianto di dimensione K* e produco q* (impiegando L*) costi di breve e di lungo concidono). I costi di Lungo Periodo (in particolare quelli medi) dipendonono dall'ipotesi di rendimenti di scala prima decrescenti poi crescenti. Grazie a questa ipotesi anche i costi di lungo assumono una forma da u.

      Cordialmente,
      PC

  38. raf.C ha detto:

    gentile professore volevo ho delle difficoltà a comprendere il perchè ,nella spiegazione del SMS, mi dice che Dx10 .

    cordiali saluti

  39. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,

    ho parlato del SMS qui:

    https://econpolgiur.wordpress.com/prof-pasquale-commendatore/#comment-716

    Cordialmente,
    PC

  40. Katya ha detto:

    Egregio Professore Commendatore, vorrei chiedere se è possibile alcuni chiarimenti su un grafico del modello as ad effetti dinamici dell’esapnsione monetaria sul tasso di interesse e sulla produzione.
    Allora io lo sto spiegando cosi’ ma sono certa di sbagliare:
    grafico b) Nel breve periodo l’espansione monetaria sposta la curva LM verso il basso in LM'( punto di equilibrio si sposta in A’) si riduce il tasso di interesse da i a i’ e aumenta la produzione da Yn a Y.
    Il libro Prof. pero’ ad un certo punto parla del fatto che ci sono effetti dietro allo spostamento della Lm in LM” ( anche se prima aveva fatto riferimento allo spostamento da Lm in LM’)
    E’ un errore del libro?
    A me pare che a livello di ragionamento l’espansione monetaria fa spostare la LM verso il basso in LM” nel breve periodo pero’ il livello del prezzi aumeta da P a P’ ( riportando la la curva Lm verso l’altro da LM” a LM’ e in parte compensa il primo effetto.
    Tuttavia in A’ la produzione eccede il suo livello naturale, quindi nel corso del tempo il livello dei prezzi continua ad aumentare riportando la curva LM verso l’alto nel suo punto di Partenza ossia da LM’ a LM
    L’economia si stabilizza nel punto A che poi alla fine corrisponde al punto A” dove la produzione e’ ritornata al suo livello natuale Yn e il tasso di interesse che poi e’ aumentato ritorna al suo livello di partenza ossia i.
    In parole povere l’espansione monetaria inizilmane sposta verso il basso la curva Lm poi nel corso del tempo il livello dei prezzi aumenta riportando la curva Lm al suo punto di partenza fino a quando la produzione ritorna al suo livello naturale.
    Non so Pofessore e’ probabile che abbbia sbagliato nella comprensione del grafico lei che ne dice?
    La ringrazio per la sua attenzione.

    • pcommendatore ha detto:

      Mi sembra che grossomodo vada bene. Può aggiungere qualche considerazione sulla neutralità della moneta nel medio periodo.
      cordialmente,
      PC

  41. roberta ha detto:

    Gentile professore..
    vorrei chiedere se è possibile avere qualche chiarimento sulla compensazione hicksiana, compensazione di Slutsky

  42. pcommendatore ha detto:

    Gentili Roberta e Sara,

    per un uso proficuo del blog sarebbe opportuno che voi proviate inizialmente già a dare una risposta (altrimenti il blog si ridurrebbe ad un surrogato del libro). Dopo un vostro tentativo (o di quello di vostri colleghi) interverrò io.
    cordialmente,

    PC

  43. viviana ha detto:

    Egregio professore
    vorrei porle il seguente quesito : mi è stata posta una domanda in sede d’esame sulla quale ho avuto,e ho ancora, qualche dubbio. La domanda riguardava la bilancia dei pagamenti e mi chiedeva in termini di formula come andava scritta; io ho risposto Bp=E-M ma mi è stato detto che questa era la bilancia commerciale, e non la formula della bilancia dei pagamenti…! dunque vorrei sapere qual è la formula esatta e cosa ho omesso.
    la ringrazio arrivederla.

  44. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    provi a ricontrollare il libro di testo per la verifica della definizione.
    cordialmente,
    PC

  45. pcommendatore ha detto:

    PS Nel capitolo previsto dal programma sull’economia economia aperta,”I mercati dei beni e i mercati finanziari in economia aperta” (dove il numero del capitolo dipende dall’edizione del testo troverà la definizione di Bilancia dei pagamenti e bilancia commerciale nella sezione 2.1. Come noterà dalla lettura di quella sezione, della tabella 13.3 e della sezione 1.1 dello stesso capitolo la bilancia commerciale è data dalla differenza tra esportazioni ed importazioni. La bilancia dei pagamenti comprende oltre ai redditi netti da investimento e le altre voci “sopra la linea” anche i movimenti di capitale cioè tutte le voci cosidette “sotto la linea”. Ne ho parlato anche in un post sopra.

  46. ale ha detto:

    Egregio professore nel studiare la parte speciale ovvero la teoria della crescita si parla spesso di convergenza specialmente nel capitolo 10 ma io non ho ben chiaro cosa si intende per convergenza. Ora provo a dare una risposta è quel punto in cui le variabili sono in equilibrio.Pur se la risposta fosse esatta non ho capito in relazione ai paesi che significato abbia tale concetto. Ad esempio nel libro dice che nei paesi Ocse c’è chiara evidenza a favore della convergenza.Perdoni l’ignoranza ma cosa significa?
    Grazie in anticipo per la disponibilità. Cordiali saluti

  47. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,

    per convergenza si intende un avvicinamento nel tempo nel livello del prodotto pro capite / reddito pro capite tra paesi. Faccia mente locale e pensi al reddito medio per abitante in Italia rispetto a quello degli Stati Uniti. Oggi i due sono molto più vicini di quanto lo fossero, per esempio, negli anni 50. Questo è accaduto per tutti i paesi europei e per il Giappone il cui reddito pro-capite si è avvicinato molto a quello degli stati uniti. Questo perchè, riprendendo il confronto Italia-USA, il tasso di crescita italiano è stato almento per un pò di anni dal dopo-guerra in poi più grande di quello statunitense. E’ un fenomeno che adesso riguarda la CINA il cui livello di Prodotto Interno Lordo è il secondo al mondo grazie agli elevati saggi di crescita negli ultimi anni. Il suo livello di reddito/prodotto pro capite è ancora molto basso rispetto a quello dei paesi avanzati (dato il numero notevole di abitanti) ma è più alto di qualche anno fa e più vicino a quello dei paesi avanzati. Quindi anche in questo caso si stà verificando un fenomeno di ‘convergenza’ (la Cina accelera, noi rallentiamo). Si tratta appunto di un fenomeno, cioè una regolarità empirica che gli studiosi si propongono di studiare. Diverso è l'”equilibrio” che è un concetto di natura teorica che viene utilizzato per indicare il caso in cui forze contrapposte (es. domanda ed offerta) si bilanciano, per cui ci troviamo in in assenza di movimento (si pensi alla scelta ottima che una volta raggiunta ha eliminato gli stimoli al cambiamento) o in presenza di un moto a velocità costante (crescita equilibrata). Il perchè della convergenza è una questione affrontata in parte dal testo e può ovviamente essere approfondita (come tutte le cose). Secondo il modello teorico proposto nel testo (il modello di Solow) la convergenza è dovuta al fatto che esistono rendimenti decrescenti nel capitale. Per cui se due paesi assolutamente uguali in tutto il resto hanno inizialmente livelli di produzione diversi (dovuti a livelli di capitale diversi) nel tempo si avvicineranno perchè chi ha meno capitale godrà di saggi di crescita più elevati e raggiungerà nel tempo chi ne ha di più e cresce ad un tasso di crescita inferiore. Una volta che il primo avrà raggiunto il secondo, i due possedendo lo stesso stock di capitale cresceranno allo stesso saggio. Nel lunghissimo termine entrambi cresceranno allo stesso saggio che è quello di equilibrio del sistema. Ma attenzione questo si verifica nel modello teorico costruito intorno al concetto di equilibrio (o di crescita equilibrata) nella realtà i processi di crescita sono un pò più complicati e la convergenza non è una conseguenza scontata. Del resto chi afferberebbe che l’Italia (pur non avendo ancora raggiunto il PIL pro capite degli USA) sia in procinto di convergere?
    Ricapitolando: gli studiosi notano il verificarsi di un fenomeno, quindi propongono un modello analitico per spiegarlo. Il modello è una semplificazione della realtà ed è un’astrazione (ci sono aspetti del modello che non necessariamente sono presenti nella realtà: si pensi alla crescita a tassi costanti) purtuttavia è utile per la comprensione e come guida all’intervento (politiche di sviluppo per esempio). I modelli sono costrutti logici umani e come tali imperfetti e fallibili. Nuovi modelli possono essere proposti che completano o sostituiscono i vecchi. Non solo, poichè esistono approcci alternativi all’economia esistono modi alternativi secondo cui possono essere costruiti i modelli. Nel caso specifico, l’incapacità del modello di Solow (e dei modelli di crescita “esogena”) di spiegare il fenomeno della convergenza ha portato alla nascita, negli anni ottanta, della cosìdetta Teoria della Crescita Endogena (o Nuova Teoria della Crescita). Si è trattato di un cambio di paradigma considerevole anche se non ‘rivoluzionario’.
    Cordialmente,
    PC

  48. maria ha detto:

    Egregio professore vorrei provare a dare una risposta al quesito posto sulla compensazione hicksiana e di slutsky in quanto anche io ho trovato difficoltà a riguardo. Allora l’effetto della variazione del prezzo di un bene sulla quantità domandata dello stesso bene può essere scomposto in effetto di reddito e in effetto di sostituzione.
    L’effetto di sostituzione ha sempre segno negativo in quanto al ridursi del prezzo di un bene il consumatore notando che è diventato più economico rispetto ad altri sostituiti decide di sostituirli con il bene divenuto più economico.La domanda aumenta.
    L’effetto di reddito dipende dalla natura del bene il cui prezzo varia. Se è un bene normale l’effetto è posito aumenta il reddito aumenta la domanda, se è un bene inferiore l’effetto è negativo aumenta il reddito si ridece la domanda.
    Per isolare l’effetto dovuto alla sola variazione di prezzo seguiamo due modi alternativi la compensazione hicksiana e la compensazione di slutsky.
    La prima opera un confrono a utilità costante. Si prende come riferimento il punto di tangenza E’ tra una retta di bilancio con l’inclinazione data dal nuovo rapporto tra i prezzi e la curva di indifferenza alla quale apparteneva il punto di ottimo prima della variazione E1. Dopo aver fatto variare il prezzo modifichiamo il reddito del consumatore in modo che quest’ultima variazione compensi la prima e quindi restando sulla stessa curva di indifferenza valutiamo il pieno effetto della varizione del prezzo a utilità costante. Passaggio da E1-E’ effetto di sostituzione , E’- E2 effetto di reddito.
    Nella compensazione di slutsky c’è un confronto a reddito costante. Facciamo ruotare il vincolo di bilancio attorno al punto di ottimo originario E1 e determiniamo il nuovo punto di ottimo applicando la condizione di tangenza E2. In questo modo la piena variazione di prezzo viene valutata a potere d’acquisto costante. Passaggio da E1-E’ effetto di sostituzione , E’- E2 effetto di reddito. Da precisare che E’ è una posizione mai raggiunta è funzionale solo alla scomposizione dei due effetti.
    Prof non so se la risposta che ho dato è corretta. Attendo una vostro commento. Cordiali saluti

    • pcommendatore ha detto:

      La spiegazione sulla compensazione di Hicks sembra corretta; quella su Slustky è piuttosto oscura. Ma capisco la difficoltà senza poter fare i grafici. Deve pensare che il potere d’acquisto costante si traduce con una compensazione che permette di acquistare ai nuovi prezzi il paniere preferito ai vecchi.

      Cordialmente,

      PC

  49. raf.C ha detto:

    gentile professore ,mi potrebbe gentilmente spiegare come si determinano i ricavi dell’impresa quando il prezzo è dato e quando è influenzato dal suo prodotto.

    la ringrazio

    cordiali saluti

    • pcommendatore ha detto:

      Le rispondo in breve, pui dovrà rinforzare con quanto scritto sul libro:

      Quando il prezzo è dato, il ricavo totale è sempre proporzionale alla quantità (viene rappresentato come una semiretta che parte dall’origine degli assi – dove la quantità sta sulle ascisse e il ricavo in euro sulle ordinate – con pendenza pari al prezzo).

      Quando il prezzo cambia con la quantità l’andamento del ricavo totale dipende dall’elasticità della domanda rispetto al prezzo; quando la domanda è elastica (elasticità maggiore di uno in valore assoluto), il ricavo aumenta; diminuisce quando la domanda è anaelastica (elasticità minore di uno) ; infine rimane costante quando l’elasticità è unitaria. Questo perchè con domanda elastica la quantità venduta/acquistata aumenta di più in percentuale di quanto si riducono i prezzi; mentre l’opposto accade quando la domanda è anaelastica. L’esempio del libro utilizza una curva di domanda lineare, lungo la quale l’elasticità varia da infinito a zero (sempre in valore assoluto) man mano che la quantità aumenta per cui il ricavo totale prima sale, poi è stazionario e quindi scende con un andamento a parabola.

      PC

  50. Orn. ha detto:

    Gentile professore,
    stamane ripetendo la sms mi è sorto un dubbio e volevo chiederle,in breve per capire se ciò che ho studiato è corretto o meno: la sms misura la variazione di x1/ x2 che corrisponde alla pendenza della retta d’indifferenza che è uguale a dx1/dx2?

    • pcommendatore ha detto:

      Il SMS è il rapporto tra la variazione del bene 1 (la cui quantità è misurata sulle ordinate) e la variazione del bene 2 (misurato sulle ascisse) quando queste variazioni corrispondono a spostamenti lungo la curva di indifferenza. Questo rapporto in analisi matematica prende il nome di rapporto incrementale quando la variazione (incremento, scegliendo per convenzione che la grandezza sulle ascisse – la quantità del bene 2 – sia aumentata) riguarda un intervallo (un segmento). Prende il nome di derivata se la variazione di x tende a zero (il segmento viene fatto tendere a un punto). Il rapporto incrementale corrisponde alla pendenza della secante (cioè della retta che passando per due panieri taglia la curva di indifferenza); la derivata alla pendenza della tangente. Il vantaggio dell’uso della derivata è che le relative regole di calcolo sono oramai codificate e appartengono (o dovrebbero appartenere) all’alfabetizzazione matematica; oltre ad essere uno strumento assai più preciso.

      In termini ecomomici, il saggio marginale di sostituzione indica la disponibilità del consumatore a scambiare i due beni (quanto si è disposti a cedere del bene 1 in cambio di una unità del bene 1; ovvero al valore relativo assegnato dal consumatore ad una unità del bene 2 in termini del bene 1). Si noti che il SMS decresce lungo la curva di indifferenza (verifichi disegnando tangenti in vari punti lungo la curva) per il principio dell’utilità marginale decrescente.

      Quando si calcola l’ottimo si confronta il valore relativo dei due beni assegnato dal consumatore con quello che prevale sul mercato (dato dal rapporto dai prezzi). Nel punto di ottimo i due coincidono.

  51. barbara ha detto:

    gentile Prof.,
    avrei bisogno di un chiarimento: a pag 49 il blanchard definisce il deflatore del pil nell’anno t come il rapporto tra pil nominale e pil reale nell’anno t.in simboli: Pt= Yt/Yt.
    ma il simbolo del pil nominale non è €Yt? perchè nell’equazione più sotto (€Yt=Pt Yt) porta il simbolo “giusto” e nella definizione del Pt no? forse perchè l’anno t in questo caso è l’anno 2000 in cui pil nominale e reale sono uguali?

    distinti saluti
    Barbara

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      Brava, Lei ha scoperto un errore di stampa. Sul testo manca il simbolo dell’euro al numeratore. Dovrebbe essere, Pt= €Yt/Yt.
      Cordialmente,

      PC

  52. barbara ha detto:

    Gentile Prof. ,
    non so se ho ben capito il sms nel caso di curve di indifferenza lineari. il libro afferma che la pendenza di una retta è costante in ogni suo punto e che costante è anche il rapporto deltax1/deltax2 qualunque sia l’ampiezza della variazione considerata e il punto di partenza.
    quindi, qualunque sia la riduzione nella sua dotazione di uno dei due beni, bisogna mettere a disposizione sempre la stessa quantità dell’altro bene mentre “la proporzione tra le due variazioni rimarrà invariata qualunque sia la loro dimensione”.
    ora, quello che non riesco a capire è: ciò che ho scritto significa che se il consumatore ha una dotazione iniziale di 7 unità del bene 1 e 3 del bene 2, nel caso in cui rinunciasse ad una sola unità del bene 1 o a 5 unità, avrebbe sempre a disposizione le 3 unità iniziali del bene 2? se fosse esatto quello che ho capito, come fa questo rapporto a restare invariato e il consumatore è compensato?
    inoltre, con il periodo fra virgolette mi sono persa…

    La ringrazio

  53. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,

    le curve di indifferenza lineari vengono utilizzate per rappresentare il caso di beni perfetti sostituti, cioè beni che soddisfano in maniera perfetta lo stesso bisogno. Pensi allo zucchero e ad un qualunque altro dolcificante, al burro e alla margarina, al tè e al caffè, all’aspirina e al paracetamolo e così via. Questi beni svolgono la stessa funzione con un’efficacia che però non è la stessa. Per esempio immaginiamo che per dolcificare un caffè ci vogliano più cucchiaini di zucchero e meno dolcificante, diciamo con un rapporto di 2 ad 1 (due cucchiaini di zucchero dolcificano allo stesso modo di una pillola di dolcificante). Per cui se voglio dolcificare un caffè avrò bisogno o di 2 cucchiaini di zucchero o di una pillola di dolcificante. In questo caso, l’utilità di un una pillola di dolcificante è il doppio di quella di un cucchiaino di zucchero. Questo indipendentemente da quanto zucchero o dolcificante io di solito consumo. Se per esempio ho bevuto 5 caffè, per dolcificare il sesto caffè userò o 2 cucchiaini di zucchero (bene 1) o una pillola di dolcificante (bene 2) indipendentemente da quanto zucchero o dolcificante ho consumato prima. Per cui il SMS tra zucchero e dolcificante sarà sempre (in valore assoluto) pari a due: due cucchiaini di zucchero in cambio di una pillola di dolcificante. La pendenza delle curve di indifferenza che rappresentano le preferenze relative al consumo di questi due beni sarà costante e pari a – 2 (in valore assoluto 2). Esempio: la curva di indifferenza che assegna un livello 10 di utilità a certe combinazioni di zucchero e dolcificante è la seguente x1 + 2 x2 = 10. L’utilità marginale del bene 1 è 1, l’utilità marginale del bene 2 è 2. Il SMS in valore assoluto è 2. Se consumo 8 unità di zucchero per avere 10 di utilità dovrò consumare 1 unità di dolcificante (e possibilmente un caffè in più 🙂 ) se consumo una unità in più di dolcificante quindi 2 per avere 10 di utilità dovrò consumare 6 unità di zucchero cioè due unità in meno, mantenendo il rapporto di 1 a 2 tra variazione di dolcificante e variazione di zucchero. Se volessi 2 unità in più di dolcificante dovrei rinunciare a 4 unità di zucchero mantenendo il rapporto tra le variazioni di 1 a 2 (sempre tenendo conto che la variazioni vanno in direnzione opposta).

