L’acqua ai privati, sì o no? Monopolio naturale e regolamentazione.

Potrebbe essere interessante, oltre che per riflettere su un tema di attualità anche per applicare gli strumenti appresi di microeconomia, leggere il seguente articolo di Luigi Zingales sull’Espresso:

Se l’acqua va ai privati
di Luigi Zingales
Dove l’amministrazione è inefficiente e corrotta il monopolio pubblico risulta il male minore

privatizzazione dell’acqua (o più propriamente delle concessioni per i servizi idrici) è uno di quei temi che suscita reazioni viscerali. A destra viene vista come una battaglia contro le inefficienze statali per garantire migliore qualità e prezzi minori. A sinistra come una svendita del bene più prezioso per consegnarlo “agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le banche”. Come spesso accade la verità sta nel mezzo.

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18 thoughts on “L’acqua ai privati, sì o no? Monopolio naturale e regolamentazione.

  1. gianmaria mazzaracchio ha detto:

    …la scena politica americana era dominata da personaggi intenzionati a scardinare l’eredità del New Deal. per costoro, le restrizioni normative e le reti di sicurezza del governo rappresentavano il nemico e la loro missione era deregolamentare e privatizzare tutto il possibile (Krugman)

    • pcommendatore ha detto:

      Questa citazione spiega, forse, la motivazione politica dientro questa operazione. Però la domanda rimane e cioè perché l’acqua non può essere trattata come un qualunque altro bene? Ad esempio come il pane. In fondo sono beni ugualmente essenziali per la sopravivvenza.
      PC

  2. gianmaria mazzaracchio ha detto:

    il pane non cade dal cielo, è opera dell’uomo.

    l’acqua è Made in Nature 😀

    l’ecosistema ricicla questo bene fondamentale, che sale e scende in un giro continuo che rinnova la vita sulla Terra. quando il giocattolo del clima si romperà, dell’acqua resterà un amaro e secco ricordo.

    ma forse nel frattempo le “formichine” cinesi avranno inventato l’acqua Made in China 😉

  3. pcommendatore ha detto:

    Bene allora se l’acqua (i servizi idrici) viene privatizzata e la si vende ad un prezzo altissimo allora la si preserverebbe e forse l’ecosistema si potrebbe salvare…

  4. gianmaria mazzaracchio ha detto:

    viviamo in tempi in cui la mano “visibile” dell’economia distribuisce iniquamente il reddito.

    pensa davvero che un rincaro dei prezzi sia la misura giusta per correggere l’uomo dai suoi vizi?

    quando il prezzo del petrolio è salito alle stelle, il consumo si è ridotto?

    l’economia riconosce la differenza tra consumo e spreco? se l’aumento del prezzo di un bene portasse invece a minori consumi e maggiori sprechi?

    • pcommendatore ha detto:

      1) A parte il periodo dell’Eden il reddito non è mai stato ditribuito “equamente”;

      2) No, quella era una provocazione. Non sono in grado né voglio giudicare quali sono i “vizi” dell’uomo. Né tantomeno mi propongo di “correggerli”.

      3) Probabilmente c’è stata una riduzione del consumo. Poi i prezzi sono scesi.

      4) Spreco in senso di uso inefficiente sì. “Spreco” in senso morale no.

      5) In genere l’aumento dei prezzi altera riduce i consumi. Un aumento del prezzo del petrolio, se prolungato non può che portare alla ricerca di fonti alternative di energia.

    • lawandeconomics ha detto:

      L’economia non è un metodo per valutare i fini ultimi degli individui, ma fornisce delle indicazioni per capire se i mezzi impiegati nel tentativo di raggiungere un determinato scopo sono adeguati. Ad ogni modo, il concetto di spreco andrebbe chiarito meglio e contestualizzato, ma si può di sicuro affermare che l’incremento del prezzo di un bene non può indurre un incremento nel consumo del medesimo bene. Per esempio, se il prezzo dell’acqua corrente dovesse incrementarsi, tutti presterebbero più attenzione al rubinetto lasciato aperto, laverebbero di meno la propria auto e diminuirebbero la durata dei piacevoli momenti trascorsi a pensare sotto la doccia calda.

