Bisogna saper fare i grafici per superare l’esame?

A volte il docente di economia riceve dagli studenti la domanda se bisogna saper fare i grafici e conoscere le equazioni per superare con profitto l’esame. Pur comprendendo la preoccupazione degli studenti, come economista trovo questa domanda un po’ spiazzante. E’ come se, per assurdo, si chiedesse al docente di diritto penale se per vincere le cause bisogna saper formulare domande ai testimoni o agli imputati o saper arringare in un linguaggio comprensibile alla giuria ed al giudice.  Spesso la mia risposta è che per superare l’esame bisogna soprattutto comprendere i concetti. Si deve quindi dedurre dalla mia risposta che i grafici o le equazioni non devono essere studiati?

çé$%&%&/£%&&£§§

… Ops!!! Volevo semplicemente dire: “A voi l’ardua sentenza”

PC

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7 thoughts on “Bisogna saper fare i grafici per superare l’esame?

  1. Cipolla Tonante su Pomodoro Passato (a miglior vita dopo l'AUGH) ha detto:

    professor Commendatore, il suo forte spiazzamento dipende dalla scarsa elasticità della domanda.
    ma si sa, chi sceglie il diritto non guarda le curve.
    poi ci sono curve e “curve”. il signor B, per esempio, guarda le “curve” e non sceglie il diritto.
    però non si rattristi, è già una scienza triste l’economia.

    nel frattempo, attendiamo anche l’ardua sentenza sul signor B.

  2. pcommendatore ha detto:

    Gentile Cipolla 🙂

    Il mio spiazzamento è ovviamente un artificio retorico. Comprendo benissimo la difficoltà dell’impatto iniziale. Posso però assicurare che i benefici di una maggiore consapevolezza del funzionamento dell’economia superano di gran lunga il costo di dover rispolverare alcune nozioni di algebra delle superiori.

    Del resto Lei me lo conferma, avendo chiaramente subito il fascino di questa “scienza triste”.

    Cordialmente,

    PC

    • lawandeconomics ha detto:

      Per la cronaca, fu Thomas Carlyle (1795-1881) a definire l’economia la “scienza triste” per argomentare il suo disprezzo verso una disciplina che favorisce l’avvento di una società di mercato, fatta di democrazia e libertà che alla fine avrebbe spazzato via l’ancien regime. Carlyle, che era anche profondamente antisemita e bigotto, vedeva con decadente dispiacere il tramonto della schiavitù dei neri e l’avvento di una società basata sullo scambio spontaneo rispetto a una basata sull’obbedienza e il comando.

  3. super star ha detto:

    Lasciatemi dire una cosa. Sicuramente è importante studiare i grafici in economia per studiare i fenomeni come è importante conoscere ad es la struttura del codice civile per studiare l’esame di diritto privato. Tuttavia siamo sempre a una facoltà di giurisprudenza non certo di economia che addirittura dobbiamo imparare formule ricordare come si risolvano le equazioni. Tutto ciò mi sembra un pò eccessivo. Anche perchè un esame di economia politica lo rendete diffficile e pesante. Personalmente è piacevole studiarlo ma dopo che sono stata bocciata per una formula…l’ ho odiato.

  4. pcommendatore ha detto:

    Alcune brevi commenti di replica:

    1. Un certo grado di interdisciplinarità esiste in tutte le facoltà. Matematica avanzata per fisica, chimica, ingegneria, economia. Statistica per economia, medicina, scienze politiche ecc. Senza interdisciplinarietà il sapere rimarrebbe monco.
    2. Lo studio dell’economia è fondamentale per la comprensione di parti consistenti del diritto.

    Come conseguenza di 1 e 2 si fa economia a giurisprudenza;

    3. L’economia studiata a giurisprudenza è molto ma molto più semplice di quella fatta ad Economia. Così come la matematica fatta ad economia è molto più semplice di quella fatta a fisica o a matematica.

    4. Immagini un aspirante fisico (o un ingegnere) che si chieda: ma perchè debbo studiare la matematica? Mica siamo in una facoltà di matematica? O un aspirante agronomo che si chieda perchè deve studiare chimica. O un aspirante medico perchè debba studiare statistica. O un aspirante economista perchè debba studiare … diritto.

    5. Le formule non vanno imparate a memoria ma comprese. La rappresentazione in formule di un fenomeno economico è un successo di questa disciplina che le ha permesso di colonizzare tutte le altre scienze umane. Per esempio, l’effetto di una quantità innumerevole di interscambi può essere rappresentata da un’espressione semplicissima come quella del moltiplicatore. Più in generale poche equazioni permettono di descrivere un intero sistema economico. Per qualunque altra disciplina questo è impensabile. Eliminare le equazioni (o i grafici) è come, per assurdo, chiedere di passare all’abaco perchè il computer non si comprende.

    6. La maturazione non si si riduce all’esame che è anzi poco più di una semplice verifica (burocratica) dei progressi dello studente. Ha forti limitazioni ma è purtroppo ineliminabile e nell’università moderna (dei grandi numeri) è l’unica garanzia che il titolo di studio abbia un valore. Detto questo affrontare un esame implica il possibile fallimento. Un analisi lucida del perchè si è fallito è il primo passo per superare l’ostacolo, incolpare l’esaminatore (o il contenuto di un esame) del perchè si è fallito spesso è una scusa per evitare di affrontare la vera causa.

    E questo ci porta a:

    7. Se guarda il libro di testo non è un formulario che vi si chiede di imparare a memoria. Dietro ogni formula algebrica ( e si tratta di algebra prevista da tutti i piani di studio delle scuole superiori per i primi anni), dientro ogni disegno c’è un ragionamento che grafici e formule permettono di esporre in maniera breve evitando errori logici banali che emergono come naturali trappole nell’esposizione discorsiva.

    8. Infine, lo studio è ripagante a prescindere dall’esito degli esami. Spesso questa è una lezione che si impara tardi.

  5. terry ha detto:

    Professore ma infatti qui non si mette in dubbio lo studio di economia a giurisprudenza o il rispolverare la matematica però ci dovrebbe essere un certo grado di tollerabilità verso noi studenti e quindi si dovrebbero ridurre alcuni passaggi matematici infatti per chi ha studiato al liceo classico come fa? è assurdo ! Comunque rispetto la sua idea ma di certo non l’approvo!

  6. pcommendatore ha detto:

    Posso chiederle cosa ne pensa di questo:

    “Nell’ambito degli obiettivi enunciati nella premessa agli insegnamenti, l’insegnamento della matematica si propone di:

    suscitare un interesse clic stimoli le capacità intuitive degli alunni;

    condurre gradualmente a verificare la validità delle intuizioni e delle congetture con ragionamenti via via più organizzati;

    sollecitare ad esprimersi e comunicare in un linguaggio che, pur conservando piena spontaneità, diventi sempre più chiaro e preciso, avvalendosi anche di simboli, rappresentazioni grafiche, ecc. che facilitino l’organizzazione del pensiero;

    guidare alla capacità di sintesi, favorendo una progressiva chiarificazione dei concetti e facendo riconoscere analogie in situazioni diverse, così da giungere a una visione unitaria su alcune idee centrali (variabile, funzione, trasformazione, struttura…);

    avviare alla consapevolezza e alla padronanza del calcolo.”

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