    N.B. Tenendo conto del prezzo dei due beni si capisce come necessariamente la scelta comporti una soluzione d’angolo (o consumo solo zucchero o consumo solo dolcificante) dipendendo dal prezzo relativo dei due beni. Per esempio se un cucchiaino di zucchero costa quanto una pillola di dolcificante (rapporto tra i prezzi di 1 ad 1) allora consumerò solo dolcificante perchè questo “dolcifica” il doppio dello zucchero allo stesso prezzo. Se invece, per esempio, lo zucchero costasse un quarto del dolcificante consumerò solo zucchero perchè per ottenere lo stesso effetto acquistando 2 cucchiaini di zucchero spendo la metà che acquistando una pillola di dolcificante.

    Spero di averla aiutata,

    cordialmente,

    PC

    PS Ovviamente l’esempio non vale nel caso in cui il caffè lo si consumi al bar. 🙂 Totò docet

  54. barbara ha detto:

    Gentile Prof.,
    mi unisco alla richiesta del mio collega antonio e volevo chiederle una cosa:
    A pag 86 del Blanchard c’è scritto che usando la condizione Ms=M e l’equazione 4.1 per la domanda di moneta, la condizione di equilibrio è: M= €YL(i). ora, l’equazione che il libro richiama, a pag 84 è scritta con il segno – al di sotto della (i)…qui non c’è, perchè?
    La ringrazio
    barbara

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,

      ho appena risposto al suo collega. Per quanto riguarda le equazioni, l’aggiunta del segno meno sta ad indicare una relazione inversa tra la domanda di moneta a scopo speculativo ed il tasso di interesse. Di solito il segno meno o, in altri casi, il segno più non si mette. L’autore ha deciso di metterlo la prima volta a scopo didattico per porre l’attenzione sulla direzione della relazione e poi non l’ha messo più. Spetterà poi al lettore di ricordarsi che la relazione tra queste due variabili è negativa. Nel testo troverà altre volte questo artificio espositivo.

      Cordialmente,

      PC

  55. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore
    potrebbe spiegarmi la differenza tra produzione di equilibrio e livello naturale della produzione.Grazie

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,

      perchè non prova Lei a dare una prima spiegazione dei due concetti? Provvederò poi a commentare il suo tentativo.

      Cordialmente,

      PC

  56. rossella76 ha detto:

    Salve Prof.
    provo a spiegare quello che ho capito..credo che per produzione di equilibrio si intenda il livello di produzione tale per cui la produzione è uguale alla domanda. Essa si esprime attraverso l’equazione Y=1/1-C1 moltiplicato per la spesa autonoma. Per quanto riguarda il livello naturale della produzione qui leggo che e’ il livello di produzione che si raggiunge quando l’occupazione è pari al suo livello naturale…la mia difficolta’ e’ comprendere questo aggettivo “naturale”
    La ringrazio
    Cordiali saluti
    Rosa

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile Rossella,

      il termine ‘naturale’ ha un’antica tradizione. Deriva dall’idea che esistono leggi generali per l’economia analoghe a quelle che valgono per le Scienze naturali. Secondo questa visione esisterebbe un tasso naturale di disoccupazione intorno al quale oscillerebbe quello corrente e verso il quale tenderebbe nel medio/lungo perido. E’ in onore a questa tradizione che il Blanchard usa il termine naturale. Tuttavia esistono profonde differenze tra le Scienze naturali e quelle sociali, e l’idea di proprietà ‘naturali’ di un sistema economico non è assolutamente condivisa nella dottrina. Lo stesso Blanchard non crede all’esistenza di un tasso naturale di disoccupazione che nel suo modello viene determinato all’interno del mercato del lavoro emergendo nel mediio periodo quando le aspettative di imprese e lavoratori sono realizzate. Esso dipende dai parametri strutturali del modello come z, m, ecc. Questi parametri (o variabili date) dipendono non solo dalla domanda e quindi dal potere di mercato delle imprese ma anche dai rapporti di forza tra imprese e sindacati e dalle politiche di regolamantazione del mercato dei beni e del mercato del lavoro che dipendono dagli assetti istituzionali e dalle politiche dei governi.

      Cordialmente,

      PC

  57. Caesar75 ha detto:

    Gentile Prof.,
    la questione della crisi USA mi sta appassionando moltissimo e mi ha anche fatto anche sorgere qualche dubbio dubbio sulle misure adottate.Alzare il tetto del debito pubblico non le sembra una misura un pò presuntuosa,soprattutto se non supportata da un contestuale piano di rientro dell’indebitamento?(aumento delle tasse o significativo contenimento della spesa pubblica? e se ad esempio avessero svalutato il dollaro?quest’ultimo rimedio non avrebbe potuto rilanciare le esportazioni e favorire in questo modo il contenimemto del debito pubblico?

  58. Caesar75 ha detto:

    p.s:..intendevo alzare il tetto del debito pubblico…senza un un contestuale e significativo piano di rientro dell’indebitamento?(significativo aumento delle imposte o importante riduzione della spesa pubblica).Il contrappeso mi sembra molto timido e debole!
    corldialmente MF

  59. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,
    credo che il problema sia di natura politica. Obama non ha “i numeri” sufficienti nei due rami del parlamento per cui ha bisogno di operare dei compromessi. Il debito pubblico americano non è tutto sommato così grande. Il problema è che il limite è fissato in termini di livello piuttosto che come percentuale del PIL per cui si ripresenta periodicamente anche quando il paese sarebbe, in linea di principio, solvibile. La svalutazione è sempre un gioco a due (o a molti) per cui non è detto che gli altri paesi rimangano fermi a guardare, invece è probabile che reagiscano. Per esempio come fa la Cina tenendo ancorata la sua moneta al dollaro. L’Europa si trova in mezzo a questo gioco e ed è quella che subisce il maggiore impatto a seguito di variazioni del dollaro (e dello yuan).

    Ovviamente c’è un problema di indebitamento il modo di risolverlo caratterizza il segno politico dell’amministrazione.
    Cordialmente,
    PC

  60. Caesar75 ha detto:

    il paradosso è che le agenzie di rating,e di conseguenza i mercati,sembrano poco interessate al fatto che l’indebitamento non sia strutturale ma di livello.Cmq una politica di stretta fiscale non sarebbe forse la scelta più saggia?garantirebbe una riduzione del disavanzo di bliancio.E’ pur vero che l’aumento delle imposte farebbe diminuire i consumi,la domanda di beni e quindi la produzione ma d’altro canto produrrebbe anche una contestuale riduzione del tasso di interesse come conseguenza della diminuzione della domanda di moneta (conseguente a sua volta alla leva fiscale sul reddito disponibile).Ora quest’ultimo effetto se non compensa nel breve periodo la diminuzione di domanda e produzione(e cioè le imprese non considerano appetibile un tasso di interesse più basso),non potrebbe farlo magari nel medio periodo rendendo più convenienti gli investimenti?Fino ad oggi non ho ancora sentito parlare di ricorso ad una politica monetaria espansiva, mentre qualcuno ha accennato ad un mix di stretta fiscale e espansione monetaria.
    Grazie della disponibilità.
    MF

  61. barbara ha detto:

    Gentile Prof. il blanchard all’inizio del 2 capitolo afferma che il pil è la misura della produzione aggregata,nel 3 capitolo però afferma che per capire cosa determina la domanda di beni bisogna scomporre la produzione aggregata(pil) e tratta delle componenti del pil.Produzione aggregata e pil quindi sono la stessa cosa? la ringrazio Barbara

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,

      il PIL è una misura contabile della produzione complessiva (aggregata) realizzata all’interno di un paese ed è espressa in euro. La Contabilità Nazionale è la disciplina che si occupa di questa misurazione.

      Poichè si produce per far fronte alla domanda attesa, identificare le componenti della produzione (di beni e servizi prodotti all’interno di un paese) corrisponde ad identificare quelle della domanda (domanda per beni di investimento, per beni di consumo, del settore pubblico, proveniente dall’estero al netto della domanda dei beni importati – non prodotti internamente).

      Mantenendo l’ipotesi semplificatrice del vostro testo, cioè assenza di scorte, domanda aggregata e produzione aggregata coincidono sempre (sia prima che i piani di produzione vengano posti in atto sia al momento delle vendite).In presenza di scorte indesiderate i piani iniziali dei produttori non sono soddisfatti e quindi domanda e offerta non concidono sempre. Coincideranno man mano che le imprese adegueranno i loro piani di produzione sulla base delle vendite realizzate (e delle scorte in eccesso o in difetto rispetto ai loro programmi).

      Dal punto di vista contabile le scorte (sia quelle pianificate che quelle indesiderate) vengono iscritte come vendite alle imprese stesse. Per cui dal punto di vista contabile non vi è mai discrepanza tra domanda e offerta.

      Cordialmente,

      PC

  62. barbara ha detto:

    Gentile Prof.,
    capisco il discorso sulle componenti della domanda-produzione.il mio dubbio (e conseguente paura di non capire e compromettere l’esame) nasce dal fatto che il testo dice di dover scomporre la produzione aggregata per capire cosa determina la domanda dei beni ma mette tra partentesi il Pil e poi dice che il consumo, l’investimento la spesa pubblica sono componenti del pil.in questo modo mi fa capire che pil e produzione aggregata sono la stessa cosa.non dovrebbe esserci scritto che sono componenti della produzione aggregata essendo il Pil una misura di tale produzione?
    spero abbia capito la mia perplessità.
    La ringrazio, Barbara

  63. pcommendatore ha detto:

    Il PIL (prodotto interno lordo) corrisponde alla misurazione della produzione aggregata di un paese effettuata dagli esperti della Contabilità Nazionale. I due termini si equivalgono (così come si equivalgono la lunghezza di un rotolo di stoffa e la sua misura in metri). Esempio: se un paese produce sul suo suolo 4 automobili che hanno un prezzo corrente di 10000 euro l’una, la produzione aggregata è 4 automobili, il valore della produzione aggregata ai prezzi correnti è 40000 euro; il PIL è in termini reali 4 automobili ed in euro 40000. Le difficoltà sorgono quando l’economia produce più di un bene per cui il PIL di quel paese non può più essere espresso in beni (altrimenti corrisponderebbe ad un’enumerazione di poca utilità pratica di quantità) ma esclusivamente in euro (così come si ricorre alla misura unica del metro per misurare le lunghezze di oggetti diversi).

    PC

  64. barbara ha detto:

    adesso mi è chiaro.
    grazie per la pazienza e disponibilità!
    cordiali saluti
    barbara

  65. MC ha detto:

    Gentile Professor Commendatore,
    sono stata una studentessa del suo corso di Ec. politica ed ho sostenuto brillantemente l’esame proprio l’anno scorso, ad ottobre, l’unico professore che è stato capace di farmi piacere questa materia =) e apprendo piacevolmente dalla guida dello studente, la notizia che Lei sarà il Professore di Scienza delle Finanze della cattedra A-L. Mi chiedevo: da quando è possibile sostenere l’esame, quali sono i testi, le modalità d’esame? Lei pò dirimere questi dubbi?
    Grazie per la cortese attenzione, in attesa dii una sua risposta.
    Cordiali saluti.

  66. pcommendatore ha detto:

    Gentile MC,
    Terrò il corso di Scienza delle Finanze nel secondo semestre. Il programma sarà pronto con la guida dello studente mentre per tutto il resto se ne riparlerà più avanti.
    cordialmente,
    PC

  67. rossella76 ha detto:

    Gentile Professor Commendatore,
    volevo sapere se è vero k a novembre ci sara’ una prova scritta solo di microeconomia alla quale potranno partecipare anche coloro k non frequentano il corso e che al prossimo appello è possibile sostenere l’esame solo di macroeconomia?…ho dei dubbi sulla veridicita’ di questa notizia e vorrei chiederle se la conferma o meno.La ringrazio,In attesa dii una sua risposta.

    Cordiali Saluti

  68. Valentina ha detto:

    Salve professore, non ho potuto seguire i primi giorni di corsi e volevo un chiarimento: i corsisti che sostengono la prova intercorso, dividono il programma? Cioè, la prova su micro e l’orale su macro, ad esempio? La ringrazio

  69. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    troverà alcuni chiarmenti sulla prova intercorso all’inizio di questa pagina. Ulteriori informazioni sulla parte del programma su cui verterà questa prova verranno diffuse un pò più avanti durante il corso.
    Cordialmente,
    PC

  70. teresa ha detto:

    Gentile Prof. Commendatore,
    ho letto che dal gennaio 2012 per l’esame di economia politica, la prova scritta consisterà in domande a risposta aperta; per chi invece volesse sostenerlo entro dicembre 2011, le domande della prova scritta saranno sempre a risposta aperta?
    La ringrazio, in attesa di una sua risposta.
    Cordiali saluti.

  71. pcommendatore ha detto:

    Sì, così come è stato per gli appelli precedenti anche il 1° dicembre le domande dello scritto saranno a risposta aperta.
    cordialmente,
    PC

    • A.D'Acunzo ha detto:

      Buon giorno Prof,
      Le scrive perche’ ripassando la lezione di mercoledi 12 ottobre,mi e’ parso di non aver compreso bene il concetto dell’approccio CONSEQUENZIALISTA.
      Potrebbe dirmi se la mia comprensione in merito e’ corretta??
      Secondo l’approccio CONSEQUENZIALISTAla scelta di un’alternativa (bene) rispetto ad un’altra e’ determinata dalla sua CONSEGUENZA ECONOMICA,la quale va ad incidere sulla disponibilita’ del consumatore producendone cosi una sua variazione.
      E’ corretto?
      La Ringrazio,
      A.D’Acunzo

  72. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,

    secondo l’ottica consequenzialista l’individuo fa la sua scelta guardando alle conseguenze della sua azione. Nello specifico (dell’economia) sceglierà, fra tutte quelle disponibili, la dotazione finale (paniere) che gli garantisce nel confronto con la sua dotazione iniziale l’incremento più alto di utilità. Nel caso in cui la dotazione iniziale sia anch’essa un paniere (economia di baratto), l’individo lo scambierà con quello (fra tutti i disponibili) che gli darà la maggiore utilità/soddisfazione possibile. Ovviamente non scambierà se il paniere che possiede gli garantisce già la massima soddisfazione. Nel caso in cui la dotazione iniziale sia reddito monetario, acquisterà quel paniere che gli garantisce la massima utilità.

    Cordialmente,

    PC

  73. A.D'Acunzo ha detto:

    Grazie mille Prof,
    ora si che e’ chiaro!

  74. barbara ha detto:

    gentile Prof.,
    l’accesso alla prova intercorso di novembre è consentito anche ai non corsisti?
    La ringrazio
    Barbara

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,

      la prova intercorso è prevista per i frequentanti. Quest’anno per motivi organizzativi la si potrà sostenere solo se iscritti al corso e prenotati alla prova. Modalità e data di prenotazione alla prova verranno comunicati durante il corso.
      cordialmente,
      PC

  75. anna ha detto:

    buongiorno prof
    finalmente ho iniziato a studiare questo esame e devo dire che i testi sono molto più semplici di altri
    avrei tanto voluto seguire il corso ma fino ad ora nn è stato possibile, perchè mio padre ha avuto un grave infarto ma ora fortunatamente si sta riprendendo ,se seguo da lunedì posso iscrivermi e partecipare alla prova intercorso?grazie ancora

  76. Sonia ha detto:

    Gentile Professore, è possibile sapere in che periodo, in quest’anno accademico 2011/12, si terrà la prova intercorso?

    Grazie in anticipo, cordiali saluti.

  77. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    la data, prevista a novembre, verrà comunicata a lezione con una settimana di anticipo.
    cordialmente,
    PC

  78. Sonia ha detto:

    Un’ultima domanda, la prova intercorso riguarderà solo quesiti teorici a risposta aperta, o anche esercizi pratici, come previsti alla fine di ogni capitolo del manuale di micro?

    Ancora grazie.

  79. pcommendatore ha detto:

    Gentile Sonia,
    ci saranno sia domande a risposta aperta che esercizi simili a quelli in coda ai capitoli.
    cordialmente,
    PC

  80. S ha detto:

    Professore, potrebbe, dato che non mi è molto chiaro, spiegarmi il SMS in relazione ai beni perfetti complementi?

    Grazie mille.