      • pcommendatore ha detto:

        Potrebbe però indurre il consumo di altri beni il cui prezzo non è cambiato… in questo caso, con la riduzione delle docce potrebbe aumentare il consumo dei profumi

        🙂

      • lawandeconomics ha detto:

        Certo, questo è un punto importante: le variazioni nei prezzi inducono modificazioni dei comportamenti e di conseguenza altre variazioni di prezzo. Le possibilità di sostituzione sono onnipresenti in ogni situazioni e nel lungo periodo sono praticamente infinite.

  5. gianmaria mazzaracchio ha detto:

    l’Eden? Brevissima Storia della Religione: l’Uomo ha creato Dio. Dio ha distrutto l’Uomo 😦

    scartando il faceto e riprendendo le fila del discorso serio:

    professore, dunque è scorretto affermare che in Italia negli anni del dopoguerra le politiche di distribuzione del reddito hanno seguito criteri di equità?

    grazie di tutto, professore.

  6. Vincenzo Langellotti ha detto:

    Parigi intanto ripubblicizza la gestione del comparto idrico. 😛

  7. gianmaria mazzaracchio ha detto:

    vive la France! 😀

    • lawandeconomics ha detto:

      Perché mai la gestione pubblica dell’acqua dovrebbe essere intrinsecamente più efficiente di quella privata? Il motivo mi sfugge…

      • gianmaria mazzaracchio ha detto:

        ciò che è di tutti non può essere di alcuni. ed è sotto i nostri occhi che la gestione imprenditoriale, direi personale, delle cose pubbliche non è di aiuto alla collettività.

        the IDIOT BOX rules!

        post deprecatum: la Nemesi Influenzale mi ha falciato. a gennaio il prof ripeterà le lezioni di micro? 😦

  8. Vincenzo Langellotti ha detto:

    Non credo sia una decisione dettata da un aprioristico astio nei confronti del privato, credo piuttosto nasca da una valutazione negativa dell’effettiva attivita’ di management condotta negli ultimi 25 anni dalle Suez e Veolia.

  9. pcommendatore ha detto:

    L’opinione di Zingales è che un monopolio naturale gestito dai privati ma ben regolamentato funziona meglio che quello gestito dall’amministrazione pubblica, secondo lui meno efficiente. Mentre in presenza di una cattiva regolamentazione il monopolio privato è più inefficiente (in termini di benessere sociale) del pubblico. Quindi la domanda potrebbe essere ribaltata: perché la gestione privata dell’acqua (con regolamentazione) dovrebbe essere aprioristicamente meglio di quella pubblica?

    In un “mondo perfetto” le due non dovrebbero equivalersi ed il tutto non dovrebbe “ridursi” ad un problema distributivo?

  10. Langellotti Vincenzo ha detto:

    Curiosando su Google ho trovato qualche link interessante.

    La prima analisi mi e’ sembrata un po’ (eufemisticamente) di parte.
    Si tratta di una breve considerazione sulla situazione negli USA.

    http://www.foodandwaterwatch.org/water/private-vs-public/economic-failures

    Il secondo link proveniva da fonti diverse, giungendo a conclusioni opposte.
    http://www.globalwaterintel.com/archive/9/7/general/when-paris-sneezes-private-water-catches-a-cold.html

    La terza pagina e’ secondo me quella piu’ intrigante.

    http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1341997

    Si tratta di una ricerca condotta dal Professor Edouard Perard dell’Ecole Sciences Po di Parigi (e’ un file in formato Pdf), dove sulla base di un’ampia casistica si traggono conclusioni non molto lontane da quelle di Zingales.

    Sostanzialmente gestione pubblica e privata si equivarrebbero, sta pero’ alle istanze (locali o nazionali) identificare quale sia il modello piu’ conveniente in un dato momento storico e poi applicarlo.

    Credo che la domanda non possa trovare risposta prescindendo da valutazioni sulle specifiche fattispecie. La soluzione migliore potrebbe essere la creazione di un regime misto, dare ai privati la gestione di piccole porzioni del territorio nazionale incrementandole qualora vi fosse un effettivo beneficio per la collettivita’.

    In sostanza nessuna valutazione su una presunta superiorita’ di un sistema sull’altro, piuttosto una valutazione empirica.

  11. Terrell Lopiccolo ha detto:

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