  81. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,
    Affinchè venga mantenuto lo stesso livello di utilità se la quantità di consumo di un bene aumenta (o diminuisce) la quantità consumata dell’altro deve ridursi (o aumentare). Di quanto debba essere la compensazione ce lo indica il SMS. Quindi il SMS indica la disponibilità a scambiare un bene con un altro (al margine). Più precisamente a quanto si è disposti a rinunciare del bene 1 per ottenere una unità aggiuntiva del bene 2 (se il bene 1 stà sulle ordinate ed il bene 2 sulle ascisse). Questa disponibilità cambia lungo i punti della curva di indifferenza per la maggior parte dei beni. Un’eccezione è rappresentata dai beni perfetti sostituti per i quali la disponibilità a scambiare non varia lungo la curva. Un altro caso particolare è rappresetato dai beni perfetti complementi per i quali la disponibilità a scambiare è zero oppure infinita a seconda di quale ‘braccio’ della curva di indifferenza mi trovo. Oppure, in corrispondenza del punto angolare non può essere calcolata. Facciamo l’esempio estremo della scarpa destra e della scarpa sinistra: dove le scarpe destre rappresentano il bene 1 e le sinistre il bene 2. Se mi trovo sul braccio verticale della curva d’indifferenza ho più scarpe destre che sinistre. In questo caso la mia disponibilità a scambiare scarpe destre per sinistre è praticamente infinita, nel senso che sono disposto a cedere tutte le scarpe destre in più meno una pur di avere una scarpa sinistra (es: ho 12 destre e 2 sinistre, cederò volentieri 9 destre per averne una sinistra e disporre così di un paio di scarpe in più, passando da 2 a 3). Se mi trovassi invece nel tratto orizzontale avrei più scarpe sinistre che destre, quindi non sono disposto a cedere alcuna destra per avere sinistre in più, se lo facessi perderei un paio di scarpe (es. ho 4 destre e 10 sinistre, se cedessi una destra disporrei di un paio di scarpe in meno, passando da 4 a 3 e non starei meglio con altre sinistre in più). Infine nel punto angolare la disponibilità a scambiare non può essere calcolata (non esiste la derivata) perchè già dispongo della combinazione ideale (stesso numero di scarpe) e starei peggio sia se cedessi una destra che una sinistra (esempio ho 5 destre e 5 sinistre, se cedessi una sinsistra in cambio di una o più destre semplicemente disporrei di un paio di scarpe in meno, passando da 5 a 4; stesso discorso se cedessi una destra).

    Cordialmente,
    PC

  82. Marco ha detto:

    Gentile Professore dato che possiedo l’ultima edizione del Blanchard,quella del 2011 e non mi trovo con alcuni capitoli rispetto alla guida (ad es. risulta al confronto con l’edizione del 2009 indicata dalla guida come non si portasse la curva di Philips) gentilmente potrebbe indicare il programma anche per l’edizione 2011 del Blanchard?
    Inoltre i Focus di approndimento presenti sul testo sono obbligatori come parte del programma o sono da considerarsi semplici approfondimenti?
    Grazie per la disponibilità.

  83. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,

    Ho trascritto sopra i capitoli da fare per le due edizioni (per entrambi dal I al XIII). La curva di Phillips è da fare qualunque sia il testo che si porti.
    I focus d’approfondimento fanno parte del programma.
    cordialmente,
    PC

  84. Marco ha detto:

    Grazie per la risposta Prof. un’ultima delucidazione sul programma e mi perdoni per questo:
    quindi Blanchard 2011 capitoli I-XIII e il XV sui mercati finanziari e aspettative fino a dicembre e a partire da gennaio invece il cap XV non si porta piu’?
    Grazie ancora e scusi per la perdita di tempo.

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studente,

      se è fuori corso può scegliere tra i due programmi, che però si equivalgono. Le consiglio, una volta fatta la scelta, di controllare meglio le parti da fare.
      cordialmente,
      PC

  85. Francesco ha detto:

    Gentile Professore,

    Sono un suo studente del corso di economia politica, volevo chiederLe notizie in merito alla pubblicazioni dei lucidi del quarto capito e di quello che spiegherà a partire da lunedì a lezione. Le chiedo queste informazioni perchè la pubblicazione online sul suo sito è ferma al terzo capitolo, a lezione martedì aveva detto che avrebbe reso disponibili i nuovi lucidi ma ad oggi non sono riuscito a trovarli.
    Grazie

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile Francesco,
      ha fatto bene a ricordarmelo. Ho aggiunto il lucido sul 4° capitolo di micro e un’ulteriore documento nella cartella del materiale aggiuntivo sui valori dell’elasticità lungo una curva di domanda lineare.
      Cordialmente,
      PC

  86. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore,
    è da ieri che tento di aprire la pagina relativa alla elasticita’ pero’ non succede nulla. Non so se e’ un problema mio o del blog.
    Cordialmente

  87. pcommendatore ha detto:

    Il problema dovrebbe essere risolto adesso
    PC

  88. rossella76 ha detto:

    La Ringrazio Professore

  89. Eve ha detto:

    Gentile professore(e utenti del blog)
    data l’impossibilità di recarmi in dipartimento e alle lezioni,al momento almeno,potrei avere delucidazioni circa
    saggio marginale ed utilità marginale

    compensazione hicksiana e di slutsky

    — perchè l’andamento della curva di CV è influenzato dalla legge della produttività marginale decrescente

    pag 135 /136 dello sloman la relazione tra RMG ed elasticità della domanda
    grazie!

  90. Eve ha detto:

    HO letto tutte le risposte e domande pur essendo solo al primo approccio con micro(sono al quinto capitolo)e la mia difficoltà è proprio con gli esercizi,soprattutto provenendo dal liceo classico.
    questo blog è fantastico,ho salvato numerose risposte e mi sono molto utili,grazie a tutti e grazie a lei Professore in modo particolare!

  91. Gentile professore(e utenti del blog)
    data l’impossibilità di recarmi in dipartimento e alle lezioni,al momento almeno,potrei avere delucidazioni circa
    saggio marginale ed utilità marginale

    compensazione hicksiana e di slutsky

    – perchè l’andamento della curva di CV è influenzato dalla legge della produttività marginale decrescente

    pag 135 /136 dello sloman la relazione tra RMG ed elasticità della domanda
    grazie!

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      il blog non è un surrogato delle lezioni o del ricevimento, ma un luogo dove gli studenti possono confrontarsi fra loro sugli argomenti del corso. Per un uso proficuo del blog bisogna per grandi linee: a) dare un’occhiata alle domande/risposte già presenti; b) provare a dare già fin dall’inizio un tentativo di risposta c) intervenire nella discussione se si ha un’idea della risposta corretta (senza preoccuparsi in maniera eccessiva della forma).

      Quanto più si interviene attivamente tanto maggiori saranno le possibilità di apprendimento.

      Aspetto quindi un suo intervento e altri da parte dei suoi colleghi. come al solito farò da supervisore.

      Cordialmente,

      PC

  92. Francesco ha detto:

    Gentile Professore,

    Sono un suo studente del corso di economia politica, in merito alla lezione di lunedì credo che dovremmo iniziare il quinto capitolo avendo terminato il quarto. Potrei chiederle di pubblicare le slide appena le è possibile cosi da avere già le fotocopie pronte per seguirla meglio durante il corso?
    Grazie.

    Ps: Livia ti provo a rispondere io per lo sloman, però prendi la cosa con le molle e lo provo a spiegare a te ed a me in parole povere 🙂 Allora il ricavo marginale è il prezzo dell’ultima unità venduta dall’impresa ( P1, P2, P3… PX), non è fisso nella scala di valori che ti ho indicato perchè, ad esempio, l’impresa potrebbe decidere di abbassare i prezzi per ridurre le eccedenze ma noi invece, per facilità esemplificativa, lo assumiamo (almeno in prima battuta) dato ed unitario.
    Ora l’elasticità della domanda potrà essere elastica, anaelastica, pari ad 1.

    Quando è elastica rappresenta di solito beni d’uso comune ma con elevato grado di sostituibilità. Se io ne abbasso anche di poco il prezzo avrò un aumento più che proporzionale della domanda. Immagina con lo zucchero cosa accade: zucchero di canna (0,50 cent); zucchero di barbabietole (0.50 cent). Ora se io che produco zucchero di canne vario il prezzo fino a portarlo a 0.48cent per una piccolissima variazione del prezzo tu acquisterai sicuramente il mio prodotto e cosi la maggioranza degli altri, quindi il mio ricavo marginale (0,48) sarà molto più elevato della riduzione del prezzo (2 soli cent). quindi RMG>0

    Quando è anaelastica si tratta di beni che invece hanno un basso grado di sostituibilità e sono normalmente una spesa fissa di cui nel caso non si potrà fare molto a meno. Immagina le sigarette. Se ne abbasso il prezzo non è che il fumatore comincerà per questo a fumare due pacchetti al posto del suo solito pacchetto. Quindi il mio ricavo marginale (PX) sarà meno che proporzionale rispetto alla riduzione del prezzo. quindi RMG<O

    La relazione è questa poi per il grafico guarda le slide mentre per la parte dimostrativa guarda gli appunti del Prof su materiali aggiuntivi che ti spiega tutti i passaggi dell'elasticità (sono negli appunti aggiuntivi). Però calcola che ci saranno sicuramente degli errori quindi aspetta che il Prof corregga 😉

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studente,

      alcune precisazioni: stiamo guardando all’andamento dell’elasticità lungo una curva di domanda di un bene. Quindi 1) il bene non cambia di natura (è sempre lo stesso) 2) però l’elasticità varia (in valore assoluto) da infinito a zero; 3) il ricavo marginale si comporta di conseguenza.

      Quindi la sensibilità della domanda a variazioni del prezzo cambia sulla base di quanto l’individuo (o il mercato) stà consumando del bene. La variazione percentuale della domanda dovuta ad una variazione percentuale del prezzo è massima (tendente ad infinito) se non si consumava niente del bene e poi se ne consuma qualcosa. Man mano che il consumo aumenta la disponibilità ad acquistare a seguito di un abbassamento del prezzo si riduce e diventa zero quando la domanda è satura, cioè in corrispondenza dell’intercetta orizzontale quando anche in corrispondenza di un prezzo pari a zero più di una certa quantità non si è pronti a consumare.

      Sulla relazione tra ricavo marginale ed elasticità ho già detto a lezione e dirò qualcos’altro ancora quando parlerò di monopolio e concorrenza monopolistica. L’esempio che ha fatto però presenta degli errori ed in particolare non mette in conto il minor prezzo ottenuto sulle unità inframarginali (cioè quelle che vengono prima dell’ultima venduta, che prima ottenevano 50 cent. e adesso solo 0.48 cent.).

      Vuole ritentare?

      PC

  93. S ha detto:

    Gentile Professore, vorrei alcune informazioni a riguardo dell’esame.
    1) una volta sostenuta la prova intercorso di microeconomia, è possibile poi sostenere la seconda parte a marzo?
    2) i risultati della prova ci verranno comunicati direttamente nella seduta d’esame ufficiale?
    3) le date d’esame apparse in slide mercoledì a lezione (17 gennaio, 6 febbraio, 9 marzo), sono quasi sicuramente quelle ufficiali?

    Cordiali saluti.

  94. Francesco ha detto:

    Certo Professore molto volentieri, questa volta partirei dalla parte dimostrativa che ha illustrato nel materiale aggiuntivo per capire meglio queste elasticità rispetto alla funzione di domanda lineare.
    Mi pare di aver capito che:

    Delta (q) p
    _________ . ______ descriva la funzione di domanda lungo una retta, come tale non cambia
    Delta (p) q e corrisponde, ponendo l’attenzione sul primo termine (Deltaq/Deltap)
    alla pendenza della stessa curva ed al coefficiente angolare. Non varia
    mai lungo la curva.

    Ora a seguito della dimostrazione che c’è nei suoi appunto abbiamo che l’elasticità in valore assoluto è data da:

    |E| Delta (q) p 1 p
    ________ . ________ che sarà uguale ad _______ . _____
    Delta (p) q b q

    Quindi possiamo affermare che se q–>0 allora |E|–> infinito (e mi pare rappresentare la situazione
    in cui la domanda aumenta rispetto
    al un bene di cui non si consumava
    nulla)

    A questo punto, visto l’aumento di domanda, anche i prezzi tenderanno a scendere e possiamo affermare che quanto più p–>0 tanto più la curva di elasticità si appiattirà sull’asse delle
    orizzontali sino ad essere uguale a 0

    Possiamo inoltre dimostrare che |E| decresce al nostro spostarci sulla funzione di domanda inversa cosi il ricavo marginale se l’elasticità è elastica sarà maggiore di uno poichè una piccola variazione della quantità immessa sul mercato provocherà un più che proporzionale aumento della domanda. Sarà invece minore di |1| ove si tratti di domanda anaelastica perchè (come per le sigarette) seppure la quantità immessa sul mercato dovesse aumentare la crescita della domanda si assesterà su valori meno che proporzionali alla stessa (il fumatore non comprerà il doppio delle sigarette solo perchè il monopolista ne ha raddoppiato la produzione).

    Spero di essermi spiegato meglio Prof 😉

  95. Francesco ha detto:

    Certo Professore molto volentieri, ho scritto un’altra volta il testo perchè sul precedente non si capiva bene. Questa volta partirei dalla parte dimostrativa che ha illustrato nel materiale aggiuntivo per capire meglio queste elasticità rispetto alla funzione di domanda lineare.
    Mi pare di aver capito che:

    Delta (q)/Delta (p) . p/q

    descriva la funzione di domanda lungo una retta, come tale non cambia e corrisponde, ponendo l’attenzione sul primo termine (Deltaq/Deltap) alla pendenza della stessa curva ed al coefficiente angolare. Non varia mai lungo la curva.

    Ora a seguito della dimostrazione che c’è nei suoi appunto abbiamo che l’elasticità in valore assoluto è data da:

    |E| Delta (q)/Delta (p) . p/q = 1/b . p/q

    Quindi possiamo affermare che se q–>0 allora |E|–> infinito (e mi pare rappresentare la situazione in cui la domanda aumenta rispetto al un bene di cui non si consumava nulla)

    A questo punto, visto l’aumento di domanda, anche i prezzi tenderanno a scendere e possiamo affermare che quanto più p–>0 tanto più la curva di elasticità si appiattirà sull’asse delle
    orizzontali sino ad essere uguale a 0

    Possiamo inoltre dimostrare che |E| decresce al nostro spostarci sulla funzione di domanda inversa cosi il ricavo marginale se l’elasticità è elastica sarà maggiore di uno poichè una piccola variazione della quantità immessa sul mercato provocherà un più che proporzionale aumento della domanda. Sarà invece minore di |1| ove si tratti di domanda anaelastica perchè (come per le sigarette) seppure la quantità immessa sul mercato dovesse aumentare la crescita della domanda si assesterà su valori meno che proporzionali alla stessa (il fumatore non comprerà il doppio delle sigarette solo perchè il monopolista ne ha raddoppiato la produzione).

    Spero di essermi spiegato meglio Prof 😉

  96. Cristina D'Amato ha detto:

    Buongiorno professore,
    sto seguendo il Suo corso di Economia Politica, ma ho perso le ultime due lezioni del corso.
    Vorrei chiederLe se proprio in una di queste due lezioni ha comunicato la data della prova intercorso. Ho controllato nella Sua sezione di docenti.unina ma non ho trovato nessun avviso a riguardo.
    Cordiali saluti,
    Cristina D’Amato

  97. Marco ha detto:

    Gentile prof. nel capitolo sui costi dello Sloman viene detto che nel lungo periodo TUTTI i fattori di produzione sono variabili…e infatti prosegue l’impresa ha tempo di costruire nuovi impianti o installare nuove macchine ecc.
    Ma ad es l’impianto produttivo,estrinsecazione penso del capitale che è un tipico fattore fisso,non è anche esso da considerarsi un fattore fisso?
    E un altro dubbio…ma il capitale puo’ mai essere considerato sempre un fattore fisso?e le ricapitalizzazioni di borsa ad es che possono intervenire nel corso di un lungo periodo come si spiegano?allora mi domando il capitale è fisso diciamo nel senso che è dato??
    grazie per questi amletici dubbi!

  98. Marco ha detto:

    Prof forse ci sono arrivato da solo riflettendo meglio(spero)!
    Mi sono lasciato ingannare dal voler classificare per forza i singoli fattori come fissi o variabili…ma il punto è che anche quelli che sono fattori fissi nel breve periodo(ad.il capitale o un tot.numero di impianti) possono diventare variabili nel lungo(ad es io posso aumentare il capitale a disposizione o costruire un impianto in piu’ ecc.)

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studente,

      ben fatto.

      qualche piccola (ma importante) precisazione:

      1) tutti i fattori possono essere prima o poi variati (se esiste un incentivo a farlo). La distinzione tra breve e lungo periodo si basa su questa possibilità. Sulla base della natura del bene che voglio produrre è possibile (per via logica) identificare un arco temporale nel quale almeno un fattore non può essere variato (es. se ordino oggi un macchinario che mi verrà consegnato il mese prossimo per me il breve periodo sarà un mese; ovviamente durante quel mese potrò variare gli altri fattori); il lungo periodo è costituito da un arco temporale più lungo di un mese.
      2) l’impianto non corrisponde ai macchinari (anche se nel linguaggio comune a volte si usano come sinonimi) ma all’insieme minimo dei fattori necessari a produrre un bene (macchinari + lavoratori + altri fattori che entrano nel processo produttivo); quindi (anche se un pò imprecisamente) l’impianto corrisponde allo “stabilimento”.
      3) attenzione bisogna distinguere tra capitale fisico (cioè i beni materiali che entrano nella produzione di altri beni) e capitale finanziario (le attività finanziarie quali la moneta, le obbligazioni – pubbliche e private – e le azioni). il capitale finanziario è legato alla proprietà dei mezzi di produzione (e quindi alla proprietà del capitale fisico) ma non entra nella produzione (è costituito da carta o da un segnale elettronico).
      cordialmente,
      PC

  99. Marco ha detto:

    Grazie della sempre pronta e proficua disponibilità Prof.

  100. S ha detto:

    Gentile Professore, vorrei alcune informazioni a riguardo dell’esame.
    1) una volta sostenuta la prova intercorso di microeconomia, è possibile poi sostenere la seconda parte a marzo?
    2) i risultati della prova ci verranno comunicati direttamente nella seduta d’esame ufficiale?
    3) le date d’esame apparse in slide mercoledì a lezione (17 gennaio, 6 febbraio, 9 marzo), sono quasi sicuramente quelle ufficiali?

    Cordiali saluti.

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studente,

      1) sì, ma non oltre;
      2) entro dicembre saranno pubblicati su questo sito;
      3) sì, ma controlli sempre presso la segreteria.
      cordialmente,
      PC

  101. Marco ha detto:

    Gentile Prof. ma una volta sostenuta la prova intercorso di micro si puo’ già sostenere la parte di macro già a dicembre o a partire da gennaio?e se si la si puo’ sostenere sia scritta che orale a scelta?

  102. Rossana ha detto:

    Gentile professore,
    Lei scrive che la prova intercorso verterà aulla prima parte del programma, intende i primi 4 capitoli?

    Grazie.

  103. Cristina D'Amato ha detto:

    Gentile Professore,
    sono una studentessa del quarto anno e, dopo aver seguito il corso, sosterrò la prova intercorso di lunedì 21 novembre. Vorrei sapere se, superata la prova inerente la microeconomia, è eventualmente possibile sostenere l’orale circa la parte di macroeconomia nella data prevista per l’1 dicembre, anziché aspettare l’appello di gennaio (essendo io del quarto anno).
    Grazie sin da ora per la delucidazione.
    C. D’Amato

  104. Francesco ha detto:

    Gentile Prof,
    oggi ero all’esercitazione, il dott. Purificato ci ha confermato che avremmo trovato le slide degli esercizi effettuati in classe presto online. Dove verranno pubblicati?
    La ringrazio

  105. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    C’era, ma doveva fare il login. Comunque adesso ho reso la cartella pubblica.
    Cordialmente,
    PC

  106. Cristina D'Amato ha detto:

    Gentile Professore,
    trovo un po’ ostico lo studio di alcuni paragrafi circa l’Oligopolio non collusivo, in particolare “il modello di Cournot” e “il modello di Bertrand” e la costruzione dei relativi grafici. Poichè ho notato che negli schemi delle slide non Li ha menzionati, mi chiedevo se fosse strettamente necessario studiarli ai fini della prova intercorso.
    Grazie mille
    C. D’Amato

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      ricontrolli sul programma (che trova più sopra) quali sono le parti obbligatorie (comunque, i modelli da lei menzionati non dovrebbero farne parte).
      Cordialmente,
      PC

  107. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore,
    volevo sapere se il modello di Cournot e di Bertrand rientrano tra i paragrafi esclusi.
    Grazie mille

  108. Cristina D'Amato ha detto:

    Gentile Professore,
    stavo ripetendo il Saggio Marginale di Sostituzione, ma vorrei essere sicura di menzionare tutto ciò che è importante riguardo questo argomento. Potrei provare a spiegarlo qui?
    Grazie per la disponibilità
    C. D’Amato

  109. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    se vuole può provare. Userò il pollice a sinistra per dare un mio giudizio.
    cordialmente,
    PC

  110. Cristina D'Amato ha detto:

    Per spiegare il SMS partirò dalla Curva di Indifferenza, ossia la rappresentazione grafica che esprime l’insieme dei beni (panieri) che garantiscono uguale utilità al consumatore. (Breve digressione circa la curva di indifferenza: due curve di indifferenza non si possono mai intersecare altrimenti non varrebbe l’assioma di transitività secondo cui il primo bene equivale al secondo, il secondo equivale al terzo e di conseguenza anche il primo equivale al terzo bene).
    Dunque la curva di indifferenza ci dice in che misura un bene può essere rimpiazzato da un altro indifferentemente per il consumatore. Ciò vuol dire che la scelta di un bene dovrà compensare perfettamente la rinuncia all’altro bene, garantendo quindi un uguale grado di benessere.
    Ma se ci sono variazioni della quantità di uno dei beni rappresentati sulla curva di indifferenza, in che misura dovrà variare anche la quantità dell’altro bene?…e qui subentra il Saggio Marginale di Sostituzione, la cui formula sarà variazione del bene1/variazione del bene2.
    Nella sua rappresentazione grafica, il SMS corrisponde alla pendenza (angolo) che si viene a formare tra la retta tangente alla curva di indifferenza e l’asse delle ascisse. (algebricamente poi si considera la funzione con derivata, essendo il calcolo del suddetto angolo).
    C’è una distinzione da fare: per i beni perfetti sostituiti, essendo la curva di indifferenza rettilinea, il SMS risulterà COSTANTE; per il bene perfetti complementi invece risulteranno curve di indifferenza con un punto angoloso. Questo punto angoloso corrisponde alla disponibilità a scambiare; muovendo dal punto angoloso verso destra si modificherà la quantità di uno dei beni senza che cambi quella dell’altro.
    Il SMS è rilevante anche ai fini della Scelta Ottima del Consumatore che risulterà dal punto di tangenza tra la curva di indifferenza più lontana dall’origine e la retta di bilancio. Ecco perchè la quantità ottima consumata dipende da 2 fattori: prezzo dei beni (p1 e p2) e reddito monetario (m).
    Questa relazione porterà, con una serie di passi algebrici, a determinare la Condizione di Ottimo, espressa con l’eguaglianza del rapporto tra le Utilità Marginali dei 2 beni e i prezzi dei medesimi beni.
    Che ne dice prof?
    Grazie mille
    C. D’Amato

    • Livia D'Onofrio ha detto:

      penso vada bene anche se potevi aggiungere qualcosa.
      La curva di indifferenza ci dice in che misura un bene può essere rimpiazzato da un altro indifferentemente per il consumatore. affinchè l’utilità resti costante se la quantità di consumo di un bene aumenta quella dell’altra deve ridursi,e viceversa.
      di quanto debba essere tale variazione ce lo dice il SMS.

      io direi che il SMS ndica il rapporto tra due variazioni ,cioè il saggio al quale il consumatore è disposto a sostituire x2 a x1 pr una variazione unitaria di x1.
      graficamente rappresenta la pendenza della curva di indifferenza.
      se consideriamo beni perfetti sostituti,ossia quei beni che soddisfano il medesimo bisogno tanto che il consumatore è disposto a privarsi di uno di essi a condizione di avere una sufficiente disponibilità dell’altro,il SMS dato da dx1/dx2 ossia appunto la variazione dei beni,sarà costante perchè tali beni sono caratterizzati da una curva di indifferenza rettilinea, e la pendenza della retta è costante in ogni suo punto.
      PER le curve di indifferenza curvile ossia quelle che obbediscono ai postulati della teoria del consumatore il SMS non è costante ma sarà differente in ogni punto della curva nel quale viene calcolato .
      il SMS è quindi la variazione di x2 rispetto ad x1 in ogni punto appartenente alla crva di indifferenza,calcolato dalla pendenza della retta tangente alla curva in quel punto,e che matematicamente indica la derivata.SMS = lim dx2–>0 Dx1/Dx2 =dx1/dx2

      il SMS è calcolato per tutti i beni che presentino una certa sostituibilità tra loro ,quindi che presentano un andamento regolare,senza punti angolosi.unica eccezione è data dai beni perfetti complementi caratterizzati da curve con punto angoloso,che rappresenta il punto di equilibrio nella disposizione dei due beni per un uso proficuo.
      il SMS RIflette la legge di utilità marginale ,difatti tramite vari passaggi algebrigi possiamo costruire la relazione tra SMS e UMG che è uguale a Dx1/Dx2= -b/a =-UMG2/UMG1

      è giusto?

  111. Sonia ha detto:

    Gentile Professore, sto avendo numerosi problemi con le compensazioni. Può correggermi?

    Compensazione Hicksiana: si vuole mantenete un’utilità costante alla variazione del prezzo del bene x2, ad esempio. Quindi creandosi un nuovo equilibrio, viene privato il consumatore di parte del suo reddito per riportarlo sulla curva di indifferenza iniziale. Dapprima rinveniamo l’effetto di reddito e con il ripristinarsi dell’equilibrio iniziale, quello di sostituzione.

    Compensazione di Slutsky: si vuole mantenere costante il potere d’acquisto e lo si fa, dopo una variazione del prezzo del bene x2, ad esempio. Adesso non capisco perchè si crea un nuovo vincolo di bilancio (tenendo conto tanto del grafico sui lucidi, tanto quello del testo) passante sia per il paniere iniziale, sia per quello finale e contemporaneamente qual è il ragionamento implicito in tale compensazione. Può aiutarmi???

    Grazie.

  112. Livia D'Onofrio ha detto:

    Vorrei provare a spiegare la compensazione di slutsky e hicksiana che premetto non ho compreso bene,ma lo faccio proprio per essere corretta.

    hicksiana
    vogliamo valutare l’effetto di sostituzione ad utilità costante.
    sul grafico consideriamo il punto di tangenza E1 tra un vincolo di bilancio parallelo a quello successivo alla variazione del prezzo e la curva di indifferenza su cui si trovava il vecchio equilibrio del consumatore prima della variazione.

    se il prezzo di x1 diminuisce l’equilibrio passa da E1 ad E2.
    traccio il vincoolo di bilancio che sia parallelo al nuovo equilibrio e tangente alla vecchia curva di indifferenza (modifichiamo il reddito cosi questa variazione compensa la prima).(punto A)
    la variazione di x1 e x2 che si determina dal confronto tra E1 – A rappresenta l’effetto di sostituzione,mentre quello tra E2 –A rappresenta l’effetto di reddito.

    slutsky:se vogliamo isolare l’effett di variazione del prezzo e individuare cosa arebbe il consumatore una volta mutato il rapporto tra i prezzi se avesse a disposizione un reddito pari a quello che aveva prima della variazione dei prezzi.
    Facciamo ruotare il vincolo di bilancio attorno al punto di ottimo originario e determiniamo il nuovo ottimo applicando la condizione di tangenza.
    diminuisce il prezzo di x1 e l’equilibrio si sposta da E1 a E2.la variazione è valutata a reddito costante.
    traccio il vincolo di bilancio che è parallelo al nuovo vincolo e passa dal vecchio punto di equilibrio(A),CHE è un vincolo di bilancio fittizio.il confronto tra E1 e A rappresenta l’effetto di sostituzione.
    il confronto tra E2 e A rappresenta l’effetto di reddito.

    gentile professore, mi può aiutare?

  113. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,

    C’è qualche problemino: sopratutto riguardo la spiegazione di Slutsky.

    E’ una cosa ottima che interveniate alle domande degli altri 🙂

    Cordialmente,

    PC

  114. Livia D'Onofrio ha detto:

    ho l’edizione 2009 del blanchard macroeconomia,quello che non si può non sapere.quali capitoli vanno studiati?grazie

  115. Luna ha detto:

    Gentile Professore,
    bisogna sapere per la microeconomia tutti i tassi di crescita,di occupazione e inflazione etc riportati come esempi? o basta conoscere i meccanismi e riportare qualche esempio se necessario?

  116. pcommendatore ha detto:

    Per la macro, la seconda che ha detto.
    Cordialmente,
    PC

  117. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    ripetendo curva di domanda e di offerta mi sono chiesta se una variazione della funzione di offerta o della funzione di domanda ,quindi in seguito alla variazione di uno dei fattori che le influenzano differente dal prezzo,potrebbe portare le due curve di offerta e di domanda a non avere piu un punto di intersecazione.
    Se è possibile ,cosa succede in quel caso?
    la ringrazio anticipatamente.

  118. pcommendatore ha detto:

    Gentile Livia,
    Certamente esistono combinazioni dei parametri che non cosentono un intersezione tra domanda ed offerta nel I quadrante. In questo caso si dice che l’equilibrio non esiste. In genere prima di iniziare ogni analisi si identificano le cosìdette condizioni di esistenza che impongono dei vincoli ai valori dei parametri (intercetta e pendenza delle due curve) e che fanno sì che le due rette si intersechino in corrispondenza di quantità non negative. Per quanto riguarda la realtà, le cose sono più complesse e non sempre i diagrammi di domanda ed offerta sono delle rappresentazioni adeguate per via della loro eccessiva semplicità.
    Cordialmente,
    PC

  119. Eva ha detto:

    posso provare a spiegare a parole mie la retta di bilancio ,anche se non è stato richiesto?
    Ho alcuni dubbi spero di aver capito bene =)
    retta di bilancio
    il vinvolo di bilancio ci indica la combinazione dei beni che il consumatore può acquistare dato il suo reddito monetario e i prezzi correnti.
    S=x1p1+x2p2<=m

    la retta di bilancio ci indica i beni che il consumatore può acquistare spendendo tutto il reddito e massimizzando quindi il suo benessere
    S=x1p1+x2p2=m (quindi ad esempio prezzo dei libri per quantità acquistata+prezzo del latte per quantità acquistata)l
    la rappresentazione grafica della retta divide il grafico in tre parti;i punti al di sopra della retta sono i panieri non acquistabili,quelli al di sotto sono i beni cheil consumatore può acquistare non spendendo tutto il proprio reddito,mentre quelli lungo la retta sono i panieri che vengono acquistati spendendo interamente il reddito.

    una trasformazione algebrica dell’qeuazione ci permette si evidenziare la relazione tra le quantità dei due beni espressa implicitamente dal vincolo di bilancio:
    x1=m/p1 –p2/p1 x2

    le intercette della retta esprimono il reddito reale del consumatore,la quantità massima dei due beni che dato il prezzo e il reddito m è possibile acquistare,mentre la pendenza della retta indica il rapporto tra i prezzi,preso con segno negativo:ossia ci dice data la variazione unitaria nel consumo di uno dei beni,di quanto deve variare il consumo dell’altro bene per mantenere la spesa costante(la pendenza lungo la retta è infatti costante in ogni punto).
    se vogliamo che il nostro consumatore utilizzi il suo reddito completamente,a ogni variazione di x1 deve corrispondere una variazione opposta di x2 ..
    se varia il reddito del consumatore,a prezzi costanti avremo uno spostamento della retta di bilancio.
    se varia il prezzo di uno dei due beni ,a reddito e prezzo dell’altro bene costante avremo una diversa inclinazione della retta di bilancio(se non ho capito male si inclina verso l’esterno ad una diminuzione del prezzo,verso l’interno ad un aumento del prezzo)
    giusto???

  120. pcommendatore ha detto:

    In linea di massima è corretto.
    PC

  121. melinda ha detto:

    Gentile professore ,
    vorrei esercitarmi maggiormente sulle tipologie di esercizi che sono state proposte alla esercitazione.
    Saprebbe consigliarmi qualche sito o qualche esercizio?
    grazie

  122. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    può guardare tra gli esercizi alla fine dei capitoli dello Sloman. alternativamente può provare sul sito del mulino nell’area studenti di aulaweb.
    cordialmente,
    PC

  123. melinda ha detto:

    cosa succede al ricavo totale se la domanda è anaelastica?

    • Cristina D'Amato ha detto:

      Posso provare a risponderti io a questa domanda…non garantisco l’esattezza della risposta, per la quale attenderemo entrambe giudizio del Prof.
      Dunque partiamo dal fatto che una delle applicazioni principali dell’Elasticità riguarda proprio la Spesa Totale S=pxQ=RT
      (S=spesa; p=prezzo; Q=quantità domandata; RT=ricavo totale)
      Nel caso in cui la domanda sia elastica, |E|>1 , la Spesa si muove in direzione opposta al Prezzo: se p aumenta, Q diminuisce e S diminuisce;
      se p diminuisce, Q aumenta e S aumenta.

      Nel caso della domanda anaelastica, 0<|E|<1 , la Spesa si muove nella stessa direzione del Prezzo:
      se p aumenta, Q diminuisce e S aumenta;
      se p diminuisce, Q aumenta e S diminuisce.

      Infine nel caso in cui la domanda sia ad elasticità unitaria, |E|=1 , la Spesa non varierà alle variazioni del prezzo. Infatti prezzo e quantità variano nella stessa ed identica proporzione (motivo per cui nella relativa rappresentazione grafica apparirà un'iperbole equilatera).

    • rossella76 ha detto:

      ciao melinda
      provo a rispondere a questa domanda …Quando la domanda è anelastica, una variazione del prezzo causa una variazione meno che proporzionale della quantita’ domandata per cui il prezzo varia piu’ della quantita’.Ex: supponi che al prezzo di 4 euro puoi acquistare 15 unita’ di un bene.La spesa totale sara’ 60.Ora supponi che il prezzo aumenta da 4 a 8 e che puoi acquistare 20 unita’.La spesa totale è 160.Come vedi all’aumentare del prezzo anche la spesa totale è aumentata perche’ quest’ultima varia nella stessa direzione del prezzo che ha un effetto maggiore sulla spesa totale.In conclusione se p aumenta q diminuisce e la sp.tot. aumenta e il ricavo dell’impresa aumenta(ho fatto riferimento all’esempio riportato sul libro)

  124. Francesco ha detto:

    Ciao melinda, guarda credo che visto che alla dimunuzione del prezzo la spesa (S) aumenta in misura meno che proporzionale ed all’aumento dello stesso la spesa (S) diminuisce in misura meno che proporzionale; considerando che S è uguale ad RT direi che quindi il ricavo totale ne segue le sorti e quindi aumenta e diminuisce in misura meno che proporzionale all’aumento/diminuzione dei prezzi.
    Al contrario del caso di domanda elastica….

  125. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,

    nel caso di domanda anaelastica, a seguito di una diminuzione del prezzo (o di un aumento della quantità), il Ricavo Totale diminuisce.

    A lezione ho dimostrato analiticamente la relazione tra ricavo marginale ed elasticità. La trova sui lucidi (in maniera breve ma non esaustiva il ricavo marginale è positivo, negativo o nullo se l’elasticità è maggiore, minore o uguale ad uno). Il ricavo totale si comporta di conseguenza aumentando, riducendosi o rimanendo invariato quando il ricavo marginale è positivo, negativo o pari a zero.

    cordialmente,

    PC

  126. Marco ha detto:

    Professore mi scusi ma del libro di macro va studiato tutto? cioè anche i Focus e le Appendici che di tanto in tanto compaiono?
    grazie

    • melinda ha detto:

      si penso proprio di si anche se ripetono concetti già espressi forse ti aiutano proprio a memorizzarli!

      Gentile professore,
      non ho ben capito in cosa consiste il mercato interbancario delle riserve,potrei avere un spiegazione?
      La ringrazio.

      • pcommendatore ha detto:

        Gentile studentessa,

        rappresenta il sistema con cui le anche si fanno prestiti a vicenda per ottemperare al vincolo di riserva obbligatoria o, in genere, per procurarsi liquidità. Esiste un tasso di interesse specifico per questi prestiti (Libor) e dei limiti di durata. (nel caso “overnight” deve essere estinto entro il giorno dopo).

        cordialmente,

        PC

  127. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore,
    per motivi di lavoro non ho potuto frequentare il corso e quindi vorrei sapere quando iniziera’ di nuovo,in modo da poterlo seguire dall’inizio.
    La ringrazio.

  128. Livia D'Onofrio ha detto:

    Salve,qualcuno potrebbe gentilmente spiegarmi delfatore del Pil e IPC indice dei prezzi al consumo?non ho ben capito la loro funzione ma se ho compreso bene,il deflatore misura il prezzo medio dei beni finali PRODOTTI in un’economia,l’ IPC invece il prezzo medio dei beni CONSUMATI in un’economia.

  129. maurizio ha detto:

    Egregio Professore,se si dovesse scegliere la prova orale verrebbe chiesta in sede d’esame anche la stesura di un grafico relativo alla domanda o formule algebriche oppure è il classico esame orale?

  130. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,
    il classico esame orale di economia è con grafici ed equazioni algebriche, per cui vi è poca differenza con lo scritto.
    Cordialmente,

    PC

  131. Livia D'Onofrio ha detto:

    provo a rispondermi da sola,spero di aver capito bene gli argomenti …
    PIL
    è la misura di tutti i beni e servizi prodotti e venduti all’interno di un sistema economico in un dato periodo di tempo.
    Può essere visto anche come l’insieme delle spese effettuate all’interno di un sistema economico (in quanto se qualcuno produce e vende, dall’altra parte ci sarà per forza qualcuno che compra, e quindi spende).

    Il PIL come spesa sarà indicato con l’equazione Y = C + I + G + NX
    Dove Y è il pil, ovvero la produzione, ovvero la spesa, dipende da come la vedi, C sono i consumi privati; I sono gli investimenti, e quindi la spesa per l’acquisto di beni di investimento e G è la spesa pubblica; NX sono le esportazioni nette (esportazioni – importazioni), in quanto è possibile che in un sistema economico vengano prodotti beni e servizi, ma siano venduti all’estero (ESPORTAZIONI), oppure vengano effettuate spese per beni e servizi, che però provengono dall’estero (IMPORTAZIONI).

    Detto questo, il PIL NOMINALE è la misura del pil che tiene conto delle variazioni dei prezzi; il PIL REALE è la misura del pil che NON tiene conto dell’aumento dei prezzi, ovvero “depurata” dell’aumento dei prezzi.

    Ti faccio un esempio che chiarisce molte cose:

    Ipotizziamo un’economia in cui vengono prodotti soltanto due beni, limoni e caffè; ipotizziamo che vengano prodotti e venduti, nell’anno 2010 le seguenti quantità: 5 kg di limoni al prezzo di 2€ al kg, e 10 caffè, al prezzo di 1€ a caffè.
    Il PIL NOMINALE dell’anno 2011 sarà [(quantità limoni*prezzo limoni)+(quantità caffè*prezzo caffè)]
    quindi: [(5*2) + (10*1)]=20€
    Il PIL NOMINALE, all’anno 2010 sarà 20 €; significa che la nostra economia ha prodotto e venduto 20 €.

    Un anno dopo, nel 2011, abbiamo la stessa produzione dell’anno precedente, ma un aumento dei prezzi, quindi abbiamo: 5 kg di limoni al prezzo di 4€ al kg, e 10 caffè, al prezzo di 1,5 € a caffè.
    Il PIL NOMINALE nel 2011 sarà: [(5*4)+(10*1,5)] = 35 €; significa che la nostra economia ha prodotto e venduto 35€.
    Quindi in teoria rispetto al 2010 dovremmo essere più ricchi di 15€ (35-20) ma nella realtà la produzione è stata la stessa dell’anno precedente, sono cresciuti soltanto i prezzi, ed il nostro benessere è rimasto costante; possiamo godere sempre di 5 kg di limoni e di 10 caffè.
    Per evitare questo problema viene calcolato il PIL REALE.

    Il PIL REALE “depura” le variazioni del PIL dall’aumento dei prezzi, in questo modo si può comprendere la crescita reale di un sistema economico. Si calcola stabilendo dei prezzi di un anno base; nel nostro esempio precedente, possiamo stabilire i prezzi base del 2010, quindi prezzo limoni: 2 € e prezzo caffè: 1 €.
    Nel 2010, essendo l’anno base, il PIL REALE sarà uguale al PIL NOMINALE; nel 2011 avremo invece il pil reale che viene calcolato tenendo conto NON dei prezzi del 2011, ma dei prezzi dell’anno base (2010), quindi avremo:
    PIL REALE 2011 = [(5*2)+(10*1)] = 20

    Il pil reale del 2011 è uguale a quello del 2010, il che rispecchia il fatto che in realtà sono stati prodotti gli stessi beni e servizi, e sono aumentati solo i prezzi.

    Il DEFLATORE DEL PIL indica la misura in cui i prezzi sono aumentati rispetto all’anno base;
    PIL NOMINALE = PIL REALE * DEFLATORE DEL PIL

    quindi

    DEFLATORE DEL PIL = PIL REALE / PIL NOMINALE.

    Il DEFLATORE DEL PIL è in altre parole una misura dell’inflazione; se i prezzi aumentano del 10 % , avremo che nell’anno successivo ad un anno base:
    PIL NOMINALE = PIL REALE * 10%

    Per quanto riguarda l’IPC è anch’esso una misura dell’inflazione; per calcolarlo si prende in considerazione un paniere di beni (cioè un insieme di beni) e si calcola la variazione dei suoi prezzi nel tempo, poi si fa una media che indica in che modo sono aumentati i prezzi nei diversi anni.

    Ti faccio anche qui un esempio, ipotizziamo di prendere in considerazione un paniere con due soli beni: mele e pere, avremo:
    Anno 1: mele: 1 €/kg; pere: 2 €/kg
    Anno 2: mele: 3 €/kg; pere: 3 €/kg

    L’IPC si calcola nel modo seguente:

    [(prezzo mele anno 2 – prezzo mele anno 1) + (prezzo pere anno 2 – prezzo pere anno 1)] / [prezzo mele anno 1 + prezzo pere anno 1]
    (3-1)+(3-2)/1+2=2+1/3=3/3=1

  132. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,possiedo l’edizione 2009 del libro di macroeconomia Scoprire la macroeconomia.quello che non si può sapere.
    terza edizione 2009.
    va bene lo stesso?mi sono accorta che alcuni argomenti presenti sulle slide non ci sono,come ad esempio la trappola della liquidità.e purtroppo ho già iniziato a studiare.
    La ringrazio.

  133. pcommendatore ha detto:

    Gentile Livia,
    può sicuramente studiare sulla precedente edizione, però deve integrare le parti mancanti.
    cordialmente,
    PC

  134. pcommendatore ha detto:

    Non è necessario che l’acquisti, è legale fotocopiare poche pagine.
    PC

  135. rita ha detto:

    Gentile Professore avrei bisogno di un chiarimento.:IPC e deflatore del pil seguono lo stesso andamento?
    la differenza tra i due è che il deflatore misura il livello dei prezzi dei beni e servizi prodotti in una economia mentre l’ IPC dei beni consumati o le differenze sono anche altre?

    Inoltre non ho ben capito cosa rappresenta l’indice c0 nella formula C=c0+c1Yd
    La ringrazio.

  136. Lorenza ha detto:

    Perchè si domanda moneta per guadagnare di più(speculare)?

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile Lorenza,

      la domanda di moneta presa da sola non ci permette di capire il movente speculativo. In quanto attività finanziaria e quindi nella sua funzione di riserva di valore, si domanda moneta in alternativa ad altre attività finanziarie (obbligazioni, azioni, titoli di stato ecc.). L’attività speculativa viene ingaggiata guardando al prezzo (corso) di queste altre attività finanziarie. In genere un risparmiatore detiene un ‘portafoglio’ di attività finanziarie di vario tipo e varia la composizione di questo portafoglio guardando a due cose: i) rendimento dei titoli e ii) loro rischiosità. In genere il rendimento e la rischiosità sono positivamente correlati. Attività più rischiose pagano un interesse più elevato. Per questo la moneta non paga alcun interesse perchè il rischio che perda valore nominale è nullo: Una banconota da 100 euro vale 100 euro anche domani mentre il valore nominale di un titolo oscilla nel tempo (escludiamo fenomeni inflattivi che possono ridurre il valore reale sia dei titoli che della moneta). In genere data la rischiosità dei titoli, preferirò differenziare le attività detenute nel mio portafoglio, che sarà formato da titoli con vari gradi di rischiosità e da moneta (che ha rischio 0). Detto questo veniamo alla risposta alla domanda perchè si domanda moneta a scopo speculativo: qua entrano in gioco anche le aspettative. Immaginiamo che io mi aspetti che il prezzo di una determinata obbligazione aumenti nel futuro, nel presente acquisterò tale titolo ottenendo appunto ‘un guadagno’ cosidetto in conto capitale: per esempio acquisto un titolo oggi a 100 e se domani varrà 120 io ho ottenuto un guadagno di 20. Ma per poter acquistare quel titolo ho dovuto cedere moneta (appunto 100 euro). In questo caso la mia domanda di moneta si è ridotta di 100 euro, nel caso opposto se mi aspetto che un titolo perda di valore nel futuro (magari da 100 a 80), lo venderò oggi ottenendo in cambio moneta. In questo caso evito una perdita in conto capitale di 20 euro (ho domandato 100 euro di moneta a fini speculativi). Se consideriamo che il prezzo dei titoli si muove in direzione opposta al tasso di interesse si spiega perchè la domanda di moneta a fini speculativi dipende dall’interesse. Più l’interesse è alto più mi aspetto che nel futuro si abbassi (il prezzo del titolo è basso e mi aspetto che si alzi) più ridurrò la domanda di moneta viceversa nel caso opposto quando il tasso di interesse è basso più domanderò moneta. Ecco spiegata in maniera più sofisticata la relazione negativa tra interesse e domanda di moneta.

      NB L’analisi presente nel blanchard non tiene conto della rischiosità dei titoli e delle aspettative, per cui la domanda di moneta a fini speculativi dipende solo dall’interesse pagato sui titoli e dal costi di gestione delle attività finanziarie. Più basso è il tasso di interesse meno conveniente sarà detenere titoli (minore è il costo opportunità di detenere moneta). Viceversa quando il tasso di interesse è alto. Però questa spiegazione del Blanchard (fatta a scopo semplificativo) non mette bene in evidenza la natura ‘speculativa’ della scelta di domandare moneta.
      Cordialmente,
      PC

  137. Cristina D'Amato ha detto:

    Gentile professore,
    ho pensato di riportarLe ciò che ho capito circa la Curva di Phillips, escludendo le formule perchè non so in che modo potrei riportare tutti i simboli.
    Le sarei molto grata se indicasse i punti in cui Le sembro poco chiara o corretta, in modo da approfondirli con più attenzione.

    Per quanto riguarda la Curva di Phillips, viene studiato l’andamento del tasso di inflazione in funzione del tasso di disoccupazione. E, per il decennio preso in considerazione da Phillips (1959-1969) in Inghilterra, si verifica una RELAZIONE NEGATIVA tra disoccupazione ed inflazione: al crescere della prima si abbassava la seconda, e viceversa.
    Questo accade perchè una bassa disoccupazione determina l’aumento del salario nominale, che a sua volta determina un aumento dei prezzi da parte delle imprese; in risposta a questo aumento dei prezzi i lavoratori chiedono salari nominali più alti, cosa che spinge le imprese ad aumentare ancora i prezzi, e i lavoratori chiedono un ulteriore aumento dei salari… Questa rincorsa prezzi-salari si traduce in inflazione di prezzi e salari.

    Nel decennio successivo, lo stesso fenomeno viene analizzato da Samuelson e Solow in USA, per il quale si verifica lo stesso tipo di relazione negativa tra disoccupazione ed inflazione.

    Diversamente avviene invece dagli anni ’70, negli USA e nei Paesi OCSE, in cui non si verifica la stessa relazione negativa in modo così marcato, poichè al crescere del tasso di disoccupazione corrisponde una riduzione NEL TEMPO del tasso di inflazione.
    Questa relazione si è verificata ad esempio a seguito del forte aumento del prezzo del petrolio, a causa del quale le imprese furono costrette ad aumentare i loro prezzi in proporzioni maggiori rispetto a quanto avessero aumentato i salari dei lavoratori. Quindi si verificò un aumento dell’inflazione nonostante il tasso di disoccupazione fosse rimasto invariato.
    Un’altra spiegazione alla modifica della relazione tra inflazione e disoccupazione è stato il nuovo modo di formulare le aspettative da parte dei lavoratori: ci si basava sul tasso di inflazione dell’anno precedente, considerandolo come possibile segnale di una similare inflazione per l’anno corrente e così via.

    Per cui se originariamente il tasso di inflazione era in funzione fondamentalmente della disoccupazione (infatti il tasso di inflazione dell’anno precedente era posto =0), dopo è stato calcolato in funzione anche del tasso di inflazione dell’anno precedente (aspettative, ponendo il tasso di inflazione dapprima positivo e poi in seguito =1.

    Per quanto riguardo il Tasso Naturale di Disoccupazione, lo si avrà quando il livello effettivo dei prezzi eguaglia il livello atteso degli stessi. Ma parlando di inflazione, possiamo allo stesso modo dire che si avrà tasso naturale di disoccupazione quando il livello di inflazione effettivo eguaglia il livello di inflazione atteso.

    Ora, se ciò che ho scritto è sostanzialmente corretto, cerco di collegarmi all’Offerta di Domanda Aggregata, ossia la relazione tra produzione (Y) e livello dei prezzi (P) stabiliti dalle imprese. E’ possibile rimandare il tasso di disoccupazione alla produzione: più alto è il livello di produzione, minore sarà il livello di disoccupazione.
    Perciò la curva di Phillips può essere riconsiderata in termini di Output anzichè in termini di occupazione/disoccupazione. Quindi la relazione sarà tra livello di output (produzione Y) ed inflazione.

    Questo è ciò che sommariamente ho capito riguardo la Curva di Phillips.
    La ringrazio sin da ora per i chiarimenti.
    Cordiali saluti,
    C. D’Amato

  138. rita ha detto:

    gentile professore,
    il paragrafo 6.1 del capitolo 5 di macroeconomia(edizione 2011) è indicato da una nota come interamente facoltativo.
    Va compreso o meno nel programma?
    La ringrazio.

  139. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,
    sì fa parte del programma e deve essere portato all’esame.
    cordialmente,
    PC

  140. Sonia ha detto:

    Gentile Professore, avrei delle domande da porLe.
    Innanzitutto, per quanto riguarda il programma di macro, tanto dell’edizione 2009 che di quella del 2011 bisogna studiare dal I al XIII capitolo?
    In secondo luogo, i risultati della prova intercorso del 21-11-2011 quando verranno pubblicati? Su quale sito?

    Grazie, cordiali saluti.

  141. nunzia91 ha detto:

    Gentile Professore,
    vorrei sapere se i vari FOCUS e approfondimenti del libro di macro vanno studiati .
    La ringrazio.

  142. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore,
    è possibile pubblicare,nei lucidi,i capitoli di Blanchard che ha spiegato fino ad oggi, in modo che io possa provvedere per le parti mancanti (possiedo la vecchia edizione).
    La Ringrazio.

  143. sabrina ha detto:

    Gentile Professore .
    chi ha sostenuto la prova intersorso il 21 novemebre può sostenere domani l’esame ?
    la ringrazio

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      La prova intercorso sarà tenuta in considerazione negli esami di gennaio-marzo,
      Cordialmente,
      PC

  144. Laura ha detto:

    Gentile professore,
    sono iscritta al 3° anno e dovrei sostenere l’esame di economia politica a gennaio…devo attenermi al programma 2010/11 o a quello 2011/12?
    La ringrazio
    Cordiali saluti

  145. Brigida ha detto:

    Gentile professore,
    potrei avere spiegazioni circa la costruzione del pil reale con indice a catena?
    Inoltre potrei avere chiarimenti su cosa vuol dire valuta di riserva?Cosa implica il fatto che il dollaro sia considerato tale?
    La ringrazio.

  146. CRISTINA VALLEFUOCO ha detto:

    Gentile Professore,
    mi chiedevo se oltre al calcolo di PIL reale,nominale,e relativi tassi di crescita,dobbiamo anche saper calcolare deflatore e Ipc,o basta saperne la definizione.
    La ringrazio anticipatamente.

  147. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    avrei una domanda perchè il libro mi pare faccia confusione;
    le esportazioni dipendono negativamente dal tasso di cambio reale mentre le importazioni positivamente?
    La ringrazio.

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile Livia,
      La ringrazio, mi ha fatto notare che nel blanchard ultima edizione, almeno in questo capitolo, ci sono alcuni errori di stampa. In particolare a pag. 166, nell’equazione [6.7] , il secondo “+” è da correggere. Dovrebbe essere un “-“. cioè la relazione tra tasso di cambio reale ed esportazioni è negativa (la nostra valuta aumenta di valore in termini di quella straniera per cui i nostri beni – beni esportati – diventano più costosi). La relazione con le importazioni è positiva (i beni prodotti all’estero – beni importati – diventano meno costosi).
      cordialmente,
      PC .

  148. Francesco ha detto:

    Gentile Professore,
    vorrei sapere quando sarà possibile conoscere i risultati della prova intercorso tenuto conto che al corso ci aveva detto di controllare l’ 1/12 sera.
    Grazie.

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studente,

      al corso ho detto che avrei postato i risultati sicuramente dopo l’uno mattina però anche che avrei cercato di farlo entro il fine settimana. Questi giorni sono stato particolarmente impegnato. Però il fine settimana non si è ancora concluso. Quindi…
      Cordialmente,
      PC

  149. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore,
    sto cercando di esercitarmi a risolvere qualche problema sull’ottimo del consumatore pero’ non sono sicura della soluzione.Il problema dice che m=30 p1=5 p2=2.Le curve di indifferenza sono lineari e l’equazione che le descive è 2 x1+ x2=u.Vuol sapere graficamente la quantita’ ottima dei 2 beni.Io ho calcolato il vincolo di bilancio p1x1+p2x2=m.Con questa formula ottengo x1 e x2.A questo punto sono confusa.Devo calcolare il Sms?Come devo procedere.
    La Ringrazio.

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,

      prendendo i valori assoluti, il rapporto tra i prezzi è p2/p1 = 2/5 = 0,4, quello tra le utilità marginali è u2/u1 = 1/2 = 0.5. Quindi rispetto alle valutazioni di mercato il consumatore dà una maggiore predilizione al bene 2 rispetto al bene 1. Visto che la curva di indifferenza mantiene costante il SMS questa valutazione sarà la stessa per tutte le quantità dei due beni. In altri termini la resa di 2 è per il consumatore maggiore di quella di 1 in relazione al suo prezzo. Solo il bene 2 verrà consumato, quindi x1 = 0 e tutto il reddito servirà ad acquistare il bene 2, quindi x2 = m/p2 = 30/2 = 15.

      Sostituendo questi valori nella curva di indifferenza ottengo il valore della massima utilità: u = 2 x 0 + 1 x 15 = 15.

      Provi a fare un grafico per verificare quanto ho detto.
      Cordialmente,
      PC

  150. esposito francesca ha detto:

    Gentile Professore,vorrei chiederle un’ informazione,la mia matricola é 991020002 e non la trovo nell’elenco dato,mi potrebbe dire com’é andata?

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      chi non appare nella lista non ha superato la prova. Sul contenuto del compito gli studenti possono discuterne con me o con il dott. Purificato durante il ricevimento.
      Cordialmente,
      PC

  151. esposito francesca ha detto:

    gentile professore,mi scusi se insisto ma rivedendo dopo la prova le risposte ho contollato che non é andato male,posso chiederle di controllare?

  152. Brigida ha detto:

    Gentile professore,
    potrei avere spiegazioni circa la costruzione del pil reale con indice a catena?
    Inoltre potrei avere chiarimenti su cosa vuol dire valuta di riserva?Cosa implica il fatto che il dollaro sia considerato tale?
    Grazie

  153. Lucia ha detto:

    Gentile Professore,
    vorrei sapere cosa comporta l’aver superato la prova intercorso di microeconomia ai fini dell’esame di gennaio.
    La Ringrazio .

  154. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    potrei avere una spiegazione più chiara sulla costruzione del PIL reale con indici a catena?

    Inoltre non ho ben capito cosa indica il parametro c0 nella funzione lineare del consumo [3.3]
    La ringrazio.

  155. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    forse non ho ben compreso il meccanismo,ma ho notato che mentre a pagina 116 del blanchard (ed 2011) dice che :”un aumento dell’offerta nominale di moneta comporta una riduzione del tasso di interesse e la curva LM si sposta verso il basso.”

    a pagina 133 del medesimo capitolo dice che :”Se aumenta l’offerta di moneta la curva LM si sposta verso destra,ma la figura riporta comunque uno spostamento verso il basso.
    Potrei avere dei chiarimenti?La ringrazio.

  156. pcommendatore ha detto:

    Gentile Livia,
    si sposta verso il basso e a destra (se nota la retta/curva si sposta parallelamente e cambiano sia l’intercetta orizzontale che quella verticale. L’intercetta orizzontale aumenta mentre quella verticale diminuisce – cioè diventa sempre più negativa spostandosi verso il basso). L’importante però e che lei afferri anche il significato economico degli spostamenti.
    Cordialmente,
    PC

  157. pcommendatore ha detto:

    Sì quelli sono gli effetti. Sempre se la domanda di moneta non è piatta oppure la IS perpendicolare.
    PC

  158. Pina ha detto:

    Gentile professore,
    non mi è chiaro se una riduzione della product market regulation comporta in ogni caso un aumento del salario o ha un effetto per cosi dire ambiguo.
    Può chiarirmi il concetto?
    Io ho capito che aumentando la concorrenza,ed eliminando le barriere aumenta la produzione quindi ,riducendo la disoccupazione,aumenta il salario,ma non mi è chiara la conclusione a pagina 204 del blanchard.
    La ringrazio

  159. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore,
    anche io non ho ben chiaro il concetto di product market regulation.
    La ringrazio

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile Rossella,

      PMR rappresenta tutta quella legislazione che influisce sul markup aumentando o riducendo il potere di mercato delle imprese. Nel testo il Blanchard fa riferimento alle regole che limitano il commercio con paesi extra-europei (dazi, quote ed altre barriere doganali) [Queste aumenterebbero il markup] o alla legislazione antitrust [questa ridurrebbe il markup]. Un esempio di attualità sono gli interventi, volti a rimuovere le protezioni a vantaggio di alcune categorie professionali (tassisti, farmacisti, ecc.), denominati ‘liberalizzazioni’.

      NB volendo semplificare il Blanchard assegna alla regolamentazione un’influenza positiva sul markup. Tuttavia il segno (positivo o negativo) va valutato intervento normativo per intervento normativo.

      Rispondendo anche alla sua collega sopra, regolamentazioni che aumentano il markup aumentano il tasso di disoccupazione naturale ed il salario reale.

      Cordialmente,
      PC

  160. Gentile professore,
    ho notato dalle slide del capitolo 8 di macroeconomia che non vengono trattati i paragrafi 4.2 e 5.1. Sono comunque inclusi nel programma?

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      sì, vanno fatti. Inoltre sono tutte cose che ho spiegato a lezione, utilizzando la lavagna tradizionale.
      Cordialmente
      PC

  161. Antonella di Manno ha detto:

    Gentile Professore,
    oltre ai libri di microeconomia e macroeconomia, dobbiamo integrare lo studio con altro materiale? Mi riferisco slide presenti in docentiunina.
    La ringrazio.

  162. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    i testi sono la base per superare l’esame. A questi può aggiungere se vuole altro materiale. I lucidi non rappresentano materiale aggiuntivo ma sono l’equivalente dei vostri appunti. Non sono destinati ai non frequentanti (anzi possono generare dei fraintendimenti, veda il post precedente della sua collega). Mentre sono molto utili per i frequentanti aiutando a seguire meglio la lezione.
    Cordialmente,
    PC

  163. Gentile professore,
    non riesco a comprendere il meccanismo per il quale una maggiore indicizzazione dei salari comporta un aumento dell’effetto della disoccupazione sull’inflazione,e cosa comporta alla curva di Phillips una deflazione elevata rispetto all’inflazione.
    Potrei avere una breve spiegazione?
    La ringrazio per la sua disponibilità.

  164. Gina ha detto:

    Gentile professore,
    dato che sul testo di macroeconomia non ci sono esercizi,mi chiedevo su cosa verterà lo scritto di macroeconomia a gennaio?Vorrei esercitarmi ma non so su cosa,grafici?calcolo di pil reale-nominale etc?
    Grazie

  165. lino ha detto:

    Egregio professore
    Il sistema del moltiplicatore monetario crea inflazione? o meglio, c’è qualcosa di questo meccanismo che ha tale effetto?

  166. Gina ha detto:

    Gentile professore,
    potrebbe chiarirmi l’approccio di JOHN taylor circa la presenza di rigidità nominali ?
    La ringrazio.

  167. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    su che testo sta studiando?
    cordialmente,
    PC

  168. barbara ha detto:

    gentile prof.
    essendo fuori corso vorrei sapere se ho la possibilità di scegliere tra il nuovo programma e il precedente (blanchard 2009) e se nel caso ci potrei essere penalizzata in sede d’esame.inoltre vorrei sapere quando lei e il dott purificato riprenderete il dipartimento.

    La ringrazio

    • sorhaya ha detto:

      Guarda all’inizio del blog è indicato il programma per sostenere l’esame, e sono indicate entrambe le edizioni.

  169. Luciana ha detto:

    Gentile Prof.
    vorrei delle delucidazioni circa la definizione e la dofferenza tra grandezze stock e grandezze flusso

    La ringrazio .

    • Livia D'Onofrio ha detto:

      Provo a rispondere io.
      Le grandezze stock sono ad esempio il capitale o l’occupazione, cioè variabili che non hanno una dimensione temporale,e che sono definiti in un certo momento nel tempo.le grandezze flusso sono invece variabili che hanno una grandezza temporale,cioè definiti per un certo periodo ti tempo come risparmio,produzione e investimento.

  170. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    ho dei dubbi circa il tasso di risparmio(capitolo 12 del blanchard).Potrebbe chiarirmi il concetto?

    Tasso di risparmio. Rapporto fra risparmio e reddito disponibile nel periodo considerato.

    il tasso di risparmio non influenza il tasso di crescita nel lungo periodo,perché a prescindere dal tasso di risparmio il tasso di crescita della produzione nel lungo periodo è pari a 0(si attesta a un livello costante)ma influenza il livello di produzione e una crescita maggiore del capitale per addetto per un certo periodo di tempo,crescita destinata a finire quando l’economia avrà raggiunto il suo nuovo stato stazionario.
    un aumento del tasso di risparmio determina una riduzione del consumo (breve periodo).nel lungo periodo ,un aumento del tasso di risparmio oltre il tasso di risparmio di regola aurea(ossia il tasso di risparmio di Regola Aurea è quel particolare tasso che massimizza il livello dei consumi di Stato stazionario) fanno aumentare o diminuire il consumo?

    mi è sembrato di capire che un aumento del t. di risparmio oltre il livello di regola aurea determini una riduzione del consumo,ma che in realtà l’evidenza mostra che le economie non presentino stock di capitali superiori al livello di regola aurea ,quindi nel lungo periodo un aumento del tasso di risparmio comporta un aumento del consumo.Tuttavia,poiché i governi tendono a considerare le generazioni correnti,mantengono il capitale molto al di sotto del livello di regola aurea.
    è giusto?

    La ringrazio

  171. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    ho dei dubbi circa il tasso di risparmio(capitolo 12 del blanchard).Potrebbe chiarirmi il concetto?

    Tasso di risparmio. Rapporto fra risparmio e reddito disponibile nel periodo considerato.

    il tasso di risparmio non influenza il tasso di crescita nel lungo periodo,perché a prescindere dal tasso di risparmio il tasso di crescita della produzione nel lungo periodo è pari a 0(si attesta a un livello costante)ma influenza il livello di produzione e una crescita maggiore del capitale per addetto per un certo periodo di tempo,crescita destinata a finire quando l’economia avrà raggiunto il suo nuovo stato stazionario.
    un aumento del tasso di risparmio determina una riduzione del consumo (breve periodo).nel lungo periodo ,un aumento del tasso di risparmio oltre il tasso di risparmio di regola aurea(ossia il tasso di risparmio di Regola Aurea è quel particolare tasso che massimizza il livello dei consumi di Stato stazionario) fanno aumentare o diminuire il consumo?

    mi è sembrato di capire che un aumento del t. di risparmio oltre il livello di regola aurea determini una riduzione del consumo,ma che in realtà l’evidenza mostra che le economie non presentino stock di capitali superiori al livello di regola aurea ,quindi nel lungo periodo un aumento del tasso di risparmio comporta un aumento del consumo.Tuttavia,poiché i governi tendono a considerare le generazioni correnti,mantengono il capitale molto al di sotto del livello di regola aurea.
    è giusto quanto detto?

    La ringrazio

  172. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    la motivazione è, purtroppo, assai semplice. I governi vengono (ri)eletti dalla generazione corrente e non dalla futura. Per cui tendono a prediligere ‘oggi’ un maggior consumo a scapito di un minor consumo ‘domani’. Per cui non sono molto motivati ad intervenire sui comportamenti delle famiglie né ad attuare le specifiche politiche di bilancio (a meno che non vi siano ‘costretti’, come nel caso attuale dell’Italia).
    Cordialmente,
    PC

  173. Pina ha detto:

    Gentile Professore,
    potrei avere spiegazioni circa la parità coperta dei tassi di interesse (pag 159 del blanchard)e la costruzione del pil reale con indici a catena(pag 51).?
    La ringrazio.

  174. Michela ha detto:

    Gentile Professore,
    domani ci sarà regolarmente ricevimento?
    La ringrazio

  175. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,
    nel periodo febbraio-marzo ricevo il mercoledì dalle 11:00 alle 12:30.
    cordialmente,
    PC

  176. Luciana ha detto:

    Gentile Professore,
    ho comprato la vecchia edizione del libro di macroeconomia, venendo domani in dipartimento posso fare le fotocopie delle pagine mancanti?
    La ringrazio

  177. lino ha detto:

    Gentile Prof. Commendatore
    Nel caso di un aumento del prezzo del petrolio il livello naturale di produzione scende e aumenta il livello dei prezzi. Vorrei chiederLe cosa succede al tasso d’interesse

  178. sorhaya ha detto:

    Gentile professore, volevo chiederLe se è possibile sostenere l’esame a febbraio nel caso in cui non si dovesse superare la prova il 17 gennaio. La ringrazio

  179. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    ci sarà calendarizzazione per gli esami del 17 gennaio o non c’è divisione delle matricole?
    La ringrazio.

  180. pcommendatore ha detto:

    Gentile Livia,
    nessuna calendarizzazione, vi sedete tutti insieme per lo scritto.
    Cordialmente,
    PC

    • Fabiola Fiengo ha detto:

      Gentile professore
      Per coloro i quali hanno sostenuto e superato la prova intercorso svoltasi il 21 novembre 2011 e vogliono sostenere l’esame nell’appello del 17 gennaio devono seguire una calendarizzazione oppure devono presentarsi normalmente il 17?

  181. pcommendatore ha detto:

    Anche loro il 17
    PC

  182. Pina ha detto:

    Gentile Professore,
    per coloro che hanno superato la prova intercorso e che sosterranno l’esame la prossima settimana,è utile rivedere gli esercizi di microeconomia?
    La ringrazio

  183. Antonella di Manno ha detto:

    Gentile Professore,
    potrebbe aiutarmi a leggere la curva IS. Probabilmente le domande sono banali, ma questo chiarimento mi sarebbe molto utile. La ringrazio in anticipo.
    La curva di domanda ZZ è positivamente inclinata (poiché Z è funzione crescente di Y) ed è disegnata per un dato livello del tasso di interesse (i).
    La curva IS è ricavata dal grafico della funzione di domanda e rappresenta la relazione tra produzione e tasso di interesse. Si può dire che essa è una sorta di “scrematura” di ciò che accade nel primo grafico (aumento del tasso di interesse, riduzione dell’investimento e quindi riduzione della domanda, riduzione più che proporzionale della produzione –> aumento di i, riduzione di Y)? Insomma: a) se Z è funzione crescente di Y; b) se Z è funzione decrescente di i; c) se Y segue Z –> ne deriva che Y è funzione decrescente di i. La curva IS, allora, è negativamente inclinata.
    Dato il tasso di interesse, ogni fattore che riduce Z comporta uno spostamento della curva di domanda e della curva IS. <>, significa che per avere spostamenti della curva IS si considerano soltanto variazioni di Y, T e G? Variazioni del tasso di interesse comportano, invece, movimenti lungo la curva IS, giusto?

  184. Antonella di Manno ha detto:

    ……. ho dimenticato un pezzo: <> significa che per avere spostamenti della curva IS si considerano soltanto variazioni di Y, T e G? Variazioni del tasso di interesse comportano, invece, movimenti lungo la curva IS, giusto?

  185. rossella76 ha detto:

    Gentile Professore,
    vorrei sapere se il giorno 17 si terranno anche gli esami orali.
    La ringrazio

  186. Livia D'Onofrio ha detto:

    Gentile Professore,
    vorrei conoscere l’orario di inizio dell’esame di domani.
    La ringrazio

  187. sorhaya ha detto:

    Gentile professore nel costruire la curva LM indichiamo sul grafico tasso di interesse e reddito disponibile. Come mai quando invece definiamo gli spostamenti della curva in seguito ad una politica monetaria sul grafico vengono riportati tasso di interesse e produzione(anzichè il reddito come prima)? La curva LM non rappresenta le combinazioni di y e di i compatibili con l’equilibrio dei mercati finanziari? Se è così su grafico non andrebbero sempre riportati tasso di interesse e produzione? Spero di essermi spiegata bene

  188. Antonella di Manno ha detto:

    Ciao Sorhaya!
    In attesa della risposta del Professore, provo a chiarirti questo dubbio.
    La produzione è esattamente uguale al reddito (Y=Y): se aumenta la produzione (es. di 10 euro) aumenta anche il reddito nella stessa identica misura (10 euro). Quindi dire l’uno o l’altro è indifferente.
    Se disegni la produzione in funzione del reddito è tutto più chiaro: questa relazione è rappresentata graficamente da una retta a 45°, con pendenza uguale a 1. E’ la c.d. bisettrice, sulla quale tutti i punti riconducibili alla variabile indipendente Y (misurata sull’asse verticale) corrispondono <> tutti punti della variabile dipendente Y(misurata sull’asse orizzontale).
    Spero di esserti stata utile.

  189. Angela Falzarano ha detto:

    Compensazione Hicksiana…
    prof è giusto dire che è in microeconomia, uno dei due effetti della variazione del prezzo di un bene, sulle scelte di consumo degli individui.
    Più precisamente, dato un vincolo di bilancio e posto che esso sia spendibile nell’acquisto di soli due beni, la diminuzione, ad esempio, del prezzo di uno di essi, conduce alla sostituzione del bene più caro con quello divenuto meno caro.
    L’individuazione dell’effetto di sostituzione e la sua separazione da quello di reddito può essere realizzata attraverso l’utilizzo del metodo della variazione equivalente del reddito. Tale metodo, ideato da Hicks, suppone che la riduzione del prezzo di un bene non induca un mutamento nell’utilità del consumatore ma nel suo reddito. In altre parole si ipotizza una riduzione del reddito disponibile proporzionale alla riduzione del prezzo del bene.
    La ringrazio

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      Mi sembra un pò confuso. Le consiglio di rileggere il libro di testo.
      cordialmente,
      PC

    • pcommendatore ha detto:

      Innanzitutto è troppo riassuntivo, e Le ripeto è confuso. Le consiglio di prendere il libro di testo e di leggere quello piuttosto che affidarsi ad altri meno accurati.
      cordialmente,
      PC

    • sorhaya ha detto:

      Allora ci provo anch’io.
      La quantità domandata di un bene varia al variare del prezzo del bene stesso. Dobbiamo peró precisare che le variazioni di prezzo non possono essere isolate da variazioni di reddito(se ad esempio il prezzo di un bene aumenta, ciò causa una diminuzione del potere d’acquisto del consumatore, perchè il suo reddito reale si riduce). Quindi l’effetto di variazione dei prezzi sulla quantità domandata è scomponibile in due effetti: l’effetto di sostituzione, che rappresenta la variazione della quantità domandata determinata esclusivamente dalla variazione del prezzo, che rende più conveniente sostituire il bene divenuto più caro con altri meno cari. (se p. aumenta d. diminuisce);
      L’effetto di reddito deriva dal fatto che variazioni del prezzo comportano variazioni del reddito del consumatore.
      La compensazione di hicks analizza entrambi gli effetti: dato il vincolo di bilancio una variazione del prezzo di un bene causa un movimento rotatorio della retta, quindi varia l’inclinazione. Nella FIG 2.25 il prezzo del bene x2 è diminuto e la retta di bilancio ruota verso l’esterno. Considerato il solo effetto di sostituzione il punto di ottimo si sposta da E1ad E1′, perchè il secondo bene è divenuto più conveniente a causa del prezzo minore. Considerando l’effetto del reddito (un aumento del reddito causa uno spostamento della retta di bilancio), punti di ottimo si sposta in E2.

  190. Angela Falzarano ha detto:

    Mi corregga se sbaglio:
    CONCORRENZA MONOPOLISTICA
    EQUILIBRIO DI BREVE PERIODO
    Da un punto di vista generale l’impresa in concorrenza. MONPOLISTICA decide non diversamente da un’impresa in monopolio:sceglie quella quantità di prodotto per la quale si verifica l’uguaglianza tra costo marginale e ricavo marginale.L’impresa realizza un profitto se per tale quantità, il prezzo è superiore al costo medio tot. subisce una perdita se nell medesime condizioni, il prezzo è inferiore al costo medio tot.
    EQUILIBRIO DI LUNGO PERIODO
    Se le imprese realizzano profitti, nuove imprese entrano nel mercato e la curva di domanda di ogni impresa si sposta verso sinistra. Se le imprese subiscono perdite, alcun usciranno dal mercato facendo spostare la curva di domanda vers destra.
    Dati tali spostamenti della curva di domanda l’impresa verrà condotta a un equilibrio di lungo periodo in cui il prezoz è = al costo medio tot e l’impresa realizza un profitto nullo.
    CONCORRENZA PERFETTA
    EQUILIBRIO DI BREVE PERIODO
    la massimizzazione del profitto in concorrenza perfetta impone l’eguaglianza tra il prezzo di mercato e il costo marginale.Qualsiasi altro livello di produzione, minore o maggiore, risulta non ottimale ai fini della massimizzazione del profitto.Oltre all’eguaglianza tra il prezzo di mercato e il costo marginale l’impresa deve anche rispettare una seconda condizione …
    … infatti, il prezzo deve essere superiore rispetto al livello minimo dei costi medi variabili
    Se ciò non avvenisse, l’impresa avrebbe convenienza a non produrre affatto, poiché non sarebbe in grado di coprire nemmeno i costi variabili sostenuti per la produzione
    Se invece il prezzo di mercato risulta superiore rispetto al punto di minimo dei costi medi variabili, ma inferiore rispetto ai costi medi totali, allora pur realizzando un profitto negativo all’impresa conviene continuare ad offrire il prodotto sul mercato
    Ciò dipende dal fatto che se in tale situazione decidesse di cessare la produzione, incorrerebbe in una perdita ancora maggiore.
    EQUILIBRIO DI LUNGO PERIODO
    Nel lungo periodo un’impresa può adeguare la propria dotazione di capitale alle mutate
    condizioni di mercato
    Sempre nel lungo periodo è possibile che nuove imprese decidano di entrare dal mercato qualora intravedano la possibilità di realizzare profitti
    Analogamente, imprese già operanti nel mercato possono decidere di uscire se non ottengono profitti positivi
    Questi aggiustamenti fanno si che nel lungo periodo si determini una situazione nella quale:
    – Il prezzo di equilibrio è pari al valore minimo della curva del costo medio
    – L’output è prodotto al costo unitario più basso possibile
    – Al venditore è pagato solo il costo di produzione
    – Il profitto economico è nullo per tutte le imprese

  191. pcommendatore ha detto:

    Direi che va bene, da rinforzare, ovviamente, con l’analisi più approfondita presente nel libro di testo.

    cordialmente,

    PC

  192. barbara ha detto:

    gentile prof.
    ho l’edizione dello sloman del 2007. posso studiare da questa o ci sono differenze con quella del 2010?

    La ringrazio
    Barbara

  193. Antonella di Manno ha detto:

    Gentile Professore,
    stavo studiando il modello AS-AD, in particolare gli effetti di un’espansione monetaria.
    Quando il Blanchard descrive cosa succede dietro le quinte, trovo difficoltà a collocare la curva LM” (che nella figura 7.8 interseca la curva IS nel punto B).
    Provo a riassumere quanto ho capito.
    Prima della variazione dello stock nominale di moneta, nel punto di intersezione tra la curva AS e la curva AD, Y=Yn.
    Nel breve periodo, un aumento dello stock nominale di moneta sposta la curva LM verso il basso (da LM a LM’) e l’economia si muove lungo la curva IS (diminuisce il tasso di interesse e aumenta la produzione di equilibrio). Nel modello AS-AD, questo aumento dello stock nominale di moneta causa uno spostamento verso destra della curva AD e l’economia si muove lungo la curva AS (aumenta la produzione e aumenta il livello dei prezzi). In corrispondenza del nuovo equilibrio (A’), Y>Yn. Ciò innesca il meccanismo dell’aggiustamento: il livello dei prezzi sale, causando spostamenti verso l’alto della curva AS e facendo muovere l’economia lungo la curva AD, fino a che Y=Yn.
    Quindi, durante tutto questo periodo, i saldi monetari reali sono diminuiti a causa dell’aumento del livello dei prezzi: la curva LM è tornata in alto (si è spostata da LM’ a LM), quindi il tasso di interesse e la produzione di equilirio sono tornati al livello iniziale.
    Ecco perché gli economisti parlano di neutralità della moneta: nel medio periodo, una variazione dello stock nominale di moneta si riflette unicamente in una variazione proporzionale dei prezzi, ma non ha alcun effetto sulla produzione e sul tasso di interesse.

    La ringrazio.

    • Antonella di Manno ha detto:

      Gentile Professore,
      ho riletto il paragrafo in questione e ho risolto il dubbio: a seguito dell’aumento dello stock nominale di moneta la curva LM si sposta prima in basso da LM a LM”, poi in alto da LM” a LM’ a seguito dell’aumento dei prezzi nel breve periodo.
      Comunque, in vista di una possibile domanda d’esame, Le chiedo se conviene, per essere sintetici, sovrapporre la trattazione di ciò che accade nel grafico AS-AD (produzione-prezzi) e di ciò che accade nel grafico IS-LM (produzione-tasso di interesse) oppure è opportuno analizzare un aspetto alla volta.

      Perdoni il disturbo.
      La ringrazio.

  194. sorhaya ha detto:

    Salve professore, sto riscontrando difficoltà nel ripetere il tasso di risparmio, o meglio come il tasso di risparmio influenza la produzione nel lungo periodo. Potrebbe eventualmente correggermi: il tasso di risparmio non ha alcun effetto sul tasso di crescita nel lungo periodo del prodotto per addetto. Questo è dovuto al fatto che nel lungo periodo l’economia converge a un livello costante di prodotto per addetto, quindi il tasso di crescita sarà uguale a zero, a prescindere dal tasso di risparmio. Un aumento di quest’ultimo potrà però determinare un aumento del livello di prodotto per addetto nel lungo periodo. Dal grafico infatti risulta che paesi con un tasso di risparmio più elevato avranno un maggior livello per addetto in stato stazionario. Dal quel momento in poi però il tasso di crescita sarà comunque costante a prescindere dal tasso di risparmio.
    E’ corretto? La ringrazio

  195. pcommendatore ha detto:

    corretto

    PC

  196. lucia ha detto:

    gentilissimo prof …
    sono una vecchia matricola 031 e x vari problemi di salute legati ad un handicap fisico nn ho piu’ sostenuto esami da circa 8 anni e rischio la decadenza a fine marzo…
    ma ho ripreso i libri xke’ nn voglio buttare all’aria gli anni di studio precedenti
    e tra i tre esami ke mi mancano c’ e’ anke il suo e lunedi 6 febbraio vorrei essere presente alla sessione d’esame ke ho regolarmente prenotato
    a questo punto vorrei kiederle se nn riuscissi a superare la prova scritta potrei avere la verbalizzazione della bocciatura x evitare le decadenza cosi’ come indicatomi in segreteria?
    attendendo una cortese risposta la ringraz anticipatamente

  197. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,
    certamente.
    Cordiali saluti,
    PC

  198. lucia ha detto:

    la ribgraz x la risposta professore
    vorrei solo una ultimissima precisazione x nn fare errori e nn perdere i mi lunghi sforzi
    la verbalizzazione della bocciatura viene fatta da voi automoticamente x tutti gli studenti ho debbo richiederlo a voi prima dell’esame?visto ke di solito le bocciature nn vengono quasi + verbalizzate..
    graz ancora prof

  199. pcommendatore ha detto:

    Venga all’esame e da lì si procederà,
    cordialmente
    PC

  200. Angela Falzarano ha detto:

    prof scusi non riesco a trovare l’orario della sessione d’esame del 6 febbraio…a che ora dovrei presentarmi??grazie

  201. pcommendatore ha detto:

    L’ho appena scritto sopra.
    Cordialmente.
    PC

  202. Angela ha detto:

    prof ma se continua a nevicare come ora lunedì,l’esame viene rimandato o si farà lo stesso?perchè almeno nel mio paese in provincia di Benevento non si può proprio circolare…p

  203. Luciana ha detto:

    Professore è possibile sostenere l’esame con lei?
    La Ringrazio.

  204. Dani ha detto:

    Salve Gentile Professore,
    vorrei un chiarimento circa il moltiplicatore keynesiano del reddito…

    Ho capito che è uno strumento che consente di misurare la percentuale di incremento del reddito nazionale in rapporto all’incremento di una o più componenti della spesa aggregata (consumo,investimenti,spesa pubblica).
    In un’economia chiusa, senza settore pubblico
    la spesa aggregata (Y) = consumi(C)+investimenti privati(I) .
    Ipotizziamo che gli investimenti siano costanti.

    Determiniamo il valore del moltiplicatore la cui formula è 1/1-c:
    c. è la propensione marginale al consumo che è la percentuale di reddito che viene reinvestita dai consumatori appunto in consumo. Ipotizziamo che c. costituisca l’80% del reddito. (quindi c. sarà 0,8). avremo: 1/1-0,8 cioè 1/0,2= 5 (valore del moltiplicatore)

    Ora la teoria di keynes ci dice che ogni aumento della spesa aggregata (a+I) da luogo ad un aumento del reddito nazionale pari a tale incremento,moltiplicato per il valore del moltiplicatore (nel mio caso 5) Come faccio a metterlo in pratica matematicamente? mi riferisco sempre al mio caso, cioè ipotesi in cui il moltiplicatore è 5 e gli investimenti sono costanti? Grazie mille per l’attenzione!

    • Dani ha detto:

      Mi sembra di essere riuscita a risolvere il problema, da me stessa posto.
      In pratica, per dimostrare l’effetto del moltiplicatore devo ipotizzare una funzione di consumo,di cui la formula C=a+c(Y) . Ipotizzo C=50+0,8 e investimenti costanti di un valore pari a 100.
      Il reddito di equilibrio verrà determinato applicando la formula Y= 1/1-c (a+I)
      quindi:
      Y=1/1-0,8 (50+100)
      Y=5 (50+100)
      Y= 750
      Ora vogliamo dimostrare l’effetto del moltiplicatore, ossia dimostrare che per ogni aumento della spesa aggregata ci sarà un aumento del reddito pari a questo incremento moltiplicatore per il valore del moltiplicatore. Quindi ipotizziamo che la spesa aggregata aumenti di 50. il reddito aumenterà di 50 x 5 ossia di 250. Il reddito arriverà a 1000.
      Professore è corretto tutto ciò? Grazie ancora per la sua eventuale risposta!
      Daniela.

  205. Antonella di Manno ha detto:

    Gentile Professore,
    mi ricollego all’intervento della collega circa l’influenza del tasso di risparmio sul livello di prodotto per addetto.
    Un maggior tasso di risparmio non determina un maggior tasso di crescita del prodotto per addetto (poiché nel lungo l’economia comunque converge ad uno stato srtazionario di prodotto per addetto). Un maggior tasso di risparmio, però, provoca un aumento del livello del prodotto per addetto. In questo caso, l’investimento eccederà il deprezzamento e il capitale p.a., insieme al prodotto p.a., aumenterà fino a giungere al nuovo stato stazionario.
    Quindi si può dire che un maggior tasso di risparmio, anche se non ha effetti permanenti sul tasso di crescita del prodotto p.a., è cmq in grado di provocare un maggior tasso di crescita di quest’ultimo per un certo periodo di tempo (durante il passaggio da uno stato stazionario all’altro)?
    E’ corretto?
    Grazie mille.

  206. Antonella di Manno ha detto:

    Un’altra cosa….
    Il tasso di crescita di stato stazionario è il tasso di crescita positivo e costante del prodotto p.a. che si registra in un’economia con progresso tecnologoco?

  207. alfredo ha detto:

    Sono residente in avellino,qui c’è oltre mezzo metro di neve ed è impossibile circolare, non ho potuto sostenere l’esame il 6 febbraio per ovvi motivi, l’altra sessione quando è prevista?Marzo?Sono inoltre iscritto al terzo anno ma devo ancora sostenere quest’esame che è del secondo, il programma è quello del 2010 2011 o 2011 2012?grazie in anticipo della disponibilità.

  208. pcommendatore ha detto:

    Gentile studente,

    il prossimo appello dovrebbe essere il 9 di marzo, controlli lei stesso sul sito di facoltà. E’ sempre consigliabile studiare sull’ultimo programma.
    cordialmente,
    PC

  209. elvy91 ha detto:

    buongiorno professore
    sono una studentessa del secondo anno e sto preparando il vostro esame.Volevo chiederle su quali punti in particolare dovrei focalizzarmi sul cap X del blanchard.La ringrazio anticipatamente per la sua disponabilità.

  210. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,

    Per la comprensione:

    meccanismi fondamentali del modello,
    determinazione dell’equilibrio
    come cambia l’equilibrio al cambiare dei parametri (tasso di risparmio)
    dinamica dell’aggiustamento
    Approfondimenti (per esempio, regola aurea del tasso di risparmio)

    Per l’esame:

    Tutto e bene 🙂

    Cordialmente,

    PC

  211. elvy91 ha detto:

    buonasera prof. Commendatore
    volevo chiederle a che ora si terrà sia il suo ricevimento qst settimana sia quello del dott. Purificato.
    La ringrazio in anticipo, cordiali saluti.

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,

      questo mercoledì è vacanza accademica, mentre giovedì troverà a ricevimento il dott. Purificato dalle 9:30 alle 11:30.
      Cordialmente,
      PC

  212. Antonella di Manno ha detto:

    Gentile Professore,
    non mi è molto chiara la legge di Okun. Provo a riassumere.
    Bisogna abbandonare le ipotesi semplificatrici secondo cui variazioni della produzione si risolvono in variazioni di uguale misura dell’occupazione (Y=N) e forza lavoro (L) costante. Se così fosse (ut-ut-1= -gyt): una variazione del tasso di disoccupazione sarebbe semplicemente uguale all’opposto del tasso di crescita della produzione.
    In realtà non è così.
    Innanzitutto esiste un TASSO NORMALE DI CRESCITA della produzione (gy soprassegnato), cioè quel tasso di crescita della produzione che mantiene un tasso di disoccupazione costante. Esso è uguale alla somma del tasso di crescita della forza lavoro e del tasso di crescita della produttività del vavoro.
    Quando la crescita della produzone si discosta da questo tasso normale, le imprese aggiustano l’occupazione in minura meno che proporzionale (es. perchè alcuni settori, come il reparto di contabilità, non dipendono dal livello di produzione; ancora perché in situazioni di crisi le imprese preferiscono mantenere i propri dipendenti piuttosto che licenziarli).
    In secondo luogo, un aumento della occupazione non si risolve in una riduzione proporzionale della disoccupazione (questo perché la forza lavoro aumenta, stante l’ingresso dei c.d. lavoratori scoraggiati che cessano di essere tali per diventare ufficialmente disoccupati ovvero occupati).
    Tutto questo implica che: una crescita della produzione superiore al tasso normale (gyt > gy) causa una variazione meno che proporzionale della disoccupazione. La misura di questa variazione dipende dalla risposta del tasso di disoccupazione alla crescita della produzione (il coefficiente beta).
    Questi sono i passaggi importanti?

  213. isabella ha detto:

    salve, Prof. volevo chiederle se per marzo ha previsto di fare lezioni per chi deve sostenere l’esame di economia politica, e se si i giorni e l’aula in cui si svolgeranno. grazie

  214. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,

    nel secondo semestre terrò il corso di Scienza delle Finanze.

    Cordialmente,

    PC

  215. Antonella di Manno ha detto:

    Gentile Professore,
    sono ritornata nuovamente sulla compensazione hickisiana e di Slutsky. Forse ora mi è più chiaro…. Come sempre provo a riassumere.
    Valutiamo l”effetto di una variazione di prezzo sulla quantità domandata di un bene. Questo effetto si scompone in:
    EFFETTO DI SOSTITUZIONE (misura la variazione della quantità domandata dovuta al fatto che il bene il cui prezzo è variato è divenuto più o meno conveniente rispetto ad altri. Ha sempre valore negativo, cioè si muove in direzione opposta alla variazione di prezzo)
    EFFETTO DI REDDITO (mirusa la variazione della quantità domandata dovuta alla variazione del reddito reale del consumatore, cioè il reddito in termini del bene il cui prezzo è variato. Ha valore negativo o positivo a seconda che si tratti rispettivamente di beni normali o inferiori).
    La compensazione hicksiana e la compensazione di Stlusky sono proprio dirette a dimostrare questa scomposizione. In particolare sono dirette a dimostrare, isolandolo, l’effetto di sostituzione (cioè l’effetto della variazione di prezzo in sè).
    La COMPENSAZIONE HICKSIANA è un confronto a utilità costante.
    Es. essendo diminuito il prezzo del il bene x2 (nel grafico, misurato sull’asse orizzontale), cosa accade alla scelta ottima del consumatore mantenendo costante l’utilità (cioè restando sulla stessa curva di indifferenza)? Ciò si può notare considerando il punto di tangenza tra una “fittizia” retta di bilancio parallela a quella che si ha dopo la variazione di prezzo (queste due rette hanno quindi la stessa pendenza) e la curva di indifferenza dove si trova il vecchio punto di ottimo. Dal confronto tra il vecchio punto di ottimo e questo punto di ottimo che possiamo dire “fittizio” notiamo che, a seguito della riduzione del prezzo del bene x2, la quantità domandata di x2 è aumentata, mentre si è ridotta la quantità domandata del bene x1. In pratica, x2 è divenuto più conveniente di x1. Questo è l’effetto di sostituzione.
    Sulla quantità domandata di x2, all’effetto di sostituzione andrà a sommarsi l’effetto di reddito. Qualora si tratti di beni inferiori, però, l’effetto di reddito andrà a sottrarsi all’effetto di sostituzione, ma non sarà mai in grado di compensare quest’ultimo, L’effetto di sostituzione prevale sempre.
    Anche la COMPENSAZIONE DI SLUTSKY è diretta ad isolare l’effetto di sostituzione, operando questa volta un confronto a potere d’acquisto (reddito reale) costante. I risultati sono sostanzialmente identici a quelli della compensazione hicksiana. L’unica differenza è il pricedimento: si fa ruotare la nuova retta di bilancio (cioè quella che rusulta dalla variazione del prezzo) intorno al vecchio punto di ottimo e si effettua un confronto tra questo punto e il punto di tangenza tra questa fittizia retta di bilancio e una curva di indifferenza.

    Grazie Professore per l’attenzione che ci dimostra ogni volta.

    • rita ha detto:

      professore le vorrei fare una richiesta:visto che l’esame è il 9 marzo e chi non lo può sostenere per concomitana con altri esami è costretto a rimandarlo a giungo non potendo quindi poi preparare per giungo scienze delle finanze Lei avrebbe possibilità di fissare una seconda data il 29 o 30 marzo alla quale ovviamente non potrebbe partecipare chi l’ha sostenuto il 9…..glileo chiedo perchè negli anni scorsi in altre materie è stata accordata qst possibilità negli appelli di marzo.anche quando non ne ricorrevano i pressuposti ma semplicemente per and incontro alle esigene degli studenti la ringraio anticipatamente.e mi scusi……

      • pcommendatore ha detto:

        Gentile studentessa,
        per motivi organizzativi e per impegni istituzionali precedentemente presi non è possibile fissare un appello nel mese di marzo aggiuntivo a quello concordato istituzionalmente.
        cordiali saluti

  216. rita ha detto:

    p.s.prof al momento ho parlato con una decina di colleghi tutti interessati a questa seconda data nel caso ovviamente Lei fosse disponible cercherei di creare un gruppo di alemno 20 persone per non far impegnare a lei ed assistenti una mattinata o un pomeriggio solo per pochi di noi

  217. rita ha detto:

    la ringrazio ugualmente …..professore pensa di diare anche Lei la possibilità come fa il prof Stornaiuolo di sostenere aciene delle finanze tra aprile e maggio in 2 moduli separati?e sarebbe possibile sostenerli sena aver fatto economia per poi averli convalidati se si facesse economia tra giugno ed ottobre (il prof .pica ad es faceva così)mi scusai nuovmente per tutti questi quesiti ma purtroppo molte date coincidono e noi studenti stiamo trovando molta difficoltà ad organizarci con gli esami

  218. elvy91 ha detto:

    gentile professore
    potrebbe spiegarmi sia il moltiplicatore monetario che il moltiplicatore del mercato di beni???

  219. pcommendatore ha detto:

    Gentile studentessa,

    sì è già parlato di questi due concetti in questo blog (veda sopra). Provi in ogni caso a dare lei delle spiiegazioni. Io o i suoi colleghi potremo quindi intervenire più puntualmente.
    Cordialmente,
    PC

    • elvy91 ha detto:

      moltiplicatore del mercato dei beni: bisogna partire dalla conzione di equilibrio del mercato dei beni che come sappiamo è uguale a Y=C+I+G ,tale equazione esprime la relazione che c’è tra domanda ed offerta.un aumento di qualsiasi fattore che si trova alla destra dell’equazione comporta un aumento di domanda e di conseguenza un aumento della produzione, così un aumento della produzione comporta un aumento del reddito il quale comporta un ultiriore aumento della domanda e così via…tale fenomeno può essere osservato anche algebricamete con la semplice sostituzione della forma funzionale del consumo nella condizione di equilibrio di mercato. ootterremo così :Y=1/1-c1(c0+I+G+Tc1). Il termine a destra fuori la parentesi è il moltiplicatore e il risultato finale degli aumenti sarà l’aumento iniziale per il termine del moltiplicatore.io direi questo.

    • elvy91 ha detto:

      partendo invece dall’equilibrio del mercato finanziario possiamo ricavarci il moltiplicatore della moneta infatti possiamo ottenere : 1/c+0881-c)H=EYL(i)
      Il termine a siniztra dell’equazione che moltiplicha per H è il moltiplicatore della moneta pertanto la domanda di moneta sarà uguale all’offerta di moneta emessa dalla banca centrale per il moltiplicatore della moneta…cosa aggiungere???

      • pcommendatore ha detto:

        L’ultima parte del Capitolo parla proprio del funzionamento del moltiplicatore del credito e della moneta con un esempio.

        PC

  220. elvy91 ha detto:

    buonasera professore nel capitolo 4 di macroeconomia ,quello dedicato ai mercati finanziari , ci da due formule di riferimento come condizione di equilibrio del mercato :
    M=EYL(i) e H=[c+0(1+c)]Md.
    la differenza risedie nel fatto che nella prima condizione di equilibrio assumiamo che la moneta sia composta dal solo circolante mentre nella seconda assumiamo che la composizione della moneta si divida tra circolante e depositi????

  221. elvy91 ha detto:

    professore buona sera volevo chiederle se la condizione di paritàzio dei tassi d’interesse e la condizione di parità dell’intesesse esprimevano la stessa cosa ma in modi diversi????
    La ringrazio in anticipo

  222. elvy91 ha detto:

    professore volevo chiederle per quale motivo con un aumento del prezzo del petrolio la produzione non ritornava al suo originario livello naturale???
    aspetto una sua risposta , la ringrazio in anticipo
    Cordiali saluti.

  223. elvy91 ha detto:

    buonasera professore.
    volevo una conferma su ciò che avevo studiato, vale a dire la curva di phillips.mi è molto chiaro ciò che aveva osservato phillips nella prima formulazione e mi sono altrettanto chiare le ragioni che hanno portato poi alla curva accellerata.in seguito il nostro testo ci riporta un’ altra equazione la quale esprime che la variazione del tasso d’infrazione sia uguale alla differenza tra tasso di disoccupazione naturale e il suo tasso effettivo.io ho compreso che questo poteva essere un secondo modo per esprimere la relazione della curva accellerata di phillips,è giusto???non so se m sono espressa bene…comunque la ringrazio in anticipo

  224. pcommendatore ha detto:

    Sì è corretto.
    PC

  225. Ciro ha detto:

    buon pomeriggio professore, sono uno studente che ha svolto l’esame di economia politica a gennaio, volevo farle una domanda

    leggevo, curiosando su internet, che l’Italia si avvia alla “Stagflazione” cioè un aumento generale dei prezzi accompagnato da una “stagnazione” economica, un qualcosa di anomalo nell’economia, ma che può comunque succedere e che ha praticamente confutato la teoria Keynesiana dei sistemi economici da qui a parecchi anni;
    è davvero così considerando l’andamento delle leggi finanziarie e dell’economia generale italiana ?

    cordialmente la ringrazio per una sua eventuale risposta

  226. sara ha detto:

    buongiorno prof
    finalmente dopo quasi un anno e tanti problemi ho iniziato a studiare economia politica volevo chiederle se sia giusto studiare prima micro e poi macro e se è utile studiare prima le slide e poi i testi? grazie sara

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      meglio prima micro. Guardi pure i lucidi ma si concentri sopratutto sui testi, sarà su quelli che sosterrà l’esame.
      Cordialmente,
      PC

  227. valeria ha detto:

    Buonasera prof,
    mi spiega per cortesia perchè l’effetto di sostituzione ha sempre segno negativo?
    Grazie anticipatamente.

    • pcommendatore ha detto:

      Gentile studentessa,
      provi a dare la spiegazione Lei sulla base di quello che ha capito. Io interverrò per commentare la sua risposta.
      Cordiali saluti,
      PC

    • pcommendatore ha detto:

      L’effetto di sostituzione misura quella parte dell’effetto complessivo della variazione del prezzo sulla domanda del bene imputabile alla possibilità da parte del consumatore di sostituire quel bene con un altro. Se per esempio il prezzo del bene 2 aumenta, il consumatore (facciamo che il bene sia normale) ridurrà il consumo per 2 motivi i) sostituirà quel bene con il bene 1; ii) siccome la sua capacità di acquisto complessiva si è ridotta, ridurrà la quantità acquistata (ripeto stiamo assumendo che sia un bene normale). Il primo effetto è quello di sostituzione: p2 aumenta, x2 si riduce (prezzo aumenta, quantità, consumata si riduce). Il segno non può che essere negativo visto che la quantità consumata si muove necessariamente nella direzione opposta del prezzo. Nell’esempio, il prezzo aumenta, il bene 2 diventa meno conveniente rispetto al bene 1; riduco il consumo del bene 2 (mentre aumento la quantità consumata del bene 1) la quantità consumata del bene 2 varia nella direzione opposta del prezzo del bene 2. Il segno della variazione è sempre negativo visto che prezzo e quantità secondo l’effetto prezzo si muovono necessariamente in direzioni opposte.

      In breve: l’aumento del prezzo del bene riduce la capacità d’acquisto del reddito del consumatore e rende gli altri beni più ‘appetibili’ (convenienti). La riduzione della capacità d’acquisto può far ridurre o aumentare l’acquisto del bene stesso dipendendo da quanto questo è necessario per il consumatore; mentre la sostituzione con altri beni ne riduce il consumo (appunto a vantaggio degli altri beni).

  228. francesco ha detto:

    salve professore, vorrei sapere dove viene pubblicato il materiale didattico di economia politica. grazie

  229. giorgio ha detto:

    salve, professore volevo chiederle se giovedì 8 si terrà dipartimento con il Dott. Francesco Purificato. Mi scusi se glie lo chiedo per la seconda volta ma non so proprio dove poter vedere eventuali avvisi, perchè sulla sua pagina di web docenti non me li fa visualizzare. grazie per la risposta e mi scusi ancora.

    cordiali saluti.

  230. Livia ha detto:

    Gentile professore,

    Non sentendomi sufficientemente a mio agio con gli esercizi ritengo necessario esercitarmi di più e le volevo chiedere consiglio. Esiste un buon sito internet su cui trovare buoni quesiti per allenarsi? (anche in inglese va benissimo)

    La ringrazio anticipatamente 🙂

  231. matteo05 ha detto:

    Professore, mi potrebbe cortesemente chiarire come si legge il valore Md ( dove d è scritto all’apice ma che non so riprodurre dalla tastiera e indica la domanda di meta).
    Si potrebbe leggere M alla d??

    Ed inoltre Md’,indica un aumento della domanda ma come si legge in termine algebrico?

    Grazie

    • pcommendatore ha detto:

      Md sta per ‘Money demand’ cioè domanda di moneta; così come Ms sta per ‘Money supply’ cioè offerta di moneta Md’ si legge Emmedi primo.

  232. matteo05 ha detto:

    Professore è stato gentilissimo.
    Grazie mille.

  233. luisa ha detto:

    Salve professore vorrei maggiori delucidazioni circa il disavanzo di bilancio.
    Nel medio periodo una riduzione del disavanzo fa aumentare gli investimenti.
    Mi fa un esempio.
    La ringrazio in anticipo.

  234. rossella ha detto:

    Gentile Professore,
    volevo sapere se fosse necessario ai fini del superamento dell esame,conoscere nel dettaglio le formule presenti nel cap 5 di Blanchard,quelle realtive all esplicitazione del modello IS-LM..La ringrazio in anticipo

  235. luisa ha detto:

    Salve professore vorrei un esempio circa la crescita dello stock di moneta che non influenza il tasso di interesse reale, ma si riflette sull’inflazione e sul tasso di interesse nominale nella stessa misura. La ringrazio in anticipo.

  236. Mr Anderson ha detto:

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  237. carmela secondo ha detto:

    Buongiorno Professore vorrei chiederle quali sono gli orari di ricevimento?
    grazie

  238. studentessaunina ha detto:

    Salve professore, sono una studentessa del terzo anno presso la facoltà di giurisprudenza.
    Poiché ho avuto alcuni problemi con la compensazione di Hicks e di Slutsky, nell’ambito degli effetti che si producono sulla scelta del consumatore a causa della variazione dei prezzi, volevo chiederle se può intervenire su quello che sono riuscita a capire.

    L’effetto di variazione del prezzo sulla scelta ottima del consumatore, comporta due effetti:
    a) effetto di sostituzione: il consumatore a causa di una variazione del prezzo, potrebbe richiedere beni alternativi.
    b) effetto di reddito: con il modificarsi dei prezzi, si modificano i panieri a disposizione del consumatore, in quanto se i prezzi aumentano il reddito reale del consumatore diminuisce (potrà acquistare minor quantità dei beni); se invece diminuiscono, il reddito reale aumenta (potrà acquistare maggiori quantità dei beni).

    Ora per spiegare i due effetti, si utilizzano due metodi:

    a) Compensazione di Hicks, che opera attraverso un confronto ad utilità costante. 1) Immaginiamo in una rappresentazione grafica di assi cartesiani, che ci sia la retta di bilancio AB e la curva d’indifferenza che tocca la retta nel punto di ottimo A. 2) Si riduce il prezzo del bene 2, con la conseguenza che la pendenza della retta diminuisce (essendo data dal rapporto tra i prezzi), e si passi dalla retta di bilancio AB a quella AC (la quale aumenta la frontiera delle possibilità di consumo del consumatore). In corrispondenza di AC, la nuova curva di indifferenza, permette di individuare il punto di tangenza (nuovo punto di ottimo) B.
    3) Hicks però immagina che il consumatore voglia ottenere la stessa utilità iniziale (e quindi immagina che nonostante la variazione dei prezzi, l’utilità rimanga COSTANTE). Per tal motivo dovrà scegliere un paniere che si trovi sulla vecchia curva di indifferenza. Graficamente tracciamo una retta parallela alla nuova retta di bilancio AC (con la stessa pendenza, in quanto i prezzi sono variati) in modo tale che tocchi la vecchia curva di indifferenza nel punto C.
    4) Quindi nonostante i prezzi siano variati, compensando il reddito del consumatore, potrò ottenere un paniere C, che mi permette di ottenere la stessa utilità del paniere A.

    Virtualmente il passaggio da A a C viene definito EFFETTO DI SOSTITUZIONE perchè nonostante una variazione dei prezzi potrò ottenere la stessa utilità passando dal paniere A a quello C, compensando il reddito.
    Il passaggio da C a B rappresenta l’EFFETTO DI REDDITO, in quanto non compensando il reddito, ad una riduzione del prezzo, potrò domandare una quantità maggiore del bene 2.

    b) Compensazione di Slutsky, opera attraverso un confronto a potere di acquisto (reddito) costante.

    1) e 2) Il punto 1 e 2 sono uguali alla compensazione di Hicks.
    3) Slutsky suppone però che il consumatore, nonostante la riduzione del prezzo, voglia acquistare il paniere iniziale A.
    Graficamente costruiamo una retta di bilancio che da un lato abbia la stessa pendenza della nuova retta di bilancio AC (data dal rapporto dei nuovi prezzi); dall’altro passi per il vecchio paniere A.
    Virtualmente individuerò il paniere C che da un lato si trova su una curva di indifferenza più alta (mi offre maggior utilità e quindi una maggior quantità del bene 2); dall’altro utilizzerò lo stesso reddito iniziale, e quindi a potere di acquisto costante.

    Il passaggio da A a C rappresenta l’EFFETTO DI SOSTITUZIONE, in quanto potrò chiedere il paniere C (con maggior quantità del bene 2) in sostituzione a quello A, a parità di potere di acquisto.
    Il passaggio da C a B rappresenta l’EFFETTO DI REDDITO, che consente di capire di quanto varia la quantità domandata, al variare dei prezzi.

    Grazie in anticipo.
    Cordiali saluti.

  239. ALda ha detto:

    Salve, sto affrontando lo studio del cap dei mercati finanziari è ho studiato che quando i giornali scrivono che il mercato dei titoli oggi è salito !significa che i prezzi dei titoli sono aumentati e quindi I tassi di interesse sono scesi, perché dal prezzo dei titoli si calcola il tasso di interesse, quindi se il tasso di interesse è alto a me conviene tenere I soldi in banca xke avrò più interessi e domandero meno moneta , al contrario se il tasso di interesse è basso mi conviene tenere soldi in tasca e domandero più moneta. È giusto questo ragionamento? cioè voi avete capito la stessa cosa che ho capito io?!

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